Yankee Stadium, la fine di un mito

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È la fine di un’era. O meglio di due. Domenica sera cala il sipario sul mitico Yankee Stadium di New York, inaugurato il 18 aprile 1923 con una schiacciante vittoria degli Yankees sui Red Sox, gli odiati ed eterni rivali di Boston. Una settimana dopo, il 28 settembre, sarà la volta dello Shea Stadium, il più giovane dei due stadi della città (ospita la squadra dei Mets dal 1964) ma altrettanto leggendario. Dalla prossima stagione gli Yankees giocheranno in uno stadio tutto nuovo da 1,3 miliardi di dollari, che si sta realizzando nella stessa zona, con boutique, bar lussuosi, suite che potranno essere affittate a prezzi da capogiro, fino a un milione di dollari.

È la fine di un’era. O meglio di due. Domenica sera cala il sipario sul mitico Yankee Stadium di New York, inaugurato il 18 aprile 1923 con una schiacciante vittoria degli Yankees sui Red Sox, gli odiati ed eterni rivali di Boston. Una settimana dopo, il 28 settembre, sarà la volta dello Shea Stadium, il più giovane dei due stadi della città (ospita la squadra dei Mets dal 1964) ma altrettanto leggendario. Dalla prossima stagione gli Yankees giocheranno in uno stadio tutto nuovo da 1,3 miliardi di dollari, che si sta realizzando nella stessa zona, con boutique, bar lussuosi, suite che potranno essere affittate a prezzi da capogiro, fino a un milione di dollari.

Al posto del vecchio impianto, che verrà demolito, sorgerà un grande parcheggio. Identica sorte aspetta lo Shea Stadium, che dal 2009 sarà rimpiazzato da Citi Field — attualmente in costruzione a due passi — prima di essere abbattuto dalle ruspe. Per milioni di newyorchesi la duplice perdita è un evento quasi traumatico. «Gli 85 anni dello Yankee sono quasi un secolo di storia americana», spiega il noto giornalista sportivo Mike Lupica. Dal discorso d’addio di Lou Gehrig — numero 4 degli Yankees immortalato da Gary Cooper in L’idolo delle folle — due anni prima di morire del terribile morbo che oggi porta il suo nome, al funerale di massa per le vittime degli attacchi terroristici di Al Qaeda, il 23 settembre 2001. Ma il «lutto», come alcuni fan dei Mets e degli Yankees già lo chiamano, non riguarda solo il baseball. Accanto ai suoi record sportivi da Guiness dei primati (26 World Series e 60 fuoricampo battuti da Babe Ruth in una sola stagione), lo Yankee è passato alla storia per gli incontri di boxe (tra Max Schmeling e Joe Louis e tra Mohammad Ali e Ken Norton), per le messe celebrate da ben tre papi — Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI — e per i rally politici come quello pro Nelson Mandela del 1990, subito dopo la sua scarcerazione e la fine dell’apartheid in Sud Africa.

Nell’immaginario di milioni di americani, lo Shea è soprattutto lo stadio che ha lanciato l’era dei concerti oceanici. «Era il 15 agosto 1965 — spiega il critico di Rolling Stone — quando i Beatles inaugurarono la loro tournee americana con un’audience record di 55.600 fan impazziti. La storia della musica — incalza — da allora non è più stata la stessa». Da Janis Joplin a Paul Simon e dai Police ai Rolling Stones a Bruce Springsteen, tutte le leggende del rock vi si sono esibite. Nessuno si è stupito quando il sito specializzato in compravendita di biglietti Razor Gator ha rivelato che il costo medio di un biglietto per la partita finale degli Yankees contro gli Orioles di Baltimore si aggira intorno ai 1.100 dollari, con i posti migliori fino a 18.300 dollari l’uno. Per l’ultima partita dei Mets contro i Marlins della Florida il tetto sarebbe invece di 500 dollari al biglietto. «I fan affolleranno i due stadi», profetizza Razor Gator. «E la maggior parte di loro cercherà di tornare a casa con un souvenir ». Quando, all’inizio della tornata finale, i giornali newyorchesi hanno denunciato i piccoli furti commessi da tifosi decisi a prendersi un pezzo di storia (alcuni hanno rubato le sedie, altri pezzi di muro, altri ancora i gabinetti delle toilette), gli Yankees hanno ingaggiato la polizia di New York, la Major League Baseball e varie agenzie federali per arrestare chiunque sia sorpreso a rapinare un pezzetto di stadio. Stadio che gli Yankee hanno intenzione di vendere for profit al miglior offerente, mattone dopo mattone, come hanno già iniziato a fare i Mets.

Fonte: www.corriere.it

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