Zurigo e gli Europei

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Per rendere graduale la scoperta di una città, che negli ultimi sei anni è al primo posto al mondo per qualità della vita, si può iniziare da Zürig-West. Al nono piano del numero 17 sulla Geroldstrasse, a 26 metri d’altezza s’ammira lo sfrecciare del traffico sulla Hardstrasse. È questo l’originale punto vendita della Freitag, nata nel ‘93 con l’idea di trasformare telai dei tir, camere d’aria e cinture di sicurezza in borse e altri accessori alla moda. Muovendo da qui, verso il centro si scopre come anche Zurigo ha saputo riciclare i suoi scarti con altrettanta creatività.

Per rendere graduale la scoperta di una città, che negli ultimi sei anni è al primo posto al mondo per qualità della vita, si può iniziare da Zürig-West. Al nono piano del numero 17 sulla Geroldstrasse, a 26 metri d’altezza s’ammira lo sfrecciare del traffico sulla Hardstrasse. È questo l’originale punto vendita della Freitag, nata nel ‘93 con l’idea di trasformare telai dei tir, camere d’aria e cinture di sicurezza in borse e altri accessori alla moda. Muovendo da qui, verso il centro si scopre come anche Zurigo ha saputo riciclare i suoi scarti con altrettanta creatività.

Negli hangar, dove a fine ‘800 sorse, con il trasferimento di fabbriche di sapone, il primo nucleo industriale, è tutto un fiorire di teatri e locali d’avanguardia, poli artistici, cinema, ristoranti di tendenza. E là, dove stavano le baracche per i lavoratori immigrati sono spuntate belle case a ringhiera (Heinrichstrasse, 219), che non solo figurano spesso sulle riviste d’architettura, ma danno il loro contributo alle necessità dei 370.000 zurighesi, per il 94% affittuari.

Il primo monumento che dà il benvenuto a chi viene da Zürich-West è la Stazione Centrale con l’Angelo Custode dei Viaggiatori, sospeso per aria, Nova (primo schermo tridimensionale, bivalente e cromatico al mondo), la cappella fruibile dai fedeli d’ogni credo, un centro informazioni, negozi e la prima chance per conoscere ghiottonerie di cioccolata e salsicciotti del luogo: bratwürst (vitello) e cervela (maiale). All’uscita si fa la conoscenza della Limmat, il fiume che lascia il Lago di Zurigo diretto al Reno e taglia in due il centro storico. Sul Bahnhofquai, stessa rive gauche della stazione, altro edificio pubblico, l’ufficio della Polizia municipale, ed altra opera d’arte: la Blüemlihalle, Sala dei Fiori adorna di colonne e degli affreschi realizzati su volte e pareti da Alberto Giacometti nel ’27.

Poco oltre, all’angolo con il ponte Rudolf-Brun un bel murales segnala a un tempo l’emporio dell’artigianato svizzero (Schweizer Heimatwerk) e l’inizio di Schipfe, uno dei quartieri più antichi e romantici, limitato a sud dal campanile romanico di St.Peter con l’orologio più grande d’Europa. “1732” è invece scritto a chiare cifre dorate sul vicino campanile che fa da ingresso alla chiesa del Fraumünster, celebre per un’altra data, il 1970, anno in cui Chagall realizzò le cinque splendide vetrate del coro.

Ma, in barba ai templi della finanza di Parade Platz e dintorni, ai coloratissimi bovindi di Augustinergasse, alle opulente vetrine della Bahnhofstrasse, l’altra riva, quella destra, dominata dalle possenti linee dell’Università e del Politecnico, sembra venire maggiormente incontro alle curiosità e alle tasche di studenti e viaggiatori bohemien. Nel dedalo di stradine attorno alla Cattedrale di Grossmünster, da cui nel ‘500 si irradiò la Riforma grazie alle prediche di Zwingli, l’occhio fatica a tener dietro ai banchi dei mercatini, alle fascinose botteghe e alle lapidi che ricordano il passaggio di uomini illustri.

Scendendo per la piccola Spiegelgasse al civico 14 si scopre la casa dove visse più d’un anno Lenin, “der führer der russischen revolution”; al numero 11, davanti ad una delle più bizzarre fra le 1200 fontane della città, si scopre dove nacque J.K. Lavater, che qui ospitò Goethe nel 1775; il civico numero 1, infine, marca il posto dove il 5 febbraio 1916 venne inaugurato il Cabaret Voltaire, culla del Dadaismo. Lungo i cento metri della Froschaugasse si spazia tra articoli di magia e mistero, musica, comics, originali oggetti da mettersi addosso, poster d’arte, grafica, quadri e un salone da barba con grazioso angolo bar.

A monte di Grossmünster si staglia poi la Kunsthaus, il più importante dei 50 musei zurighesi: la sua lunga teoria di capolavori – da Fra’ Angelico a Braque, Brueghel, Canaletto, Chagall, Dalì, Füssli, Guardi, Magritte, Manet, Matisse, Mirò, Monet, Munch, Picasso, Rembrandt, Reynold, Rodin, Rubens, Tiepolo, van Dyck, van Gogh, Warhol – e la loro egregia illuminazione rimandano al garbo e all’eleganza di una città che ringrazia preferendo merci a danke e brinda con un santé piuttosto che con un prosit

Fonte: www.repubblica.it

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