Whale Watching in Italia

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Sono le creature più misteriose degli abissi. Protagonisti di sagre leggendarie e bestseller della letteratura mondiale, li abbiamo visti piroettare davanti a platee entusiaste di bambini nei parchi acquatici o esibirsi in danze enigmatiche nei documentari sul mondo marino. Ma incontrarli in natura non è poi così difficile: sono ben otto le specie di cetacei che popolano i mari italiani. Osservarli nel loro habitat è possibile grazie al whalewatching, un’emozionante escursione in mare aperto, su barche a vela o a motore, in compagnia di biologi marini e naturalisti.

Sono le creature più misteriose degli abissi. Protagonisti di sagre leggendarie e bestseller della letteratura mondiale, li abbiamo visti piroettare davanti a platee entusiaste di bambini nei parchi acquatici o esibirsi in danze enigmatiche nei documentari sul mondo marino. Ma incontrarli in natura non è poi così difficile: sono ben otto le specie di cetacei che popolano i mari italiani. Osservarli nel loro habitat è possibile grazie al whalewatching, un’emozionante escursione in mare aperto, su barche a vela o a motore, in compagnia di biologi marini e naturalisti.

Una pratica ormai diffusa anche nel mare nostrum, Italia in primis. Importato dall’America da una decina d’anni, è un fenomeno che riscontra successo crescente, anche per la sua capacità di coniugare divertimento e divulgazione scientifica. Un aiuto per la ricerca, poi: a volte i partecipanti sono coinvolti nelle attività di identificazione e schedatura dei mammiferi e il costo dell’escursione serve a finanziare gli studi. Pelagie, Bocca di Bonifacio, Canale di Sicilia, Santuario dei cetacei, Ischia: sono tantissimi i luoghi dove è possibile praticarlo. L’emozione è assicurata: basta armarsi di pazienza e aguzzare i cinque sensi.

Istruzioni di viaggio. Improvvisarsi whalewatchers non è facile: è necessaria un po’ di esperienza per abituare gli occhi a percepire il minimo movimento. Il consiglio degli esperti è non fissare lo sguardo verso un’unica direzione, ma spaziare sulla superficie del mare. Le regole d’oro dell’osservatore naturalista sono due: arrecare il minor disturbo possibile ai mammiferi marini e imparare a riconoscere i segni dell’avvistamento. Soffi, dorsi, pinne e "splashs" sono gli indizi principali. Il periodo migliore per vederli va da aprile a ottobre. In Italia sono più di dieci le associazioni e i centri di ricerca che offrono ai turisti l’appassionante avventura sulle rotte dei cetacei. Le formule sono diverse: minicrociere, eco-camp o semplicemente escursioni di mezza giornata. La carrellata. 

Pelagie. Lampedusa e Linosa sono un osservatorio privilegiato. Il loro specchio d’acqua è dimora fissa di ben tre specie di mammiferi: delfino comune, tursiope e stenella. Ma non è raro imbattersi anche in balenottere comuni. Per contribuire alla loro tutela e cercare di armonizzare il non sempre facile rapporto con i pescatori, diverse associazioni ambientaliste, in prima linea Marevivo e Centro turistico studentesco, portano avanti iniziative volte a informare e sensibilizzare residenti e turisti. Il centro di ricerca delfini del Cts organizza eco-camp di una settimana, dove ai volontari è data la possibilità di uscire in mare e coadiuvare gli esperti nella raccolta e archiviazione dei dati. "Il target – spiega Irene Galante, biologa del Cts – è molto vario: dagli universitari laureandi in veterinaria o scienze biologiche ai semplici appassionati. E’ un modo diverso di viaggiare, una vacanza formativa. Purtroppo in Italia non esiste ancora una legge che regolamenta l’attività di whalewatching e questo genera abusi e incrementa il rischio di incidenti".

La Maddalena. Le Bocche di Bonifacio dell’arcipelago sardo sono tra le più popolate, perché ricche di nutrimento (fitoplancton e zooplancton), specie nel periodo tra febbraio e aprile. Durante questa stagione non è raro imbattersi in balenottere comuni, squali elefanti e immensi branchi di tursiopi. A Caprera, per iniziativa della sezione ambiente del Cts e in collaborazione con il Parco nazionale arcipelago La Maddalena, i turisti possono scoprire il mondo dei delfini partecipando a incontri tematici coi ricercatori dello staff e ad escursioni giornaliere di "dolphin watching".

Eolie. Per chi non vuole perdersi il brivido di vedere sbuffare il più grande gigante del mare, la meta obbligata sono le isole dell’arcipelago siciliano. E’ ormai certo che interi branchi di capodogli scelgano i fondali ripidi e le profondità elevate delle Eolie per accoppiarsi. Tra le specie più presenti la stenella, lo zifio e il tursiope. Non è difficile nemmeno imbattersi nella balenottera, nel delfino comune e nel grampo. Anche qui è possibile partecipare a crociere settimanali o a escursioni di un week end in barca a vela, accompagnati dallo staff dell’Aeolian Dolphin Research (Adr) o dell’associazione Delphis (). "Attività turistica e conservazione della specie devono sempre andare di pari passo – spiega Laura Abbriano, naturalista dell’Adr -. Il motivo del successo sta nell’esclusività dell’esperienza: gli avvistamenti sono momenti unici, sempre diversi l’uno dall’altro, e generano emozione anche in chi, come me, è abituato a osservarli. L’importante è condurre questa esperienza nel modo più corretto possibile: bisogna tenere le distanze e interagire il meno possibile con gli animali, a meno che non siamo loro ad avvicinarsi".

Santuario dei Cetacei. E’ l’area marina protetta più eterogenea del Mediterraneo. Dentro i suoi confini – cento chilometri quadrati di mare tra Liguria, Sardegna, Francia e Principato di Monaco– c’è la più alta concentrazione di cetacei tra tutti i mari italiani. Nel bacino si trova il principale sito di alimentazione per la balenottera comune. Dal 2008, nell’ambito del progetto Delfini Metropolitani, Wwf  e Acquario di Genova organizzano per turisti e scolaresche CrocierAcquario: cinque ore in alto mare su un battello, alla ricerca delle 8 specie di cetacei che popolano il Santuario internazionale del Mar Ligure. A bordo dell‘imbarcazione è sempre presente un biologo per commentare gli avvistamenti e raccogliere dati scientifici. A organizzare uscite turistiche pensano anche il Consorzio Liguria Viamare e l’associazione Delphis, con partenza da Genova, Savona e Imperia. "L’avvistamento – dice Laura Frigerio, biologa marina dell’Acquario – è possibile già a 10 miglia dalla costa. L’appeal turistico dell’evento è dovuto soprattutto alla grande empatia che i mammiferi marini riescono a innescare. Il Santuario Pelagos è uno dei luoghi più esclusivi al mondo".

Ischia. Anche nelle acque di Ischia c’è un vero e proprio condominio di cetacei: il canyon sottomarino di Cuma, da tempo oggetto di studio dell’associazione Delphis. A Lacco Ameno, nella villa Arbusto, i ricercatori dell’associazione hanno fondato il museo del Delfino con una postazione per l’avvistamento dei cetacei in mare e partenze giornaliere di whalewatch.

Fonte: www.corriere.it

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