Viaggiare con Twitter

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Destinazione: New York. Priorità: fare shopping. Ma quale hotel scegliere? Una ventenne americana chiede un consiglio al Marriott attraverso Twitter. Lo staff le risponde sul sito in tempo reale, suggerendole un albergo della catena e indicandole i negozi più vicini e i mezzi per raggiungerli. Su un profilo diverso, un banchiere si sfoga con gli amici prima di partire per Austin: lo Sheraton, del quale è cliente abituale, ha cancellato dal menu il suo piatto preferito.

Destinazione: New York. Priorità: fare shopping. Ma quale hotel scegliere? Una ventenne americana chiede un consiglio al Marriott attraverso Twitter. Lo staff le risponde sul sito in tempo reale, suggerendole un albergo della catena e indicandole i negozi più vicini e i mezzi per raggiungerli. Su un profilo diverso, un banchiere si sfoga con gli amici prima di partire per Austin: lo Sheraton, del quale è cliente abituale, ha cancellato dal menu il suo piatto preferito.

L’hotel, che lo «segue» su Twitter, vede il messaggio e gli scrive che il pollo fritto sarà cucinato apposta per lui. I social network si stanno rivelando utilissimi per chi viaggia: dalla scelta della meta ai reclami. Non solo. Diverse grandi catene alberghiere monitorano i tweet nei quali viene nominato l’hotel e spesso sono loro ad instaurare il dialogo con i potenziali clienti. In Italia, tour operator e alberghi sono più presenti su Facebook, ma si stanno attivando per usare anche Twitter. Tenuto conto che è un mondo in evoluzione, ecco tre consigli per il turista.

1) Confrontati con gli altri
Affidandosi alle dritte dei suoi «followers » su Twitter, il giornalista Benji Lanyado intraprende divertenti viaggi («Twitrips») di cui scrive poi sul Guardian. Il britannico Paul Smith è andato ben oltre: grazie all’ospitalità e alle donazioni di altri utenti, è arrivato in 30 giorni in Nuova Zelanda, e ad agosto esce il suo libro Twitchhiker (Twit-autostoppista). Già su Facebook gli utenti sono abituati a scambiarsi opinioni su villaggi turistici, hotel, ristoranti. Twitter offre potenzialità in più: «È perfetto per contattare gente del luogo, per chiedere e ricevere consigli», nota Sara Borghi, esperta di web marketing turistico e autrice dell’eBook Twitter per Viaggiare: Yes We Can!. Suggerisce che i contatti saranno facilitati da applicazioni satellite come Foursquare: si collega a Twitter e Facebook e, quando ti trovi in un dato luogo, mostra sul telefonino le attrazioni nei dintorni e le opinioni di altri utenti, oltre a indicare se i tuoi amici sono in zona.

2) Cerca offerte, viaggi last minute, pacchetti
Chi va spesso all’estero può tenere d’occhio su Twitter i soggetti più influenti e più popolari nel settore viaggi (vedi la categoria «travel» sul sito WeFollow.com). La lista include compagnie aeree, quotidiani, blogger, tour operator (per ora non c’è nessun italiano tra i primi 100). Altri siti: Twavel.com (offerte) e Twaller.com (tweet su varie destinazioni). In Italia sono attivi Alitalia e Meridiana, il sito «comparatore» di prezzi di hotel Trivago.it, Tui Viaggi, Eden Viaggi (che partecipa ad una ricerca della Sda Bocconi su aziende e social network), Tuscanray (che affitta ville in Toscana), Viaggi dell’Elefante. «Pochi gli hotel italiani che “se la cavano” su Twitter», nota Giulia Eremita, manager di Trivago.it che ha tenuto seminari sui social network per gli alberghi. L’Enterprise di Milano c’è, ma con un approccio «più discreto» rispetto alle catene straniere. Da noi le aziende puntano di più su Facebook, anche con giochi e concorsi. Un esempio: l’Hotel Cavalieri di Milano ha offerto alcune camere a 1 euro al raggiungimento del millesimo cliente.

3) Protesta se il servizio è scadente
Un cliente dell’Hyatt di Columbus, in Ohio, scrive su Twitter che la moquette della sua camera è strappata e la grata dell’aria condizionata lercia. E allega la foto. L’Hyatt interviene subito. Anche compagnie aeree come JetBlue e Easyjet rispondono ai reclami twittando in tempo reale. A caccia di nuovi clienti sui social network, l’ultima cosa che le aziende vogliono è che la pubblicità negativa inondi il cyberspazio. Ma non tutti sono in ascolto. Le lamentele su Twitter per i disservizi di Trenitalia, ad esempio, cadono nel silenzio. L’azienda ha un profilo dal 2007, ma non lo usa.

Fonte: www.corriere.it

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