Vita dura da cameriere d’albergo

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Per fortuna esiste il «limite del possibile»: a ringraziarlo sono i dipendenti degli hotel di lusso veneziani che, di mestiere, esaudiscono i desideri dei vip. Facchini, camerieri, receptionist e baristi, ai loro prestigiosi clienti, dovrebbero sempre dire «sì» ma, a volte, esaudire i desideri di tutti è davvero difficile. «Ne sentiamo di tutti i colori e non solo negli hotel di lusso, anche negli alberghi a tre stelle – dice il veneziano Sandro Bravin, vicedirettore dell’associazione nazionale dipendenti d’albergo – Ma anche il tatto fa parte del nostro mestiere».

Per fortuna esiste il «limite del possibile»: a ringraziarlo sono i dipendenti degli hotel di lusso veneziani che, di mestiere, esaudiscono i desideri dei vip. Facchini, camerieri, receptionist e baristi, ai loro prestigiosi clienti, dovrebbero sempre dire «sì» ma, a volte, esaudire i desideri di tutti è davvero difficile. «Ne sentiamo di tutti i colori e non solo negli hotel di lusso, anche negli alberghi a tre stelle – dice il veneziano Sandro Bravin, vicedirettore dell’associazione nazionale dipendenti d’albergo – Ma anche il tatto fa parte del nostro mestiere».

Ecco alcune fra le richieste più bizzarre avanzate dai clienti del Grand Hotel Venezia.  L’anticonformista. Un elegante signore fiorentino, arrivato in città con la moglie, ha chiesto di poter noleggiare un calesse per fare il giro della città. «Sa com’è – ha detto al receptionist – Sono un po’ anticonformista, non voglio andare in gondola come tutti».  I cinefili. «Venezia, la luna e tu» è un film che fa sognare. Ma oggi non ci sono più i gondolieri che, come l’Alberto Sordi della pellicola, si caricano in gondola turisti e valige per accompagnarli dalla stazione all’albergo o viceversa. Ma diversi clienti si ostinano a chiedere alla reception di riservare trasporti in gondola anche per raggiungere la Ferrovia o Piazzale Roma.  Lo schizzinoso. Ad Al Pacino piace dormire fra le sue lenzuola. Durante le trasferte in giro per il mondo, si porta sempre dietro una valigia con federe e coprimaterassi presi da casa. Anche a Venezia ha chiesto ai camerieri di non usare le lenzuola dell’albergo, ma solo ed esclusivamente le sue.  La… sportiva. Il presupposto per tenersi in forma in città è essere mattinieri. Ma la turista americana che ha chiesto all’hotel una moto d’acqua per fare il tour del Canal Grande pensava più al divertimento che allo sport. Venezia, però, non è Aqualandia.  

I religiosi. In un hotel un gruppetto di ebrei ortodossi non ne voleva sapere di usare le chiavi elettroniche per aprire la porta. «Dicevano che la loro religione lo vieta – commenta il portiere – Volevano la chiave normale, ma non era possibile. L’unica alternativa era dormire con la porta aperta». Gli ospiti sono stati costretti a fare uno strappo alla regola.  La moderna. «Scusi, vorrei essere spostata in una stanza con i mobili nuovi». A una elegantissima signorina thailandese non è andato giù di entrare nella sua stanza d’albergo e vedersi attorniata da tanti mobili «vecchi». E’ stato arduo farle capire che i mobili erano in «stile 1700 veneziano», ma nuovi. Il dato certo è che alla signorina non piace l’antiquariato.  Bandita la luce. Che al cantante metal britannico Ozzy Osbourne non piaccia la luce si intuisce e, a Venezia, ne ha dato dimostrazione chiedendo all’hotel dove ha alloggiato di oscurare completamente la sua stanza. Neanche uno spiraglio di luce sarebbe dovuto entrare e, non soddisfatto del lavoro svolto dai camerieri con le tende, ha chiesto di tappare con dello scotch le fessure millimetriche rimaste scoperte.  Sesso espresso. Il «sesso a domicilio» non rientra nel menù-servizi degli alberghi sul Canal Grande.

Ma pare che siano in molti a prendere la cornetta in mano, nel cuore della notte, per chiedere al portiere di farsi recapitare in stanza una ragazza.  L’appesantito. Durante il suo soggiorno a Venezia, un cliente coreano attento alla dieta ha temuto per il suo peso-forma. Alla reception dell’hotel ha domandato di farsi portare in camera una bilancia per pesarsi.  Scuse esemplari. Per lasciare la sua stanza due ore dopo il check out passando (quasi) inosservato, un cliente nordeuropeo si è presentato nella hall con l’orologio indietro di due ore: «Mi sono dimenticato di regolarlo con l’orario Italia», ha detto.

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