Viaggio nella sfortuna

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In Basilicata è noto come il ‘paese sfortunato’ o ‘innominabile’. E’ Colobraro, 1.500 anime, piccolo centro del materano che ora ha deciso di ribellarsi alla cattiva fama che lo perseguita da oltre 50 anni e di puntare proprio sulla nomea di ‘porta iella’ per rilanciare il turismo locale.

In Basilicata è noto come il ‘paese sfortunato’ o ‘innominabile’. E’ Colobraro, 1.500 anime, piccolo centro del materano che ora ha deciso di ribellarsi alla cattiva fama che lo perseguita da oltre 50 anni e di puntare proprio sulla nomea di ‘porta iella’ per rilanciare il turismo locale.

Tutto nascerebbe da un lampadario caduto sessanta anni fa, un aneddoto che, a parere di molti, non sarebbe neanche vero ma che perseguita da decenni il paesino della valle del Sinni. In particolare, secondo quella che dai più viene bollata come una leggenda metropolitana, negli anni ’40, nel salone della Provincia di Matera, un professionista di Colobraro avrebbe ”profetizzato” la caduta di un lampadario. Vedendolo infatti penzoloni, avrebbe detto qualcosa come ”Quello lì tra poco crolla”. Il guaio è che, stando alla storia che si racconta, il lampadario cadde davvero e s’infranse. E da quel momento, soprattutto per i materani, il paese fu ‘segnato’.

In realtà, però, a Colobraro sostengono che in quell’aneddoto ci sia poco di vero e che la particolare etichetta di ‘porta-iella’ sarebbe stata affibbiata al piccolo centro per tutti altri motivi. E cioè perché al paese del materano l’antropologo Ernesto De Martino dedicò un capitolo del suo ”Sud e magia”, uno studio che esplora le sopravvivenze lucane di pratiche di magia cerimoniale, tra fatture, possessioni, esorcismi e fascinazione stregonesca. E’ anche vero che De Martino girò molti luoghi della Basilicata e già Carlo Levi, nelle pagine di ‘Cristo si è fermato a Eboli’, scolpì i ritratti di consuetudini locali legate alla magia e alla superstizione.

Comunque sia, a Colobraro tanto poco è bastato per guadagnarsi, soprattutto per effetto delle malelingue dei paesi vicini, la fama di ‘paese da non nominare’ perché al solo pronunciarne il nome può accadere qualcosa di brutto. Un’etichetta che resiste, e che anzi continua ad alimentarsi superando i confini locali e cancellando di colpo tutto quello che il paesino materano vuole costruire. A cominciare dalla valorizzazione dell’antico borgo e dalla sua storia, che intriga già nel nome e che nulla ha a che vedere con la ‘iella’. Secondo gli storici, infatti, la parola ‘Colobraro’ potrebbe voler indicare il paese ‘dei colombi’ o ‘delle serpi’.

Proprio per riconquistare ‘l’onore’ del piccolo centro del materano e magari attirare un po’ di turisti a Colobraro è sceso in campo l’attuale sindaco del paese, Andrea Bernardo, avvocato 41enne in carica da un anno, che ha deciso di infrangere il ‘tabù’ della ‘iella’, giocando in attacco anziché in difesa e trasformando la leggenda in veicolo di promozione. L’intenzione dell’amministrazione comunale, in accordo con la Regione e con l’Agenzia di promozione turistica, infatti, è di utilizzare ‘l’aura magica’ del paese per attrarre turismo. Ancora non c’è niente di concreto, per il momento si tratta solo di una prospettiva, ma nelle intenzioni del primo cittadino c’è la volontà di creare un sistema turistico locale che abbini l’intrattenimento con la cultura alta, rifacendosi soprattutto agli studi antropologici fatti da Ernesto de Martino a Colobraro, come in tutta la Basilicata.

”Le idee che abbiamo sono chiare – dice all’ADNKRONOS – Anche se al momento bisogna realizzare degli studi di fattibilità per capire come metterle a punto. Ne abbiamo parlato con la Regione e con l’Apt perché questi studi hanno costi non sostenibili per un piccolo Comune come il nostro. Siamo certi del loro interessamento, anche perché il commissario dell’Apt, Gianpiero Perri, ci ha detto che sarebbe come un ‘risarcimento morale’ per la cattiva fama che ci portiamo dietro”.

Fonte: www.adnkronos.com

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