Woodstock in mostra a Milano 40 anni dopo

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Fotografie dal famoso archivio Corbis, 37 schermi e dj set a ingresso libero. E una rassegna cinematografica

«Fu incredibile. Non potrò mai scordare il suono della musica che rimbalzava contro un muro di corpi». Così Carlos Santana ha raccontato la sua partecipazione al festival di Woodstock, che nell’agosto del 1969 trasformò per tre giorni la cittadina di Bethel, vicino a New York, nel regno della cultura hippy.

Fotografie dal famoso archivio Corbis, 37 schermi e dj set a ingresso libero. E una rassegna cinematografica

«Fu incredibile. Non potrò mai scordare il suono della musica che rimbalzava contro un muro di corpi». Così Carlos Santana ha raccontato la sua partecipazione al festival di Woodstock, che nell’agosto del 1969 trasformò per tre giorni la cittadina di Bethel, vicino a New York, nel regno della cultura hippy.

Chi c’era non può dimenticarlo; per chi non c’era il megaconcerto che portò sullo stesso palco Jimi Hendrix, Janis Joplin, Who, Jefferson Airplane è diventato un mito. Nel quarantesimo anniversario le celebrazioni si moltiplicano e se il 19 luglio a Livorno l’ideatore di Woodstock, Michael Lang, sarà ospite di «Italia Wave», anche Milano fa la sua parte: giovedì 25 alle 19 inaugura alla Triennale Bovisa «Woodstock – The After Party», mostra che attraverso video e fotografie ripercorre la storia del leggendario raduno del 1969, per arrivare ai suoi «successori», dall’inglese Glastonbury al Sonar di Barcellona.

«In Italia si tende a liquidare l’icona di Woodstock come un insieme di capelloni, spinelli e corpi nudi, ma Woodstock non è un fotogramma in bianco e nero, è un evento fatto da persone, di cui abbiamo voluto raccontare il lato umano», spiegano i curatori dell’esposizione, Davide Giannella e Daniele Salomone. Gli scatti arrivano dal famoso archivio Corbis, alcuni sono di autori cult come Neal Preston. L’intento è di indagare quanto gli eventi musicali di massa rispecchino i costumi delle nuove generazioni.

«Cambiano i mezzi, ma il potere aggregante della musica rimane», continua Salomone. «Oggi i ragazzi che vanno ai festival li riprendono, mettono i video su YouTube, ne parlano su Internet, formano delle comunità. Per questo abbiamo creato una sezione con 37 schermi, dove trasmetteremo i filmati amatoriali che ci saranno inviati dal sito www.triennale.it». Ogni giovedì la mostra sarà arricchita dalle selezioni di un dj: stasera Boosta dei Subsonica, il 2 luglio Alessio Bertallot, il 16 i Crookers. In programma anche la rassegna cinematografica «Generations»: si parte il 2 luglio con il documentario di David Leaf sul memorabile show tenuto nel 1968 da James Brown a Boston la notte dopo l’assassinio di Martin Luther King.

«Woodstock – The After Party», dal 25 giugno al 20 settembre, Triennale Bovisa, ingresso libero

Fonte: www.corriere.it

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