Weekend a Berlino

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Povera ma sexy: così la definì il suo sindaco, Klaus Wowereit. Sexy lo è ancora. Grazie alle avveniristiche torri di vetro, i musei e i monumenti firmati da archistar, alle fabbriche dismesse trasformate in fucine d’arte, design e moda, ai palazzi mutati in tele per street artists. Povera un po’ meno. Merito della crisi economica che sta calamitando in Germania capitali provenienti dai fratelli europei più fragili, Spagna in testa (da marzo a oggi, 70 miliardi di euro sono volati ogni mese dal Paese alle zone dell’euro forte). E, soprattutto, merito di quella economia creativa che l’ha resa uno dei luoghi più attraenti per i giovani di tutto il mondo.

Povera ma sexy: così la definì il suo sindaco, Klaus Wowereit. Sexy lo è ancora. Grazie alle avveniristiche torri di vetro, i musei e i monumenti firmati da archistar, alle fabbriche dismesse trasformate in fucine d’arte, design e moda, ai palazzi mutati in tele per street artists. Povera un po’ meno. Merito della crisi economica che sta calamitando in Germania capitali provenienti dai fratelli europei più fragili, Spagna in testa (da marzo a oggi, 70 miliardi di euro sono volati ogni mese dal Paese alle zone dell’euro forte). E, soprattutto, merito di quella economia creativa che l’ha resa uno dei luoghi più attraenti per i giovani di tutto il mondo.

Secondo un sondaggio dell’Istituto Forsa, il 60 per cento dei tedeschi con meno di 30 anni considera le condizioni economiche a Berlino migliori che nel resto della Germania. Ogni anno aprono imprese che offrono servizi on line (design, software, nuovi media) e le attività startup nel 2011 hanno generato l’80 per cento del Pil della città. La rivista americana Forbes ha inoltre incoronato la capitale tedesca come nuova mecca mondiale delle donne informatiche, una neo Silicon Valley al femminile. Sarà perché Berlino è da anni un frenetico laboratorio creativo, dove si demolisce e si ricostruisce, si cancella e si ridisegna. Unica capitale d’Europa a non avere un centro urbano consolidato, sfugge a qualsiasi definizione: in Potsdamer Platz sembra Chicago, a Charlottenburg è ancora quella degli Anni 30, a Prenzlauer Berg pare il Marais parigino, Kreuzberg e Neukölln sono un tuffo a Istanbul, in Bernauer Strasse, al Mitte, c’è una tale densità di artisti newyorkesi che si ha la sensazione di trovarsi a Manhattan. Perché tra la ridda di gru, cantieri e progetti faraonici, la città è ancora tutta da immaginare.

Per farsene un’idea basta entrare all’Humboldt-Box: 4 euro per dare un’occhiata alla Berlino che verrà. In attesa del 2019, quando dovrebbero concludersi i lavori dell’Humboldt-Forum, ambiziosa ricostruzione del prussiano Berliner Stadtschloss, è stato aperto questo centro informativo temporaneo dove sono esposti i modellini del progetto, un’anteprima delle opere d’arte che saranno ospitate nei nuovi musei e una piattaforma panoramica per seguire i lavori in diretta. Che fervono un po’ ovunque, soprattutto al Mitte, cuore ibrido di Berlino. Un tempo intrappolata dal Muro, che la attraversava per intero, è la più trasformista ed eclettica area della capitale. Intorno al Tiergarten sorgono nuovi alberghi, e la Neue Nationalgalerie di Van der Rohe si rifà il lifting affidando il progetto a David Chipperfield (i lavori cominceranno nel 2015), celebre architetto britannico che ha firmato decine di progetti, tra cui il Veles e Vents di Valencia.

A nordovest, attorno alla rinnovata Hauptbahnhof (Stazione Centrale), la città è un cantiere aperto: qui, lungo la Heidestrasse, sorgerà un nuovo quartiere. La loro configurazione è in continuo movimento: negli Anni 20 la città contava 20 distretti, all’epoca della divisione 23, ridotti a 12 dopo la riunificazione. Un’organizzazione amministrativa che non rappresenta la città, frammentata in 95 quartieri e circa 195 comunità municipali, oggi chiamati kiez, spesso una manciata di stradine raccolte attorno a una via principale o a una piazza. Così a Kreuzberg ci sono il kiez di Wrangler, regno di giovani e immigrati, e di Chamissoplatz, amato dagli artisti, a Prenzlauer Berg il più ricercato e chic è il Kollwitzplatz, e tra Kreuzberg e Neukölln c’è il kiez più interessante del momento, che si è guadagnato un nome da quartiere: Kreuzkölln. Qui si stanno trasferendo artisti e creativi e s’inaugurano i ristoranti dei giovani chef della nouvelle cuisine tedesca come il Volt. Nelle vie intorno al Landwehrkanal, fiancheggiato da belle case fine Ottocento e da un verdissimo lungofiume, hanno aperto le boutique di piccole griffe della moda e del design made in Berlino. «Ci avevo già provato dieci anni fa, ma ai tempi questa era una zona depressa; ora è rinata e attira molti artigiani della moda come me», racconta Ute Schellbach che disegna e realizza vezzosi elegantissimi cappellini e per farli si è procurata una macchina d’epoca (tel. 0049-3061305758). «Qui siamo lontani dall’invasione delle firme internazionali e dalla moda di serie; quello che conta è l’originalità», spiega Mirikado, la stilista che ha disegnato le sciarpe per il violinista rock più amato del momento, David Garrett (tel. 0049-3069533363). E poco più a sud, in pieno Neukölln, è già diventato celebre Sameheads: atelier per giovani designer, caffè e studio di registrazione (tel. 0049-3070121060). A ovest di Neukölln, l’ex aeroporto di Tempelhof è oggi una delle più grandi aree verdi della città, Tempelhofer Freiheit. Lungo quanto il newyorkese Central Park, è il paradiso degli sportivi: le vecchie piste sono state trasformate in ciclabili, percorsi per jogging e megaparco per skaters e rollerbladers.

A est, l’ex quartiere operaio di Friedrichshain è il distretto emergente del momento. Oggi tra le fabbriche dismesse e i viali dell’era socialista sono nati musei di Street Art, studi di design, spazi culturali, concept hotel. Come il nhow, un cubo sospeso sulla Sprea dove il suo caffè mescola i tavoli a pezzi originali del Muro, e dalle camere la vista si poggia sull’Oberbaumbrücke e sulle gigantesche silhouette d’alluminio di Molecule Man, opera dell’americano Jonathan Borofsky. Poco lontano O2 World, mega-arena per concerti da 17 mila posti, Čsa, lounge bar di design ricavato dagli uffici della compagnia di bandiera ceca, e il Radialsystem V, ex centrale di controllo della rete fognaria oggi tempio della danza e del teatro contemporaneo con scenografiche sale affacciate sulla Sprea e bar. Poco oltre, il parco di Boxhagener Platz, in passato celebre per i magazzini che di notte diventavano club, oggi affollato di negozi e locali. Come la vicina Simon-Dach-Strasse, una sfilata di ristoranti e lounge bar, ribattezzata per questo Cocktail-Strasse. Se artisti e creativi migrano a sud e in periferia, l’ex enclave della Berlino alternativa, Prenzlauer Berg, è diventata un quartiere di intellettuali e ceto medio. Case restaurate dai colori pastello, negozi trendy, giovani mamme che fanno la spesa nei bio-mercati,bohémien che s’attardano ai tavolini dei bar armati di laptop. Qui i creativi hanno lasciato il posto alle famiglie benestanti. E, anche se la vocazione per l’arte del quartiere non è scomparsa, a classici come la Kulturbrauerei (25 mila mq all’interno della ex fabbrica di birra Schultheiss, che ospitano un centro culturale dove si fa teatro, musica, si balla e si vedono film) si affiancherà Bötzow-brauerei, ex birrificio centenario che diventerà uno spazio sempre in movimento, con gallerie d’arte, ristoranti e boutique.

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