Viaggio nell Ovest

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North Rim, Zion, Antelope e Bryce. Ma anche Parco degli Archi, Canyonlands e le acrobazie meno conosciute del Colorado River. Il paesaggio lunare di Navajo Nation e dintorni

Un paesaggio che cambia di continuo: prima deserto, poi alta montagna, poi vallate sterminate. E ancora canyon, grotte, archi naturali e sculture di pietra. Il tutto nel silenzio più totale, in una fetta di mondo capace di far sentire piccolissimo anche il più tronfio degli umani.

North Rim, Zion, Antelope e Bryce. Ma anche Parco degli Archi, Canyonlands e le acrobazie meno conosciute del Colorado River. Il paesaggio lunare di Navajo Nation e dintorni

Un paesaggio che cambia di continuo: prima deserto, poi alta montagna, poi vallate sterminate. E ancora canyon, grotte, archi naturali e sculture di pietra. Il tutto nel silenzio più totale, in una fetta di mondo capace di far sentire piccolissimo anche il più tronfio degli umani.

Un giro da questa parti – nel regno dei canyon, tra Utah e Arizona – vuol dire conoscere un volto inedito della natura, scenari che ci aspetteremmo di incontrare solo in sogno o durante una traversata spaziale. I parchi naturali sono molti e le distanze quanto mai lunghe, ma ogni secondo di tragitto può regalare qualcosa di inatteso. Anche per chi non si accontenta dei posti più turistici la scelta è a dir poco vasta.

Dopo una sosta alla Monument Valley, per ammirare (magari all’alba) i tre roccioni più famosi d’America, il rischio di sentirsi già appagati c’è. Eppure basta poco per trasformare un itinerario "classico" in un viaggio nell’altrove. Spingersi nel lato meno esplorato del Grand Canyon o attraversare la distesa lunare di Canyonlands può costare diverse ore di macchina e un po’ di fatica, ma lo spettacolo ne meriterebbe anche il doppio. Come colonna sonora, risuonano i versi di un’antica canzone Navajo: "I pensieri della Terra sono i miei pensieri, la sua voce è la mia voce, tutto ciò che è suo appartiene anche a me". Benvenuti nel profondo West.

North Rim, l’altra faccia del Grand Canyon. Decisamente più lontano da Las Vegas rispetto al lato sud, il North Rim è il versante più autentico da cui iniziare a conoscere il Gran Canyon. I suoi numerosi punti panoramici offrono viste mozzafiato sul parco: 350 chilometri di canyon, spunzoni e strettoie di roccia profonde oltre 1.500 metri. Il clima da alta montagna (siamo tra i 2.400 e i 2.750 metri) ha favorito la formazione di una grande foresta di conifere, la Kaibab Forest, casa di oltre ottanta specie di mammiferi, tra cui un rarissimo scoiattolo dalla coda bianca. Più giù si apre il Grande Canyon, esito del lavoro incessante di acqua, vento e ghiaccio lungo questo tratto del Colorado Plateau. 
 

La Highway 67, soprannominata Parkway per la sua bellezza, corre dal Lago di Jacob al Bright Angel Point. Qui ha inizio un breve sentiero che porta a una lingua di terra sospesa nel vuoto: lo spettacolo è così travolgente che ogni anno qualcuno cade di sotto, preso da un’improvvisa incoscienza fotografica. Altre soste da non perdere sono il Point Imperial, punto panoramico più alto del parco, e il Cape Royal, dove il tramonto è una festa di luci e ombre sul profilo frastagliato del canyon. In lontananza si scorge il principale artefice di tutto questo, il Colorado River, incorniciato da un arco naturale denominato, non a caso, Finestra degli Angeli. Per un’esperienza unica, di solitudine estrema, si può chiedere ai ranger il permesso di campeggiare al Point Sublime, a pochi passi dal burrone (ci si arriva solo con un quattro per quattro). Il vostro tetto sarà il cielo, attraversato da una Via Lattea più luminosa che mai.

Antelope Canyon, nel paradiso dei fotografi. In terra Navajo, vicino alla cittadina di Page, si trovano alcuni degli slot canyon più belli del mondo. Si tratta di vere e proprie opere d’arte modellate dall’acqua all’interno di enormi blocchi di arenaria: di solito profondi e stretti (il loro nome significa, appunto "canyon-fessura", sono teatro di giochi di colore strepitosi creati dalla luce che filtra dalle fessure. I più famosi sono i due rami dell’Antelope Canyon, il Lower e l’Upper, entrambi formati dall’Antelope Creek, un torrente stagionale che ogni anno continua a levigarne le forme. Alla parte superiore si accede dopo un breve viaggio in jeep in mezzo a un deserto di terra rossa: al volante sono le guide Navajo, in molti casi discendenti degli indiani che in queste grotte venivano a pregare.

Una volta entrati, non resta che farsi trasportare da questa esperienza mistica e surreale: la luce del sole accarezza le pareti sinuose del canyon, per dare vita a forme, linee e presenze che sembrano godere di vita propria. Vi sembrerà di vedere le onde del mare, un cuore, l’alba e il tramonto alla Monument Valley e persino il volto serio e impassibile di George Washington. Ma la cosa più sorprendente sono senz’altro i colori: caldi, avvolgenti, dal rosa tenue al rosso vermiglio, passando per tutte le sfumature del giallo, dell’arancio e del viola. Il Lower è ancora più lungo, stretto e soggetto a inondazioni: qui, nel 1997, undici persone hanno perso la vita per una piena improvvisa causata da un temporale a circa 8 chilometri di distanza. Un’alternativa meno frequentata ma altrettanto bella è il Water Holes Canyon: qui le visite guidate non sono obbligatorie ed è possibile visitare il canyon in totale autonomia, previa l’autorizzazione del Tribal Parks Office.

Tra la Luna e Marte: Arches National Park e Canyonlands. Spesso paragonato a Marte per la terra rossa e i suoi scenari alieni, il Parco Naturale degli Archi è una delle attrazioni principali dello Utah. Al suo interno ospita la più grande collezione di archi naturali della Terra: più di 2.500, alcuni piccolissimi, altri in grado di ospitare un palazzo a quattro piani. I più famosi sono il Delicate Arch (considerato il simbolo dell’intero Stato: una cornice perfetta da cui ammirare le montagne La Sal), il Double Arch e il Landscape Arch, uno dei più ampi e sottili al mondo. Oltre agli archi, il parco offre una varietà incredibile di monumenti naturali: dalle Fornaci Ardenti (cuspidi di roccia arancione che nel tardo pomeriggio sembrano prendere fuoco) alle Dune Pietrificate (onde di sabbia imbalsamate dal tempo), passando per il Giardino del Diavolo e sculture di pietra come i Tre Pinguini e la Roccia Bilanciata (un masso in equilibrio precario su una formazione di arenaria).

Dopo una tappa al Canyolands National Park, invece, potrete dire di aver assaggiato un pezzo di Luna: milioni di anni fa, i fiumi Colorado e Green formarono un labirinto di canyon e crateri molto simile alla superficie del nostro satellite. Tutto intorno pinnacoli, guglie e altopiani di roccia fanno a gara a chi impressiona di più. Il parco è diviso in tre zone: da una parte ci sono i Needles, colonne di pietra rosa, arancione e rossa che brillano sulla roccia bianca; poco lontano troneggia la Island in the Sky, il punto migliore da cui ammirare le giravolte di Colorado e Green; in lontananza, sono i canyon Maze a dominare l’orizzonte, come austeri custodi del vecchio West.

Sulle trecce del Colorado River. Nel suo lungo tragitto dalle Montagne Rocciose al Golfo di California, il Colorado River ha creato dei veri e propri capolavori geologici. Oltre a essere il principale responsabile della formazione del Grand Canyon e di Canyonlands, è lui il protagonista di uno dei parchi più belli (e spesso dimenticati) dello Utah: il Dead Horse Point. La leggenda racconta di come i cowboy avessero l’abitudine di radunare su questa penisola i mustang, i cavalli selvatici del Far West, per poi bloccarne l’uscita dall’unica striscia di terra collegata all’altopiano. Mentre i migliori venivano scelti, gli altri venivano lasciati a morire di sete e di fame, con la visione beffarda delle acque del Colorado più in basso di oltre 2.000 piedi. Il luogo conserva ancora un che di misterioso e sinistro: a perdita d’occhio non c’è nulla, se non rocce brulle e montagne, su cui sono scritti 300 milioni di anni di storia geologica.

Nella regione dei canyon, il Colorado River spunta più volte, quasi a voler ribadire il suo potere. Un’altra delle sue sculture più impressionanti è l’Horseshoe Bend, un’ansa a ferro di cavallo che si trova vicino al Glen Canyon in Arizona. Bisogna percorrere a piedi un miglio di deserto, ma una volta arrivati lo spettacolo è assicurato: una scogliera alta più di mille piedi circonda il girotondo del fiume attorno a un monolite gigante di roccia rossa; i colori dell’acqua e quelli della vegetazione si sposano perfettamente con il deserto, imprimendo nella memoria l’immagine di un’oasi.

Bryce, un Hoodoo per tutti i gusti. La sosta successiva è al Bryce Canyon National Park, omaggio alla potenza di acqua, vento e ghiaccio. La caratteristica principale di quest’area sono gli Hoodoos, guglie di roccia color fiamma modellate da un processo incessante di erosione. Poiché la parte superiore è più dura rispetto al basamento, gli Hoodoos assumono forme stranissime, dal Martello di Thor alla sagoma della Regina Vittoria, passando per l’Alligatore e il Castello delle Fate. I punti panoramici sono diversi, da non perdere soprattutto all’alba e al tramonto, quando l’anfiteatro si accende di sfumature e il contrasto con la sabbia rosa e arancione si fa ancora più sublime. La passeggiata del Rim Trail ne tocca alcuni, tra cui il Bryce Point, l’Inspiration Point, il Sunset e il Sunrise Point.

Per chi vuole avventurarsi nel cuore del Bryce, il modo migliore è combinare il Queen’s Garden Trail al Navajo Loop Trail: in poco più di tre ore il sentiero scende alle pendici del canyon, per poi risalire sulla cresta costeggiando le formazioni più imponenti e passando attraverso Wall Street, una fenditura nella roccia dove i colori raggiungono la loro massima intensità. Un’esperienza ancora più estrema, che però richiede almeno due giorni di cammino, la dà l’Under-the-Rim Trail: con un apposito permesso è possibile dormire nell’anfiteatro, ascoltando dal vivo il rumore del vento che ogni notte arriva a completare la sua opera.

Zion National Park, quando la natura si fa mito.

Abitano qui più di 900 specie vegetali e tantissimi animali tra cervi, alci, leoni di montagna e "bassarischi astuti", ovvero procioni dalla coda anellata. Nello Zion, a differenza che negli altri parchi della zona, la natura è rigogliosa e spunta a mo’ di giardino da entrambi i lati del canyon. D’estate l’unico modo per arrivarci è prendere la navetta da una delle due entrate principali: a ogni fermata non resta che scegliere un sentiero e lasciarsi trasportare dalla magia del luogo. Il canyon venne scavato dalla forza del fiume Virgin e poi ampliato e scolpito da vento e ghiaccio. Le sue pareti superano i 600 metri di altezza e hanno la forma di cime frastagliate, con tocchi di marrone scuro e cremisi.

A patto di volersi calare nell’acqua (gelata!) quasi fino alla cintura, lo Zion offre la possibilità di diventare parte del fiume e vivere il canyon dall’interno: il percorso acquatico, lungo circa sedici miglia, tocca alcuni dei punti più suggestivi del parco. La parte nord, meno esplorata, vanta meraviglie come il Lava Point e i Kolob Canyons (dove sorgono il West Temple e il Kolob Arch). Più giù Abramo, Isacco e Giacobbe – tre enormi formazioni di arenaria – osservano il grande Trono bianco, mentre le rapide del Virgin si calmano lungo le sponde delle Emerald Pools, le piscine color smeraldo.

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