Viaggio nelle Bermuda

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Per i nativi, che contano ogni scoglio affiorante, le isole dell’arcipelago sono oltre 300, perse in mezzo all’Atlantico circa 1000 chilometri a est dalle coste del North Carolina e 1600 a nord dai primi avamposti dei Caraibi. Quelle abitate in realtà non superano però la ventina, con la principale, Gran Bermuda, che ne riunisce sette, artificialmente saldate insieme da piccoli ponti.

Per i nativi, che contano ogni scoglio affiorante, le isole dell’arcipelago sono oltre 300, perse in mezzo all’Atlantico circa 1000 chilometri a est dalle coste del North Carolina e 1600 a nord dai primi avamposti dei Caraibi. Quelle abitate in realtà non superano però la ventina, con la principale, Gran Bermuda, che ne riunisce sette, artificialmente saldate insieme da piccoli ponti.

 Qui si trovano l’aeroporto internazionale, la capitale Hamilton e tutte le strutture turistiche, su una lingua di terra lunga 35 chilometri e mai più larga di 3 arricciata a forma di gigantesco amo da pesca tra acque di un turchese così netto e luminoso da non trovare molti paragoni (se si esclude la combinazione di un lago tibetano con gli occhi di Cameron Diaz; ma attenzione, più prosaicamente il colore è legato ai livelli di fitoplancton).

Con la media unica al mondo di un campo da golf ogni 6 kmq e una fama riflessa dai nomi dei proprietari delle ville spettacolari – Ross Perot, Bloomberg, Berlusconi, Michael Douglas, solo per citarne alcuni – Bermuda incarna nell’immaginario collettivo il paradiso blindato di una élite ristretta e ricchissima. Ma è un errore. L’amo da pesca in mezzo all’Oceano prediletto da Mark Twain ha un’anima, e un’identità precisa. È il punto d’incontro fisico e ideale tra Usa, Regno Unito – cui appartiene come Territorio d’Oltremare -, Africa e Caraibi, un luogo dove il mix contaminazioni culturali-bellezze naturali ha prodotto qualcosa di unico.

I particolari fanno il tutto
Il mare: del colore si è detto, ma le spiagge, romantiche e mai troppo grandi, sono di sabbia rosa. I trasporti: per legge i bermudiani possono avere solo una macchina per famiglia, esiste divieto di noleggio auto ai turisti – serviti da autobus, taxi, traghetti e scooter a nolo -, la guida è a sinistra come in Inghilterra, le strade strette e prive di punti di sorpasso e il limite di velocità 35 orari. La pubblicità e il commercio: i cartelloni stradali non sono ammessi, tranne quelli di minime dimensioni; il franchising è bandito, niente grandi catene, impossibile trovare un McDonald’s. Le chiese: piccole, essenziali e disseminate un po’ ovunque; l’isola è divisa in parish, parrocchie, con il più elevato rapporto numerico luogo di culto-abitante del mondo. Le case: basse e per la maggior parte in stile vittoriano, tutte con un nome e una diversa tinta pastello che viene amorevolmente confermata o rinnovata dai proprietari ogni tre anni circa. Si passa dal giallo limone al viola, al rosa, al vaniglia, all’azzurro cielo, e l’effetto cromatico oltre che dolcissimo è sorprendente: le abitazioni prendono vita spiccando decise sul verde smeraldo della vegetazione subtropicale, su quello ‘inglese’ dei courts di golf, sul rosso ruggine della terra, sotto il bianco dei tetti calcarei costruiti a gradini per raccogliere l’acqua piovana e davanti all’onnipresente blu turchese delle onde che fa capolino quasi ad ogni curva. Insomma, se dati la sua lunghezza e il limite di velocità Gran Bermuda si potrebbe girare tutta in auto in un’ora, farlo non avrebbe senso. Con la ‘fotografia’ affidata al re dei venti dell’Atlantico il film dell’isola va invece seguito quasi chilometro per chilometro, lasciando che la luce mobile di un cielo in perenne progress modifichi impercettibile i contorni e aggiunga nuovi elementi al primo colpo d’occhio. Stabilire il ritmo degli uomini spetta alla natura, su una terra emersa in mezzo all’Oceano.

Vedi alla voce: mare
Il mareQueste isole non appartengono geograficamente ai Caraibi, ma la voce ‘mare’ resta fondamentale nel bilancio di un viaggio a Bermuda. Dove le stagioni sono due: primavera, da novembre a marzo, ed estate, da aprile ad ottobre; le spiagge sono frequentabili in entrambe, ma per i bagni è preferibile la seconda. Gli arenili più belli sono quelli meridionali di South Shore, circa una decina, rigorosamente rosa e in buona parte collegati da un sentiero da passeggiata. Si parte da Elbow Beach, su cui si affaccia l’omonimo albergo, e si arriva a Horseshoe Bay, la più visitata dagli isolani nel week end, passando per la spettacolare Warwick Long Bay. Al largo il reef corallino più a nord del globo protegge acque percorse da correnti calde, ma con la complicità dei fondali bassi la barriera ha mietuto nel tempo moltissime vittime: ci sono oltre 450 relitti affondati intorno a Bermuda, una vera manna per i sub (per info tra gli altri www.divebermuda.com). La Constellation e la Montana sono a soli 10 metri, il Sea Venture, naufragato nel 1609 al largo della costa est, ispirò secondo la leggenda La tempesta di Shakespeare. Per lo snorkelling i punti migliori sono Tobacco Bay, vicino all’antica capitale St. George, e la scenografica Church Bay di nuovo sulla costa meridionale. Le grandi baie di Little Sound e Great Sound, dove l’arco dell’amo di Bermuda si inarca sin quasi a chiudersi, sono perfette per la vela, e la pesca d’altura si pratica ovunque, ma chi cattura marlin, tonni e barracuda con canna e mulinello è invitato a ributtarli in mare in ossequio alla tutela dell’ambiente. Bermuda

Una città per 2000
A Bermuda ‘andare in città’ significa andare a Hamilton. La capitale, affacciata su un bellissimo porto, ha solo 2000 abitanti (l’intero arcipelago ne conta appena 65.000), ma è colorata, vitalissima e raggiungibile da tutta l’isola con gli autobus pubblici. La sua vetrina è il lungomare di Front Street, dove il pastello dei palazzi Ottocento reca innumerevoli insegne di banche e assicurazioni, grandi business degli ultimi decenni. Al 49 di Front Street c’è The English Sports Shop (tel. 001.441.295 2672, www.theenglishsportsshop.com), il tempio dei bermuda originali, intesi come calzoncini. Tra negozi d’abbigliamento alla moda, malls e innumerevoli Spa e centri estetici, Hamilton si racconta con la Cattedrale neo gotica di Church Street, che nessun palazzo della città dovrà mai superare in altezza, il Forte ottocentesco, l’Historical Society Museum di Queen Street. È piccola, ma imperdibile per capire lo spirito di Bermuda, specie la domenica quando si celebra il rito del brunch. Town of St. George è invece l’antica capitale, un intrico di vicoli e case coloniali al vertice est dell’isola (East End) sulla baia protetta di St. George Harbour. La stretta rete delle sue stradine si apre a King’s Square, dove l’edificio settecentesco dalla Town Hall (il Palazzo Comunale) domina ancora un paio di cannoni puntati verso il mare e un ceppo, una gogna e un seggiolino (il ducking stool) assicurato all’estremità di un palo con il quale venivano calati in acqua pettegoli e piccoli delinquenti. A pochi chilometri da St. George, sull’estrema punta orientale, c’è Fort St Catherine, con annesso Museo, che sovrasta una bella e selvaggia spiaggia rosata.

Relax 1: Spa
“You working?" grida finto sorpreso il tassista a un paio di operai in tuta curvi al lato della strada. Poi gli scoppia a ridere in faccia. L’involontaria citazione felliniana dell’Alberto Sordi de I vitelloni ("Lavoratoriii…") non è indice di poco rispetto per chi fatica, o peggio di scarsa intelligenza – il bue che dà del cornuto all’asino -, ma invece sintetizza al meglio lo spirito dell’isola. Al motto di “relax”, a Bermuda anche chi lavora non sembra rendersene molto conto. In questo contesto si inserisce una cultura della ricarica mentale (lo stesso Belusconi ha scelto questo luogo per i suoi ‘esercizi spirituali’ estivi) e della cura del corpo che regala al termine Spa un posto d’onore nel dizionario locale. Ad Hamilton, basta andare a zonzo per il centro per trovarne di ottime, ma il meglio è negli alberghi. Ecco in ordine sparso una possibile top seven: The Elbow Beach Spa (con trattamenti a tempo da Oriente, Mediterraneo, India e Arabia, chiamati Time Rituals), la Willow Stream Spa del Fairmont Southempton (tra gli altri lo speciale Golf Performance Treatment), la Inverurie Day Spa del Fairmont Hamilton Princess, l’Ocean Spa del Cambridge Beaches, la Spa dell’Ariel Sands (è l’albergo di Michael Douglas, per il livello dei trattamenti basta vedere la splendida moglie Catherine Zeta-Jones), la Cedar Spa al Wyndham Bermuda Resort, la Beauty Spa al Coral Beach & Tennis Club.

Relax 2: Ristoranti
Sulle isole scoperte da Juan de Bermudez il bon vivre passa anche da tavola. E il merito è un po’ italiano. Gioacchino Di Meglio oggi è il Console Onorario del nostro Paese e il proprietario della catena di ristoranti più chic e rinomati dell’isola, ma nel 1970, appena sbarcato dall’amata Capri, era solo un giovanotto in cerca di fortuna. Ne ha trovata davvero tanta grazie all’intuizione di offrire a businessmen stufi del freddo stile british il calore, la qualità e l’atmosfera del made in Italy. Little Venice, al 32 di Bermudian Road ad Hamilton, è stato definito dal New York Times il miglior ristorante di Bermuda, ma il Blu Bar & Grill all’interno del Belmont Hills Golf Corse non è certo da meno, come Mickey’s, affacciato su Elbow Beach, e il vicinissimo Lido (info e telefoni: www.diningbermuda.com). Chi ha voglia di fare un’esperienza autenticamente ‘bermudiana’ può invece andare allo Swizzle Inn Pub (Bailys Bay CRO4, tel. 001.441.293.4422, 30 dollari) ruspante covo dei fanatici del cricket a provare il Sea Brezze Fish Sandwich, un filetto di pescato alla griglia, con pane ai cereali, lattuga, pomodoro e insalata a parte, accompagnato, appunto, dallo Swizzle Inn, piacevole mix di rum diversi e succhi di frutta. Al Waterloo Inn (101 South Shore Road, tel. 001.441.23.88.000, 60 dollari) prima di cena si gusta invece un Dark’n Stormy, cocktail tipico a base di rum scuro e ginger beer, e tra luci basse d’atmosfera, quadri di mare e stampe sul tema si mangiano bistecche di filetto Ounce Ribeye e code d’aragosta del Sud Africa. Tra gli altri ristoranti dell’isola da segnalare Aqua, all’interno dell’Ariel Sands di Michael Douglas (34 South Road, 001.441.23.62.332, $ 50), Frog&Onion nella zona del Royal Naval Dockyard al West End (tel. 001.441.23.42.900, www.frogandonion.com, $ 30) e per il brunch domenicale due opposte opzioni: quella super chic del Fourways Inn (1 Middle Road, tel. 001.441.23.66.517, $ 60) a Paget Parish e quella popolare del Pickeld Onion di Hamilton affacciato su Front Street con veranda panoramica sul porto (www.thepickledonion.com, $ 25).

Relax 3: Golf
Viene da chiedersi: ma i bermudiani lo giocano, o lo subiscono questo sport? Insomma: non saranno troppi nove campi in soli 54 kmq? Dopo un breve sondaggio la risposta è: sì, i bermudiani giocano – pure se preferiscono il cricket – e perdono anche un sacco di palline negli scorci di mare che fanno da turchese quinta alle buche più spettacolari. Il court più in ed esclusivo di Bermuda – si gioca solo se presentati – è il Mid Ocean Club a Tucker’sTown (tel. 001.441.29.30.330, www.themidoceanclubbermuda.com) dove dal lontano 1921 hanno migliorato il proprio handicap Churchill, il Duca di Windsor, Eisenhower e Bush, ma le buche più celebri dell’isola sono la 15 e la 16 del Port Royal Golf Course (tel. 001.441.23.40.974), dove a ottobre si svolge il Bermuda Open Championship e dove la scogliera a picco inghiotte vorace decine di palline. Tra gli altri 18 buche, il Belmont Hills Golf Club, il Tuker’s Point Golf Club, il Riddell’s Bay Golf & Country Club, il St. Gorge Golf Corse e il Fairmont Southampton Golf Club. L’Ocean View Golf Corse ha 9 buche e la Bermuda Golf Academy Driving Range è per la pratica e l’allenamento. La maggior parte dei campi è aperta tutto l’anno e per prenotare si usa il nuovo Island Advanced Tee Time System (info: www.bermudagolf.org).

Relax 4: By night
Con la luce che vira piano dal rosso al viola, il pastello della case che si confonde al buio, e il bianco dei tetti a gradini che raccoglie e trattiene gli ultimi raggi, la notte di Bermuda si annuncia in modo davvero dolce. È il momento di andare ad Hamilton e provare a mischiarsi alla gente del posto; un po’ un’impresa, visto che sull’isola si conoscono tutti. L’aperitivo parla ancora italiano, con i wine bar di Fresco (al 2 di Chancery Lane) e Little Venice, accanto agli omonimi ristoranti. Più tardi, per ballare, ci sono la veranda del Cafe Cairo (93 Front Street, tel. 001.441.23.40.951), ma solo per i giovanissimi (pochi peraltro perché dai 18 ai 25 anni i bermudiani vanno quasi tutti a studiare negli Usa), e le luci strobo dello Splash (10 Bermudiana Rd, tel. 001.441.29.63.368). Tra gli altri indirizzi della night life, l’Ozone al 69 di Front St. (Emporium Bldg, 3rd Floor, tel. 001.441.29.23.379) e il Blue Juice al 95 della medesima via (tel. 001.441.29.21.959), mentre il jazz si ascolta dal vivo il venerdì all’Hubie’s Bar di Angle Street (tel. 001.441.29.39.287), che però chiude presto. Per i più romantici, d’estate, il consiglio è una serata aperitivo con cena al Breezes del Cambridge Beaches, a pochi metri da una spiaggia puntata verso l’infinito in un’atmosfera di privacy che ricorda quella delle piccole isole del Mediterraneo fuori stagione.

Relax 5: dolce dormire
Sono 59 le possibili sistemazioni a Bermuda, tra grandi hotel, piccole residenze, b&b. Si possono anche affittare appartamenti, ville e camere da privati, ma l’atmosfera e lo standard di ospitalità di quasi tutti gli alberghi restano elementi fondamentali nel conferire all’isola la sua impalpabile aura rosa-spiaggia di paradiso da luna di miele. Proprio su una delle spiagge simbolo di Bermuda digradano le 235 camere – immerse in un lussureggiante giardino – dell’Elbow Beach Hotel, legato al marchio doc Mandarin Oriental. Le sistemazioni più belle sono i cottage, con verandina esterna arredata che ricorda i lodge dei parchi africani. A disposizione degli ospiti alcuni dei migliori ristoranti di Bermuda, la Spa e un ottimo centro fitness. Per chi cerca – insieme al lusso – grandiosità, il maestoso Fairmont Sauthampton ha splendide suite e, per gli amanti del golf, un prestigioso percorso 18 buche. Atmosfere quasi mediterranee, invece, per l’albergo più romantico: Cambridge Beaches. Affacciato su ben cinque spiagge private, capace di fidelizzare i repeaters fino a 85 ‘ritorni’ (c’è un’apposita lavagnetta con la classifica nominale degli ospiti più affezionati), tutto rosa e bianco, ha solo 94 camere per la privacy più totale. Tutte suites al Pink Beach Club, ma prive di numero: i camerieri conoscono ogni cliente per nome. Un luogo di completo relax, con televisione in camera solo su richiesta, stanze letteralmente affacciate sul mare, massaggi e trattamenti direttamente a letto. Tra gli ospiti Travolta e Bruce Springsteen. A volte Berlusconi, la cui villa non è distante, scende a prendere l’aperitivo sulla terrazza panoramica della piscina. Il Grotto Bay Beach Resort ha invece una caratteristica molto particolare: la ‘grotta di cristalli’ privata. Una scala di pietra conduce sottoterra e tra stalagmiti e stalattiti antichissime si cena a lume di candela davanti a una piscina naturale illuminata. Echi di Shakespeare e profumo di Hollywood all’Ariel Sands, 48 lussuosi quanto minimalisti cottage posizionati a ferro di cavallo su una collina fronte mare, tra palme, oleandri, bouganville, ibischi e frangipani. A renderlo celebre nel mondo l’atmosfera di esclusività casual e il proprietario, Michael Douglas, la cui origine è per metà bermudiana, visto che la madre, l’ex attrice Diana Dill, discende da una delle più antiche famiglie dell’isola. Su una penisola di oltre 7 ettari a Long Bay Lane sorge infine il 9 Beaches, 84 confortevoli bungalow affacciati sull’Atlantico: alcuni sono “overwater”, vere e proprie palafitte. Ideale per una vacanza informale.

[Testi e foto tratti da Dove, il mensile di viaggi, cultura, stili di vita]

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