Weekend a Barcellona con Woody Allen

Condividi questo articolo su :

Una zuppa di verdure e un’insalata di pinoli, uova sode, spiedini di zucca. Lo chef pakistano dell’Organic, l’ex magazzino di un teatro di posa diventato il ristorante vegetariano più originale di Barcellona, ne va davvero fiero. Woody Allen si sedeva al lungo tavolo al centro del salone new age e traeva ispirazione proprio dalla clientela abituale che sceglie questo luogo così caro alla gente del Raval per mangiare sano e farsi… massaggiare dai camerieri.

Una zuppa di verdure e un’insalata di pinoli, uova sode, spiedini di zucca. Lo chef pakistano dell’Organic, l’ex magazzino di un teatro di posa diventato il ristorante vegetariano più originale di Barcellona, ne va davvero fiero. Woody Allen si sedeva al lungo tavolo al centro del salone new age e traeva ispirazione proprio dalla clientela abituale che sceglie questo luogo così caro alla gente del Raval per mangiare sano e farsi… massaggiare dai camerieri.

Il "flechazo" – come chiamano qui il colpo di fulmine – del regista newyorkese per la città catalana è scoppiato proprio in questo quartiere popolare durante le riprese di "Vicky Cristina Barcelona", nelle sale italiane da venerdì 17 ottobre. Accanto al Raval, "sfila" la Rambla, la strada-palcoscenico di Barcellona coi suoi artisti trasformisti, gli uomini-albero, i palleggiatori Ronaldinho, la nana ballerina, il fantasma che pedala. La passeggiata lungo questa pittoresca strada laddove un tempo scorreva un fiume che si gettava nel Mediterraneo è musicata dal canto dei pappagallini venduti ne chioschi di fiori. Prima o poi riusciranno a fuggire dalle gabbiette, per rifugiarsi tra le palme della Ciutadella, il giardino pubblico del quartiere de La Ribera, un altro luogo che fa capolino nella pellicola di Woody Allen.

Che rimase incantato dall’Arco del Trionfo, il monumento più fotografato della città insieme alla Sagrada Familia, nonché dall’Umbracolo, la serra in mattoni, navate in legno e ferro battuto e dalla facciata modernista del Museo di zoologia, nato come ristorante per l’esposizione universale del 1887 su progetto di Domenech i Montaner. Al geniale architetto catalano si deve anche l’Hospital de la Santa Creu i San Pau, un ospedale modernista che sembra appartenere a un mondo fiabesco: guarire tra questi padiglioni di maioliche colorate deve essere più facile.

La cinepresa di Woody è rapita dalle attrazioni risalenti a inizio ‘900 del Tibidado, il parco dei divertimenti in cima alla collina del Sagrado Corazon che domina la vista della città, e dalla scalinata infinita che porta al Museo di Arte della Catalogna, dove sono esposti i tesori dell’era modernista (una scena chiave del film si svolge proprio di fronte alla cascata e al carro dell’Aurora). Anche se è lungo i barrios – magari in sella a una bicing, i velocipedi bianco e rossi a noleggio ora diffusissimi -, i quartieri della città, che si ammirano le icone del movimento artistico esaltato da Antoni Gaudì. Quando Penelope Cruz e Scarlett Johansson, le muse del regista di "Manhattan"

Recitavano lungo il Paseo de gracia sui tetti "marziani" della casa Pedrera, ci sono stati scene di isteria collettiva. Così come alla Barceloneta, l’antico quartiere dei pescatori in riva al mare, proprio accanto al Porto Olimpico, che Allen ha scelto come suo rifugio,tanto che si poteva incontrarlo quando mangiava la paella de marisco al ristorante Casablanca. Il suo albergo era l’Arts, il design hotel che si slancia sino al cielo con le sue fantasmagoriche torri affacciate sul pesce di Frank Gehry dalle squame in alluminio che riflettono il sole. L’altra "tana" di Allen era Casa Fuster, edificio simbolo dell’arte modernista, ora trasformato in lussuoso hotel di charme, che ospita anche quel Caffè Viennese in cui Woody si è esibito al clarinetto. I regali di Natale, invece, il regista li ha comprati da El Indio, un antico atelier di sete in calle Carme, e da Crisalida in calle Portoferrisa, dove i ventagli in legno decorati a mano rinfrescano da generazioni le dame catalane.

Nei suoi mesi a Barcellona, Allen ha scoperto altri luoghi incantevoli della città quali il Palau de la Musica Catalana, il Barrio Gotico e il Born, quella ragnatela di vicoli stretti che si dipana a partire da Santa Maria del Mar, la cattedrale costruita sulla sabbia laddove a fine ‘300 sorgeva la spiaggia della città. Quando scende la sera, e anche il Bar Salvador, dove si parla e mangia soltanto catalano (stufato e zuppe con peperoncini piccanti hanno infiammato lo stomaco anche di Allen) si svuotano, è però il fantasma di Gaudì, dopo una bevuta di anice a Els Quatre Gats, insieme ai pittori Picasso e Ramon Casas, a riappropriarsi della sua Barcellona.

Informazioni utili
Per dormire, l’Hotel Peninsular era un convento di monaci agostiniani, le stanze affacciano su di un pittoresco patio di fine ‘800 (c/S Pau 34, tel. 0034 933023138). Per mangiare, Botafumeiro (C/ Gran de Gracia, 81. Tel. 0034-932184230) è rinomato per le sue fritture di pesce e le aragoste cucinate alla galiziana. Per gli acquisti, Dudua (C/ Rossic, 6. www.duadudua.com ) è un atelier galleria d’arte, dove tutto quel che si compra, dai libri agli accessori di moda è fatto a mano. Vi si tengono anche laboratori di fotografia. . Da Nubius
(C/ avinyò, 21. www.nubius.es/index.html ), si comprano le t-shirt più trendy della città, mentre Dci arte (C/ Torrijos, 37. www.dciarte.com ) propone borse create dalla coppia di artisti colombiani.

Fonte: www.lastampa.it

Condividi questo articolo su :

Benvenuto su ZonaViaggi.it !

Tieniti sempre informato sulle nostre novità seguendoci sui social

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: