Viaggio in India fra le tigri

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Oggi più che mai il Paese “Incredible India”, come grida dai cartelloni pubblicitari di New Delhi il fortunato slogan voluto dall’ente turistico di Stato, è tornato prepotentemente di moda, e un viaggio nella sua storia è un rito, più cool che iniziatico com’era negli anni Settanta, al quale è difficile sottrarsi.

Certo, ora si lasciano a casa le letture mistiche di Hermann Hesse e le melodie del sitar di George Harrison, ma l’infatuazione non accenna a stemperarsi. Attratti da un Paese vitalissimo ed economicamente ottimista: è qui che avverrà, secondo gli esperti riuniti a Davos l’anno scorso, lo shifting power, lo spostamento di potere dagli Stati Uniti.

Oggi più che mai il Paese “Incredible India”, come grida dai cartelloni pubblicitari di New Delhi il fortunato slogan voluto dall’ente turistico di Stato, è tornato prepotentemente di moda, e un viaggio nella sua storia è un rito, più cool che iniziatico com’era negli anni Settanta, al quale è difficile sottrarsi.

Certo, ora si lasciano a casa le letture mistiche di Hermann Hesse e le melodie del sitar di George Harrison, ma l’infatuazione non accenna a stemperarsi. Attratti da un Paese vitalissimo ed economicamente ottimista: è qui che avverrà, secondo gli esperti riuniti a Davos l’anno scorso, lo shifting power, lo spostamento di potere dagli Stati Uniti.

Folgorati dai contrasti e dagli equilibri della più grande democrazia del mondo, dove il miracolo delle aziende tecnologiche di Bangalore va a spasso con le religiosità più antiche, dove immacolate Ambassador degli anni Cinquanta sfrecciano accanto a carretti di frutta trainati da cammelli, dove al mattino si pratica yoga e alla sera si prenotano ristoranti di cucina italiana e il tycoon Vijay Mallya, proprietario di un impero di due miliardi di euro, battezza con un sadhu ogni nuovo velivolo della sua compagnia, la Kingfisher, nella città santa di Dirupati, nello stato dell’Andhra Pradesh. Un Paese che sa mantenere tradizioni e stili di vita meno distruttivi dei nostri, scrive Federico Rampini (La speranza indiana, Mondadori, 15 €). Sul fronte dell’ambiente. Nonostante sia il Paese dove l’inquinamento da gas per l’effetto serra sia aumentato dell’88% (dal 1990 al 2004), l’India intera intossica assai meno dell’Unione europea. Un rispetto per la natura insegnato dalla tradizione induista: il rapporto con il mondo animale è nei fondamentali delle credenze religiose e negli scenari della vita quotidiana.

L’India punta dunque l’attenzione sulle sue foreste, tanto che CCAfrica, Conservation Corporation Africa, famosa organizzazione per la salvaguardia del territorio, si è alleata con la catena alberghiera Taj per far nascere nuovi jungle resort nell’India più selvaggia. Ecco allora un itinerario che entra nel Bandhavgarh National Park, nei parchi nazionali del Madhya Pradesh, il Pench National Park e il Khana National Park, nelle Tiger Reserves, per conoscere l’animale icona, la tigre reale, tutelata da un progetto che risale al 1973. Un viaggio attraverso le più grandi aree protette del Paese, dove il più affascinante felino del pianeta si aggira indisturbato sotto gli occhi dei turisti, tutelato dai feroci bracconieri con caparbia, un mercato alimentato ancora dalla fortissima domanda cinese, che utilizza denti e ossa per scopi medicinali. Oggi poi, per conoscere gli animali e vivere in tutta tranquillità l’emozione di un safari naturalistico – la stagione migliore va da dicembre a maggio – al posto delle residenze di caccia che ospitavano l’aristocrazia inglese e i magnati d’oltreoceano, si prenotano i nuovissimi lodge nati a poca distanza dei parchi nazionali, quintessenza del comfort e dell’eleganza indiana. Tutta da riscoprire anche tra i paesaggi rarefatti del Rajasthan, nella città blu di Jodhpur, tra le mete hip del turismo europeo, dove si va a caccia di tesori dell’artigianato, di stoffe ricamate a mano, di legni e tappeti antichi.

Fonte: www.corriere.it

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