Viaggio nelle Favelas

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Dagli slum dell’India e del Sudafrica fino alle favelas del Brasile. C’è chi lo ha definito il tam tam della povertà e chi, invece, la nuova frontiera del turismo responsabile. Visitare i quartieri poveri delle grandi metropoli planetarie, quelle a più alta concentrazione di contraddizione sociale, è diventato in alcuni casi un dovere, in altri una forma di conoscenza, spesso auspicata dalle stesse organizzazioni non governative impegnate in queste zone sensibili.

Dagli slum dell’India e del Sudafrica fino alle favelas del Brasile. C’è chi lo ha definito il tam tam della povertà e chi, invece, la nuova frontiera del turismo responsabile. Visitare i quartieri poveri delle grandi metropoli planetarie, quelle a più alta concentrazione di contraddizione sociale, è diventato in alcuni casi un dovere, in altri una forma di conoscenza, spesso auspicata dalle stesse organizzazioni non governative impegnate in queste zone sensibili.

A Mumbai (Bombay), in India, due anni fa il britannico Chris Way ha fondato la “Reality Tours and Travel“. Come il nome stesso suggerisce si tratta di una delle prime agenzie in Oriente a fare del giro negli slum un itinerario concordato e di gruppo. Gli inizi per l’intrepido e coraggioso Chris non furono dei migliori. I turisti che arrivavano fin lì la povertà e la miseria dei locali non volevano proprio vederla. Ma a poco a poco, grazie al passaparola di visitatori più attenti, il miracolo è avvenuto. Oggi, la Reality Tours propone fino a tre itinerari giornalieri nei quartieri out di Mumbai.

A Rio de Janeiro, nella celebre favela della Rocinha, la più popolosa del Sudamerica, governata come tutte le altre della città e del Brasile dal narcotraffico, i tour operator locali fanno fatica a soddisfare la domanda. Tour operator, attenzione, composti da chi la Rocinha la ama e la vive. Come l’italiana Barbara Olivi, ex agente immobiliare milanese che nel 1998 ha mollato tutto e si è stabilita qui. Ha fondato una onlus, “Il sorriso dei miei bimbi“, ed è stata tra le prime ad organizzare itinerari di turismo responsabile in zona. Oltre a lei, la brasiliana Thelma Santos del “Rocinha Tourist Development Project”, e Bela Caterina Seabra del “Jeep Tour”. Con loro si viaggia sicuri e si incontrano gli abitanti della comunidade, come vengono definiti in questa parte di mondo gli slum dei poveri. Ma soprattutto il danaro che i turisti pagano per l’escursione va in parte a finanziare attività a sostegno del posto.

In Messico, a Mazatlan, è possibile invece visitare la discarica locale, un deserto di rifiuti ai limiti dell’umano in cui lavorano centinaia di persone che vivono in condizioni di sopravvivenza. Per le escursioni non si paga nulla, in cambio si aiuta la comunità religiosa che le organizza a preparare i panini per i poveri. Il successo è stato tanto che le richieste hanno superato la domanda. Perché se a viaggiare si impara sempre, in mezzo ai poveri, forse, si impara meglio. E di più.

Fonte: www.panorama.it

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