Viaggi gastonomici

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A New York li chiamano salumi. Proprio così, in italiano. Si servono per l’invito più attuale: l’antipasto, sempre in italiano. Meno impegnativo di una cena, dà agio di celebrare gastronomicamente il ritorno da un viaggio.

A New York li chiamano salumi. Proprio così, in italiano. Si servono per l’invito più attuale: l’antipasto, sempre in italiano. Meno impegnativo di una cena, dà agio di celebrare gastronomicamente il ritorno da un viaggio.

Più gradito dei paventati ricordini -artigianali o da shop dell’aeroporto che siano- il regalo gourmet, condiviso tra amici in un invito a cena collettivo, spazza via le ambasce su cosa portare a chi. Tanto che ‘Monocle’, la nuova rivista di Tyler Br lé, ha selezionato 25 città in tutto il mondo con apposite segnalazioni per lo shopping gastronomico. Poi si rifletterà sul fatto che l’interesse per il cibo è sintomo di decadenza tardo-imperiale, ma intanto, la preoccupazione di chi viaggia è avere un indirizzo da mettere nella tasca della borsa termica.

Da Parigi si portano i formaggi: quelli di Anne-Marie Cantin, una Edith Piaf del Camembert, fornitrice di Alain Ducasse che affina i suoi caprini all’ombra della Tour Effeil. Paté e terrine fanno sempre la loro porca figura, aggettivo più che mai letterale nel caso del fromage-de-tête, succulenta terrina di parti della testa del maiale (le persone sensibili non se ne abbiano a male: consistenza e sapore valgono gli sforzi degli artigiani preposti all’operazione).

Con un po’ di fortuna si riesce ad approvvigionarsi di foie gras da Foie gras deluxe, i cui orari di apertura evadono il concetto di coerenza. Ma c’è anche il cheap and chic delle francesissime rillettes de porc Hardouin, incredibilmente a buon prezzo da Fauchon. Il nume parigino della cioccolata si chiama Pierre Hermé: le praline potrebbero essere incastonate su oro bianco (comparare i prezzi al grammo), ma la tavoletta di cioccolato Java è terrosa e maschia, per tacere dei macarons, che purtroppo reggono solo viaggi brevi e vanno consumati mentre si aspettano i bagagli.

Ai filologi della provenienza si consigliano le tavolette materiche (massicce, da 100 g come da tradizione) di Patrick Roger: Papuasia floreale, Madagascar con sentori di spezie. Chi, viaggiando in auto o in treno, non conosce la nevrosi del liquido in bagaglio può passare dal colosso dei vini Lavinia al minuscolo L’amour de vin, e indulgere al modaiolo ritorno dell’assenzio.

A Barcellona, tutti pazzi per il jamon iberico, dall’ipertrendy Vila Viniteca (anche vini, in nomine omen, una delle offerte più interessanti e articolate di vini spagnoli in tutta la nazione) alla verace Botifarreria (salsicceria) de Santa Maria, all’autentico genio del cioccolato che è il giovane Enric Rovira, poetico con la sua serie Oceani che gioca sulla salinità del mare abbinata al cacao: indimenticato l’Oceano Indiano, con il pistacchio siriano e la nota di tè Darjeling. Farne ampia scorta perché in Italia è poco importato.

Mai disdegnare i mercati: è il caso di Göteborg e Stoccolma, dove i banchi specializzati in formaggi svedesi e aringhe da Smorgasbord danno grandi soddisfazioni, mentre tra un’ordinazione e l’altra si smangiucchiano gamberi appena scottati, venduti in un pratico cartoccetto.

Da Londra si portano via Stilton e certi formaggi erborinati di coriaceo carattere presi alla Fromagerie, nonché il cioccolato alle erbe e fiori di Rococo; i nostalgici del tè andranno in pellegrinaggio nel più antico negozio monomarca del mondo, Twinings, aperto dal 1706; e gli sperimentatori in fase acuta avranno scorpioni per i loro denti nel reparto ‘stranezze alimentari’ di Fortnum & Mason.

Il culto dei formaggi ha oltrepassato l’Atlantico: incredibile ma vero, a New York, da Murray Cheese in pieno Greenwich Village, si può acquistare una selezione di formaggi a latte crudo rigorosamente made in Usa. E se i newyorkesi comprano i salumi da noi, anche noi possiamo distrarre il palato con carne conservata di produzione locale: i beef jerkey, snack di carne secca di manzo, sono il rompidigiuno d’eccellenza per i fan della dieta proteica. Da Whole Foods si trova l’innovazione dei fish jerkey, di salmone e di tonno.

Da giudicare non troppo severamente con gli amici in una degustazione comparativa, per esempio, con le coppiette romane (straccetti di carne essiccata piccante), o con la succulenta carne secca del ghetto, o con il guanciale trasteverino di Jaccozzilli e quello in zona Vaticano della Tradizione. Per finire, un dessert povero ma bello: il cioccolato all’arancia di Valzani. Anche le strade del gusto, in fondo, portano a Roma

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