Viaggio sul vulcano islandese

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Una gita sul vulcano, inattivo, almeno per ora, ma capace di risvegliarsi da un momento all’altro, magari mettendo in scacco l’intera Europa, come fece, per un mese, nella primavera 2010. L’ultima frontiera del turismo estremo non può che arrivara dall’Islanda, che delle eruzioni vulcaniche e dei viaggi anticonvenzionali è una delle capitali mondiali.
 

Una gita sul vulcano, inattivo, almeno per ora, ma capace di risvegliarsi da un momento all’altro, magari mettendo in scacco l’intera Europa, come fece, per un mese, nella primavera 2010. L’ultima frontiera del turismo estremo non può che arrivara dall’Islanda, che delle eruzioni vulcaniche e dei viaggi anticonvenzionali è una delle capitali mondiali.
 
Un’agenzia turistica locale, la Ice Safari (o impronunciabilmente scrivendo in vichingo Oebyggdaferdir) del quarantanovenne Unnar Gardarsson ha avuto infatti l’idea di portare piccoli gruppi di visitatori fino alla vetta e al cratere del famigerato vulcano Evjafjöll, a bordo di appositi veicoli quad attrezzati per addomesticare le distese bianche dell’Evjafjallajökull, l’annesso ghiacciaio di cui le nevi eterne si sono presto rimpossessate, dopo la parentesi della lava. E non poteva che essere così, a 1.600 metri di altiudine e 63 di latitudine nord.
 
Gardarsson vanta anni di esperienza come organizzatore di viaggi "off the beaten track", nella splendida isola che ospita appena 320 mila abitanti su una superficie poco più grande delle quattro regioni italiane più estese (Sicila, Piemonte, Sardegna e Lombardia) messe assieme: attaversamenti dell’altopiano a cavallo o a bordo di fuoristrada, su aree dove i passaggi su ghiaccio e i guadi di fiumi quasi ad altezza uomo sono di routine. Racconta di aver avuto l’idea quasi come se l’Evjafjöll dovesse "pagare un debito". "L’anno scorso – racconta – fino a primavera avevo registrato il record assoluto di prenotazioni, regolarmente disdette dopo l’esplosione". Di lì l’idea di portare i visitatori sul "luogo del misfatto", trasformando il temibile cratere (che nei periodi di quiete non è pericoloso) in un’attrazione turistica da ammirare e fotografare. Come in un parco o allo zoo. O quasi. Tanto che  lui ha cambiato umore nei suoi confronti. "Il vulcano ha fatto pubblicità all’Islanda – ha mostrato a molti dov’è fisicamente… "L’Evjafiallakjökull è di per sé molto bello: ora, per nostra fortuna è anche famoso". Quest’anno, infatti, l’isola ha avuto un primo semestre boom sul fronte turistico: oltre 200 mila visitatori, record assoluto, con un incremento del 20 per cento sul martoriato 2010. Non è dato sapere quanti di questi turisti visitino i vulcani, sicuramente una larga fetta.

Il prezzo dell’escursione – 250 euro – non è alla portata di tutti, ma d’altra parte l’Islanda non è mai stato un Paese economico e anche se la crisi finanziaria degli ultimi anni lo ha reso più abbordabile, ma rimane uno dei più costosi del pianeta. E d’altra parte, il turista islandese non è un viaggiatore qualsiasi, non fosse altro che per la vita spartana che deve essere disposto ad affrontare, sia che viaggi su autobus o jeep (la strada è asfaltata solo nelle vicinanze di Reykjavik e di altre 4-5 località principali), sia che affronti trekking o escursioni per mare, a temperature raramente superiori ai 15 gradi anche in pieno luglio e con pioggia e nebbia sempre incombenti. Tanto che lo storico orario del volo Milano-Reykjavik, che parte da Malpensa a mezzanotte per arrivare nell’isola a notte fonda, quando d’estate è quasi mattina, può quasi sembrare un monito, un modo per creare selezione naturale tra chi è veramente motivato e disposto ad affrontare qualche "scomodità" e chi semplicemente ha scelto una destinazione invece di un’altra.

Si comincia dal basso, dove i colori dominanti sono il nero della lava e il giallo-verde degli incredibili prati di muschio dell’isola, poi si sale, in sicurezza, passando dai quad normali a quelli appositamente attrezzati per il ghiaccio. Protetti da caschi e cintute a 4 punti, oltreché da giacconi e calzature da neve capaci di sopportare fino a 60 gradi sotto zero) si viaggia tra sobbalzi e scossoni ma in totale sicurezza, assicura l’organizzatore. E quando il giallo-verde-nero lascia spazio alle nevi eterne, si trovano ancora le spruzzate di cenere nera dell’eruzione dell’anno scorso, e l’effetto è impagabile.
 
L’Islanda è perennemente scossa da fenomeni vulcanici, che raramente sono pericolosi per la popolazione: nessuna delle ultime ha prodotto un singolo ferito. Ad alcuni mesi dal caso dell’Evjafjöll, l’eruzione del Grimsvotn è stata 40 volte più potente, ma circostanze più fortunate hanno fatto sì che i venti non potessero sospingere le polveri tanto in alto da creare lo stesso, dirompente effetto sui traffici aerei. L’anno scorso, lo stesso presidente islandese Olafur Grimsson mise in guardia il mondo, riferendo che ad ogni, storica, eruzione dell’Evjafjöll, nella storia recente, ne ha fatto seguito, a pochi mesi di distanza, una del vicino e collegato vulcano Katla, capace di effetti ben più esplosivi. Per ora, però, il Katla, situato sotto al ghiacciaio Myrdal, non distante dalla costa, è tranquillo. E lo spettrale, magnifico altopiano dell’isola può essere semplicemente uno scenario da gustare, in silenzio, una volta che si sono spenti i quad.

L’Evjafjöll è un vulcano di quelli che lanciano segnali premonitori facili da identificare e con largo anticipo. Sul fronte rischio, quindi, non dà problemi. Cosa che non si può dire di altri crateri, come l’Hekla, altro, celebre cratere dell’isola, situato nel Nord-Est. "Può diventare un problema, perché il vulcano è di per sé eccitante, il turista lo vuole vedere da vicino… Ma non sarebbe certo positivo trovarsi con tante persone nel posto sbagliato al momento sbagliato", mette in guardia Magnus Tumi Gudmunsson, geofisico dell’Università dell’Islanda. L’Hekla è uno dei due vulcani che hanno ripreso a mostrare attività in questo mese, e potrebbe eruttare da un momento all’altro.

Tanto che lo stesso Gudmunsson, che ha una lodge ai suoi piedi, e che in condizioni normali organizza escursioni sino alla vetta, avverte. "Dà preavvisi minimi, sarebbe davvero un rischio fare trekking lì adesso". Ma chi gli chiede se ha paura del peggio, replica. "Monitoro di continuo l’attività…". E visto quel che il precedente dell’Evjafjöll ha prodotto sul suo business conclude: "Un’eruzione non sarebbe poi male. A patto che il vento soffi la polvere lontano da me".
 
D’altra parte, media Arni Gunnarsson, capo dell’Associazione delle industrie del turismo del Paese, "questa è l’essenza del turismo in Islanda, ruota tutto intorno a quello che la sua straordinaria natura sa offrire". E i vulcani, l’incredibile contrasto tra ghiacci, lava e geyser, ne sono una parte non secondaria.

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