Viaggio in Siberia sul lago Baikal

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Viaggio in Siberia, ai confini con la Mongolia, dormendo nelle yurta e cercando la foca d’acqua dolce. Benedetti dalla vodka e dai riti propiziatori degli sciamani

Viaggio in Siberia, ai confini con la Mongolia, dormendo nelle yurta e cercando la foca d’acqua dolce. Benedetti dalla vodka e dai riti propiziatori degli sciamani

In una giornata tranquilla, sotto un cielo sereno, l’azzurro del Baikal è intenso, unico, emozionante. È il lago più antico, più puro e più profondo del mondo, con i suoi 1637 metri (e il 20% dell’acqua dolce disponibile sul Pianeta) che sprofondano negli abissi quanto un oceano e oltre 600 chilometri che si snodano da nord a sud lungo sponde coperte di rocce e campagne desolate e immense, limitate dal profilo del Sacro naso, i monti della penisola Svyatoy. L’emozione di essere arrivati in Siberia, alla periferia del mondo, è fortissima.

IN CERCA DELLE NERPA – Siamo al centro della Russia asiatica, ai confini con la Mongolia: un luogo che affascina e sgomenta al tempo stesso, per l’incontaminata bellezza dello scenario e per la sensazione di trovarsi al di fuori di ogni rotta turistica e commerciale conosciuta. Nella terra degli sciamani la vodka scorre a fiumi e le giornate vengono scandite dai riti propiziatori; per il vento, che qui chiamano sarma e a volte tocca i 150 chilometri l’ora; per la pesca, che sia abbondante, soprattutto di omul, la più pregiata delle 52 specie di pesci che abitano il lago Baikal; e per scacciare i demoni maligni, acquattati nelle acque profonde e pronti a prendersi le anime dei pescatori colti dalle tempeste. La consapevolezza che in questo grande specchio di acqua dolce dalla forma di banana vive la Phoca siberica, unica foca d’acqua dolce al mondo, la nerpa russa, fa di questo luogo dall’ecosistema unico una delle destinazioni più apprezzate dai naturalisti. Come questo mammifero marino sia arrivato nel mezzo del continente asiatico, a 4000 chilometri dal mare più vicino, il Mar Glaciale Artico, è ancora oggi un enigma. Cacciata per secoli per la sua pelliccia e la sua carne, la foca del Baikal è oggi riconosciuta come specie protetta, ma anche il lago, dal 1996, fa parte dei siti protetti dall’Unesco.

YURTA SOTTO LE STELLE E RALLY AUTOMOBILISTICO – Il Parco nazionale Zabaikalski, bagnato dal Baikal e raggiungibile con il traghetto che parte dal villaggio di Ust Barguzin, è un susseguirsi di boschi e distese di sabbia che si rincorrono in una taiga verdissima che ricopre le alture. È il luogo ideale per vivere a contatto con la natura più selvaggia, magari all’interno di una grande yurta, la tenda mongola a base cilindrica ricoperta da una tela impermeabile e riscaldata da stufe in ghisa, che qui si può affittare per una (o più) settimane. Un alloggio di lusso, se paragonato alle piccole tende che i turisti locali, attratti dalla pesca, piantano a ridosso del lago incuranti persino del maltempo. Ed è proprio su questo selvaggio angolo di Russia che è stata messa a dura prova l’ultima Suv della Skoda, la Yeti, che ha potuto così sfruttare tutte le dotazioni di una macchina sportiva e versatilissima: su asfalto, in condizioni normali, si comporta come una trazione anteriore; fuori strada, ingaggia anche il treno posteriore e, grazie al tasto Off road, aumenta la trazione affrontando senza batter ciglio i fondi stradali più difficili. Il terreno, attorno al Baikal, è un continuo slalom per schivare buche e dossi, pozze d’acqua, pietre insidiose e distese di sabbia, condizioni ideali per la Baikal Experience, estemporanea avventura automobilistica nel cuore della Siberia Orientale.

I MONACI BUDDISTI – Le sorprese di questo Paese che malvolentieri si affaccia a Occidente sono molte. E non è un caso se, dopo un lungo viaggio in treno nel cuore della Siberia, lo statista inglese Winston Churchill lo definì "un indovinello avvolto in un mistero dentro un enigma". Con tanti misteri e leggende locali, è qui che si sono insediate tre religioni: lo sciamanesimo tibetano, il buddismo e il cristianesimo ortodosso, portato dai russi nel 1643, quando videro la prima volta le acque del Baikal. L’incontro con i monaci dell’Ivolginsky Datsan, un complesso di templi che è il cuore del rifiorente buddismo siberiano, non lontano da Ulan-Ude, capitale della Burizia, è da non perdere. Fiancheggiato da alcune casette in legno e bordato da alberi ornati di bandierine colorate, talismani con la trascrizione di preghiere e diagrammi sacri, cela all’interno variopinti edifici sacri e una fila di mulini di preghiera che i fedeli fanno girare durante il loro cammino, sempre in senso orario, simulando il ciclo vita-morte.

NEL VILLAGGIO DEI VECCHI CREDENTI – Ma questa è anche la landa che preserva tradizioni uniche e antiche. Come quelle degli Starovery, i Vecchi Credenti rifugiati nella Buriazia meridionale più di 240 anni fa. Con i suoi splendidi paesaggi la regione si rannicchia lungo il confine con la Mongolia inglobando il grande lago e i vecchi esiliati per i quali il tempo si è fermato a tre secoli fa. La visita a Tarbagatay, uno dei villaggi a sud di Ulan-Ude in cui vivono queste comunità ortodosse scappate a Ovest per sfuggire alle persecuzioni dello Zar e mantenere intatti riti e religione di una chiesa separata dal potere temporale, svela semplici case in legno dalle facciate variopinte.

È un popolo di pescatori e contadini, che accoglie i turisti con camicie ricamate con uccelli e fiori, scialli cangianti e gonnellone variopinte, invitando a condividere la robusta cucina (zuppa di cavolfiore, stufato e frittelle con miele e panna acida) e un bicchiere di kvass, bevanda russa fermentata a base di linfa di betulla, cereali e pane nero, in stanze riscaldate da grosse stufe, mentre le litanie dei canti popolari riecheggiano all’esterno e le anziane donne raccontano ancora le storie di un tempo che fu.

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