Visita integrale al Colosseo

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Dal 19 ottobre due aperture storiche per l’Anfiteatro Flavio. Gli "ipogei" da sempre esclusi dalla visita e il "terzo ordine" delle arcate chiuso da quarant’anni. Il "terzo ordine" fa salire i visitatori a 33 metri di altezza, a ridosso dell’attico che è la parte antica più alta sopravvissuta. Con panorama indimenticabile.

 Il Colosseo tutto visitabile, da cima a fondo, attraversando anche la "Porta dei morti", con l’apertura al pubblico di zone finora escluse.

Dal 19 ottobre due aperture storiche per l’Anfiteatro Flavio. Gli "ipogei" da sempre esclusi dalla visita e il "terzo ordine" delle arcate chiuso da quarant’anni. Il "terzo ordine" fa salire i visitatori a 33 metri di altezza, a ridosso dell’attico che è la parte antica più alta sopravvissuta. Con panorama indimenticabile.

 Il Colosseo tutto visitabile, da cima a fondo, attraversando anche la "Porta dei morti", con l’apertura al pubblico di zone finora escluse.

E per cima si intende proprio il livello più alto, il "terzo ordine" delle arcate, che i visitatori raggiungono a 33 metri di altezza, con la visione all’interno di tutto il monumento (un ovale di 188 per 156 metri) e all’esterno il panorama di Roma e dei monumenti più belli . Sono il "Belvedere" e la terrazza ai piedi dell’attico, l’anello più alto sopravvissuto dell’Anfiteatro Flavio, quello sul lato del colle Oppio, che ancora resiste a 53 metri di altezza. Fu costruito durante l’impero di Domiziano (81-96 dopo Cristo).

E per fondo si intende il più basso pavimento solido del Colosseo, quello degli "ipogei", i corridoi scoperchiati che occupano tutto lo spazio dell’arena e che i visitatori hanno davanti agli occhi appena entrati nel monumento. Qui centinaia di uomini seminudi lavoravano come in miniera perché l’Anfiteatro Flavio, la più colossale e complessa "macchina" per spettacoli dell’impero romano (e quindi del mondo), non si fermasse mai, non deludesse le decine di migliaia di spettatori (45 mila, ma si parla anche di 73 mila). Manovrando piattaforme, ascensori, montacarichi per scaricare sull’arena uomini e bestie, scene di miti e vittorie romane, attori. Gladiatori per i duelli mortali, uomini contro bestie feroci nelle "venationes" e condannati a morte nella "damnatio ad bestias". La parte visitabile degli "ipogei" è quella coperta da una piattaforma lignea per circa un terzo dell’arena, usata dall’estate 2000 per drammi antichi e concerti.

E poiché il prodotto più diffuso degli spettacoli nell’anfiteatro era la morte, i cadaveri andavano sgomberati al più presto e c’era per questo la "Porta Libitinaria" collegata al piano dell’arena e agli "ipogei". Quest’ultimo corridoio, descritto come "basso e oscuro", degno passaggio al regno degli inferi, è stato interrotto e chiuso da una fogna ottocentesca. Il nome della porta si piega col fatto che libitinari erano a Roma gli impresari  di pompe funebri e Libitina era la divinità della sepoltura. In epoca moderna si esce più tranquillamente verso lo "Sperone Stern" , l’intervento di consolidamento in mattoni delle arcate esterne dell’anfiteatro realizzato da Raffaele Stern fra il 1805 e il 1807. In antico un passaggio sotterraneo collegava gli "ipogei" al "Ludus magnus", la caserma e palestra dei gladiatori di cui sopravvivono vaste strutture sul lato di San Giovanni.

L’apertura al pubblico del "terzo ordine", degli "ipogei e della "Porta Libitinaria", è il maggiore avvenimento che coinvolge il Colosseo (in attesa del futuro restauro completo) e il risultato più significativo finora ottenuto da Roberto Cecchi quale commissario delegato per gli interventi urgenti (manutenzione straordinaria e consolidamento) nelle aree archeologiche di Roma e Ostia antica. Già sono state aperte al pubblico zone da sempre proibite come la Vigna Barberini e le Arcate Severiane sul Palatino. A fine novembre sarà aperta la parte dell’Appia antica corrispondente alla villa dei Quintili, e a fine dicembre  il tempio di Venere e Roma che è il dirimpettaio del Colosseo, e la "Casa delle Vestali" nel Foro. Una struttura, quella di Cecchi, ora diventato anche segretario generale del ministero Beni e attività culturali, che alla costituzione nel maggio 2009 aveva sollevato polemiche e molti timori di svuotamento delle soprintendenze. La sintonia e la collaborazione commissario-soprintendenza di Roma (Angelo Bottini e Giuseppe Proietti), si sono invece confermate indispensabili per i risultati.

Per il restauro e consolidamento della parete verticale dell’attico che si sviluppa per 15 metri di altezza e 150 di lunghezza (e aveva risentito del terremoto dell’Aquila), il commissario ha impegnato 400 mila euro e 480 mila per l’adeguamento funzionale e la messa in sicurezza per l’apertura al pubblico del "terzo ordine". L’apertura degli ipogei e relativi restauri hanno richiesto mezzo milione di euro. Nei tre interventi, responsabile scientifico è stata Rossella Rea (responsabile del Colosseo), responsabile del procedimento e progettista l’architetto Piero Meogrossi con l’architetto Barbara Nazzaro, tutti della soprintendenza. La doppia apertura è anche la prima uscita ufficiale di Anna Maria Sgubini Moretti quale nuovo soprintendente per i beni archeologici di Roma "ad  interim" (almeno fino a dicembre), mentre conserva la soprintendenza dell’Etruria.
Per il "terzo ordine" i visitatori seguono all’entrata del Colosseo la scala attuale che porta al "secondo ordine" e percorrono l’ambulacro coperto lungo 150-200 metri che si trova fra i due livelli. L’ambulacro, una parte rimasta intatta del Colosseo ancora con gli intonaci e i lucernai originali, è la sede del futuro museo dell’anfiteatro. Qui ritroveremo gli oggetti più vari. Resti dei pranzi cucinati sulle gradinate dagli spettatori, nocciuoli della frutta, dadi, arnesi per cucire o rifarsi il trucco, "pani" rettangolari di piombo con doppio foro per le funi di manovra negli "ipogei".

Dal "Belvedere" e da undici arcate del "terzo ordine" si ha una doppia vista indimenticabile, sull’interno dell’arena e sull’esterno, la Roma antica e moderna. L’Arco di Costantino, lo scavo della "Meta Sudans" (la fontana in cui i gladiatori lavavano le armi dal sangue dei combattimenti), il tempio di Venere e Roma, la basilica di Santa Francesca Romana e la basilica di Massenzio, l’arco di Tito, il Palatino, il Foro fino alla mole del Campidoglio. E poi il rettifilo dei Fori Imperiali, il bianco del Vittoriano, lo schieramento delle cupole. Un panorama che va dall’Eur al Gianicolo, a Monte Mario. Da queste arcate i Vigili del Fuoco fanno scendere l’immenso Tricolore che fa da sfondo alla sfilata del "2 giugno".

Dalla punta del "Belvedere", proprio "sopra" l’arco di Costantino, i visitatori si possono muovere  su di una terrazza larga una decina di metri e lunga una ottantina con il nuovo pavimento in "opus spicatum". Sul "terzo ordine" erano i posti del popolo, del"Maemianum secundum summum", una delle suddivisioni dei posti per gli spettacoli che in quanto pubblici era gratuiti, ma disciplinati da un rigido sistema secondo la posizione sociale, introdotto da Augusto che da allora ha assicurato un regolare "riempimento e svuotamento" delle tribune. Tutti sapevano il percorso da fare, dagli archi o fornici di ingresso alle ripide scale, ai numeri dei posti ai quali si accedeva attraverso 160 vomitori. Augusto, come riferisce Svetonio, stabilì fra l’altro che "nessuno del volgo malvestito sedesse nel mezzo della cavea". Quanto alle donne vietò di assistere ai duelli fra gladiatori "se non dai gradini più alti". 

Addossato all’attico era un colonnato completo di 80 colonne di marmo, straordinario coronamento del monumento, e fra le colonne proprio le tribune riservate alle donne, di legno per alleggerire il peso. Sopra al colonnato una terrazza per i posti in piedi e sopra a tutto il velario, a spicchi, manovrato dai marinai della flotta di capo Miseno per proteggere dal sole. Una manovra complicata, con contrappesi di cui ci sono i segni profondi sulla parete dell’attico. Non con le funi che secondo Meogrossi non hanno nulla a che fare con i quattro pilastrini all’esterno dell’anfiteatro e che semplicemente ne delimitavano l’area.  

L’Anfiteatro Flavio (dai tre imperatori della famiglia che lo costruì), prende il nome più popolare dalla colossale statua del Sole collocata da Nerone nel vestibolo della Domus Aurea o dal celebre epigramma del venerabile monaco Beda dell’inizio dell’VIII secolo in cui viene chiamato per la prima volta Colosseo. La costruzione la cominciò nel 72 Vespasiano pagandola con l’immenso bottino della guerra Giudea, lo inaugurò incompleto Tito nell’80 (con cento giorni di festeggiamenti e l’uccisione di 5 mila bestie feroci), Domiziano aggiunse l’attico, gli indispensabili ipogei e le caserme-palestre-ospedali (ludi) per i gladiatori, i "bestarii" guardiani delle bestie, i marinai del velario.

Gli "ipogei" e quanto rievocano rappresentano il più affascinante itinerario sotterraneo del Colosseo. I visitatori li vedono come erano alla fine del V secolo perché allora furono interrati e questo li ha preservati dalle manomissioni. L’ingresso è alla base dello "Sperone Stern" e i visitatori hanno a disposizione una scala ed un ascensore per scendere di sette metri circa di dislivello. Il luogo era quasi una condanna. Quelle centinaia di uomini lavoravano solo alla luce delle lanterne (ne sono state trovate migliaia), in una umidità da foresta tropicale fra i ruggiti delle belve in sosta per l’arena e le urla dei guardiani, bagnati da una pioggia continua di sabbia spesso colorata che filtrava fra le assi dell’arena. Destreggiandosi fra una miriade di funi che facevano salire o scendere le "macchinerie", capaci di spezzare un collo per la tensione.
 
Non si ha una idea delle decine di migliaia di bestie feroci, elefanti compresi (Dione Cassio riferisce che "Commodo, il primo giorno uccise da solo cento orsi colpendoli dalla balaustra del podio imperiale), di animali esotici e di migliaia di gladiatori, condannati e cristiani sacrificati nei più di quattro secoli di funzionamento fra incendi, crolli, terremoti, restauri.  Gli imperatori tenevano buona la folla con gli spettacoli e distribuzioni improvvise di pane lanciato sulle gradinate. Spettacoli talmente popolari che molti arrampicatori si costruirono carriere politiche e pubbliche finanziandoli. Nel 404 vennero proibiti i duelli fra i gladiatori e dal 523 non si fecero più spettacoli anche per l’avvento del cristianesimo. Cominciò allora il degrado del monumento trasformato in cava di materiali per i palazzi delle grandi famiglie romane e i palazzi del Campidoglio.
Il fascino, l’emozione sia pure atroce del lavoro di migliaia di sconosciuti è ancora intatta nella visita degli "ipogei". Nell’elegante piazzale sotto lo "Sperone Stern", dalla cancellata monumentale che ha conservato il travertino originale, subito a destra, è l’ingresso degli "ipogei".

Dopo la discesa ci si trova nel corridoio mediano largo circa un paio di metri che rivela la potenza impressionante della costruzione dell’anfiteatro. Una sequenza di cinque architravi formati da tre-cinque blocchi di travertino (ciascuno un metro cubo, ma uno è almeno il doppio) incastrati l’un l’altro, semplicemente ed eternamente. Il corridoio, che è illuminato a punti, porta in pochi metri all’affaccio sulla zona di manovra del "popolo degli ipogei". Subito sotto l’affaccio, a un metro e mezzo, sbuca da un condotto "a cappuccina"  un canale  pieno d’acqua che proviene dalla sorgente della basilica di San Clemente a circa 300 metri alle spalle del Colosseo. E qui la prima sorpresa. L’acqua scorre verso destra e ristagna a sinistra. La ragione è che per l’assestamento del terreno, per crolli e terremoti, la fondazione del Colosseo si è "seduta" sul lato sinistro.

Un corridoio laterale, in curva e in discesa porta al piano degli ipogei, la zona semicircolare coperta dalla straordinaria struttura in lamellare della piattaforma moderna. ? una zona semicircolare con le pareti ad arco. Nella parte inferiore era la cella per le belve in attesa e nella parte superiore era sistemato il guardiano. Il pavimento dei corridoi e di tutti gli ipogei è segnato da decine di "boccole crociate in bronzo", non poche intatte. Nella apertura circolare centrale  era fissata la ruota dell’argano per la manovra delle funi che sollevavano gabbie, piattaforme, pesi vari. All’epoca di Traiano funzionavano sessanta montacarichi. Indispensabile era l’ordine di manovra e allora le boccole hanno un proprio numero inciso (chiarissimo ancora il numero VIII) che veniva urlato dai capisquadra.

Il restauro degli ipogei ha conservato i tratti originali del pavimento, piccoli o grandi, in "opus spicatum", i "rappezzi" antichi alla buona per i tanti crolli, ed ha usato la tradizionale tecnica romana del cocciopesto contro l’umidità. Qui ogni pietra ha un significato. Come è sagomata o scalpellata, diritta o inclinata per il bloccaggio dei piani scenici una volta ribaltati, o come corrisponde ad un’altra pietra sagomata in modo corrispondente. Perché su ogni impronta si incastrava una trave sulla quale si arrotolavano funi lunghe decine di metri con le quali venivano manovrate piattaforme o ascensori. L’itinerario negli ipogei si spinge ad una decina di metri, ma anche tutta la zona  al centro del Colosseo, non visitabile, era destinata alle manovre. Di questi impianti sono sopravvissute le strutture murarie per gli ascensori dei gladiatori che sbucavano sull’arena come dal nulla magari un trace con l’elmo a forma di grifone e la corta spada ricurva e il nemico mortale, un reziario dalla placca metallica sulla spalla sinistra, rete, tridente e corta spada.

Anche il colore delle pietre ha un significato. Nel 217 quando ci fu un disastroso incendio provocato da un fulmine fu usata una pietra scura, la pietra gabina (da Gabi, sulla Prenestina) che ha la caratteristica di essere ignifuga mentre il travertino, che è la pietra più usata nei monumenti, col fuoco si spacca. Ogni spazio è sfruttato. Nelle possenti strutture scale strettissime permettevano al personale degli ipogei di salire al piano dell’arena a dare una mano.

Le visite degli "ipogei" e del "terzo ordine" cominceranno martedì 19. Si fanno in gruppi di 25 persone  guidati da archeologi, con prenotazione (allo 06-39967700; www.pierreci.it  2). La guida è un servizio aggiuntivo del costo di 8 euro, oltre i 12 di ingresso al Colosseo (biglietto valido anche per Palatino e Foro Romano). Prenotazione che si può fare anche sul posto considerando che il Colosseo ha una "popolazione" quotidiana di 16-19 mila  persone. La sua fortuna come monumento simbolo della Roma antica non diminuisce e nei primi nove mesi dell’anno ha avuto un incremento del 15 per cento (quattro milioni 878 mila visitatori) sul periodo corrispondente del 2009. I gruppi sono uno di seguito all’altro. La visita completa dell’anfiteatro ha la durata di un’ora e mezzo. C’è anche la possibilità di fare solo la visita degli "ipogei" o solo "del terzo ordine" e allora il costo della guida scende a 6 euro.

Fonte: www.repubblica.it

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