Weekend a Parigi sulla Senna

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Merci. Lo diciamo tutti, tutti i giorni, quando vogliamo ringraziare dandoci un tono alla francese. Merci, dunque, al 111 del boulevard Beaumarchais. È aperto dal lunedì al sabato dalle 10 alle 19, e prima di andarci gli si può dare una comoda occhiatina al sito. È l’indirizzo più hype di Parigi, e gli adepti della moda tendono a preferirlo al troppo inflazionato, citato e frequentato Colette di rue Saint-Honoré.

Merci. Lo diciamo tutti, tutti i giorni, quando vogliamo ringraziare dandoci un tono alla francese. Merci, dunque, al 111 del boulevard Beaumarchais. È aperto dal lunedì al sabato dalle 10 alle 19, e prima di andarci gli si può dare una comoda occhiatina al sito. È l’indirizzo più hype di Parigi, e gli adepti della moda tendono a preferirlo al troppo inflazionato, citato e frequentato Colette di rue Saint-Honoré.

La grande differenza fra i due è che Colette, come peraltro il sofisticato L’Eclaireur (vai al sito) di Armand Hadida (monsieur ha cinque boutique, ma l’originale si trova di rue Hérold), vende moda e oggetti di tendenza della prossima stagione. Merci vende sempre tendenza ma vintage, messa a disposizione degli stilisti, oppure abiti esclusivi realizzati per l’insegna, e insieme fiori, oggettistica, design, libri da leggere mentre si beve un caffè e il cui ricavato, una volta tolte le spese di gestione, viene interamente devoluto in beneficenza. I due fondatori di Merci, Marie-France e Bernard Cohen, possono permetterselo: venduta qualche anno fa la catena di prêt-à-porter chic per bambini Bonpoint, hanno deciso di investire parte dell’interessantissima somma in uno spazio polifunzionale, un loft che si vive come una casa, dove tutti sono straordinariamente gentili e disponibili e, volendo, si può anche dare un’occhiata a un laboratorio di profumi di Annick Goutal.

Avendoci studiato a lungo, e frequentando la città ancora almeno quattro volte all’anno per lavoro (sfilate, con un debole per le poche rimaste di haute couture), ho da decenni i miei percorsi, i miei indirizzi, che vario solo quando la bottega in questione chiude, oppure quando il nuovo ristorante, libreria, bottega di oggetti di seconda mano o museo sono così unici da meritare la deviazione. Belleville, per esempio, non la merita. Non sono una fan dei romanzi di Daniel Pennac e in quanto a periferie popolari e colorate preferisco la Garbatella a Roma. Frequento il solito periplo della moda-a-Parigi. Ovvero: la mattina, croissant da Ladurée in rue Royale o da Hédiard nella vicina place de la Madeleine; caffè di mezza giornata al Marly, nelle gallerie attorno alla Piramide del Louvre, oppure al Nemours, sotto le arcate della Comédie Française; cena da Georges, all’ultimo piano del Beaubourg oppure al Café Ruc all’angolo di place de la Comédie. Tra i miei indirizzi personali c’è però la MK2 Bibliothèque, al 128-162 di avenue de France, nel XIII arrondissement. Il produttore Marin Karmitz, oltre ad aver inaugurato un immenso cinema multisala con tanto di love seats, poltrone centralissime ma ben riparate per una visione amorosa dei film, ospita una fornitissima videoteca di B-movie americani e Z-movie italiani, oltre a film d’essai di ogni epoca.

E dopo aver comprato, si può far colazione o cenare, benissimo, da Chez Jules & Jim; con le braccia cariche e la mente e i sensi appagati, si eviterà così di fare incetta di calorie inutili, pesanti e putenti, ovvero di formaggi, salsicce, pâté e di tutte le costosissime e presunte gourmandises di cui ci si carica all’ombra di Notre-Dame, come se qualunque negozio specializzato italiano, o filiale dello stesso negozio parigino, non potesse fornire esattamente la stessa mercanzia senza imporre l’imbarazzo dei bagagli fetenti. Lo stesso, si intende, vale per i tè (i tè di Mariage Frères si trovano ovunque, e poi sono troppo pasticciati e aromatizzati, non da puristi; se proprio si deve, l’indirizzo è Le Palais des Thés, al 64 di rue Vieille du Temple, nel Marais, fondato e sostenuto alla fine degli Anni 80 da una quarantina di estimatori che, per l’appunto, non trovavano di che soddisfarsi). Libri fotografici di moda, design, illustrazione e tutto quanto fa immagine si trovano invece meravigliosi nella libreria del Palais de Tokyo in avenue Président Wilson, indirizzo di riferimento dell’arte contemporanea, mentre per i libri etnografici, geografici e per gadget etnici senza pretese ma originali, nulla di meglio dello shop del Musée du Quai Branly, la grandiosa struttura di Jean Nouvel che Jacques Chirac avrà pure voluto per tramandare ai posteri la memoria della propria presidenza, però che meraviglia: fra caffetteria, orto botanico ed esposizioni, non se ne uscirebbe mai.

E se dopo un weekend di eccessi si sente il bisogno di depurarsi ma non si ha il tempo per una spa, il pronto rimedio si trova alla Grande Herboristerie Médicale de la Place Clichy, all’87 rue d’Amsterdam (tel. 0033-148748332): impermeabile alle mode, dall’aspetto felicemente vecchiotto, propone novecento erbe, che vengono miscelate al momento e alla bisogna con grandiosa sapienza, e una ricca scelta di oli essenziali. Sui nervi degli stressati, la tisana S19 opera miracoli, ma si possono far preparare anche le proprie ricette. Se invece il tempo per la spa c’è, l’indirizzo è Biologique Recherche, al 32 degli Champs-Élysées. L’istituto esiste da trent’anni, curava Grace Kelly e lo scià Reza Pahlavi. Oggi è il rifugio parigino di divi e star di passaggio nella capitale.

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