Vacanze in Romania

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Superi un carretto a cavalli, l’ennesimo, ma la Statale è a quattro corsie. Cartolina dal Nord della Romania. In quest’istantanea alberga il contrasto di un Paese che i più considerano ancora arretrato, ultimo vagone del pendolino Europa.

Fino a non molti anni fa veniva percorsa da qualche raro avventuriero. Che ti raccontava di cadenti catapecchie come unici alberghi e di strade rimaste ferme agli albori della rivoluzione industriale.

L’impolverato ritratto corrisponde, in piccola parte, ancora al vero (ah, i carretti…), ma ci sono tali gioielli, in arte e in architettura, che qualche piccolo disagio si può anche sopportare.

Superi un carretto a cavalli, l’ennesimo, ma la Statale è a quattro corsie. Cartolina dal Nord della Romania. In quest’istantanea alberga il contrasto di un Paese che i più considerano ancora arretrato, ultimo vagone del pendolino Europa.

Fino a non molti anni fa veniva percorsa da qualche raro avventuriero. Che ti raccontava di cadenti catapecchie come unici alberghi e di strade rimaste ferme agli albori della rivoluzione industriale.

L’impolverato ritratto corrisponde, in piccola parte, ancora al vero (ah, i carretti…), ma ci sono tali gioielli, in arte e in architettura, che qualche piccolo disagio si può anche sopportare.

Perché la Romania del 2011 si può facilmente visitare, a patto di dotarsi di un’auto propria o di ricorrere ai servizi dei sempre più diffusi tour operator. Soprattutto nelle regioni settentrionali, al confine con l’Ucraina, il Maramures e la Bucovina Meridionale. I gioielli sono qui, in uno scenario fiabesco non così dissimile dalle nostre Prealpi, tra valli, fiumi e foreste di abeti, risparmiate dai progetti di industrializzazione forzata dall’era Ceausescu. Che incastonano chiese di legno rimaste intatte per secoli. E i celebri monasteri, patrimonio Unesco, in mezzo al verde: Sucevita, Voronet, Moldovita… bastioni dell’ortodossia che gli artisti di qui hanno affrescato all’esterno, oltreché all’interno.

Il viaggio parte però cento chilometri più ad ovest, a Sighetu Marmatiei, nel Maramures. Città dove nacque il Premio Nobel Elie Wiesel, deportato ad Auschwitz, di cui si può ancora visitare la semplice casa. E città dove venivano rinchiusi i nemici del regime comunista, in un’antica fortezza asburgica, oggi riconvertita in un documentatissimo museo che racconta quella dissidenza. Dopo aver riflettuto sulle tragedie del XX secolo, per cercar un po’ di leggerezza, meglio andare in un… cimitero. Dipinto. A Sapânta, pochi chilometri da Sighetu: centinaia di lapidi in legno ritraggono le abitudini di vita del defunto. O immortalano l’ attimo fatale, quello che viene investito da un’auto, quell’altro che viene accoltellato da una moglie tradita. Come a dire, i romeni «scherzano» con la morte.

Lasciata Sapânta, si supera il Passo Prislop, 1.200 metri tra pini e vette immacolate. Affiancando tanti suv targati Brescia o Varese. Sono gli emigrati che ritornano per dimostrare ai compaesani che «ce l’hanno fatta», vedi il paesino di Borsa, 20.000 abitanti. E 10.000 a lavorare nel nostro Settentrione, badanti o operai specializzati. I suv si alternano ai cavalli o alle mucche, che spesso ti attraversano la strada. Poi si scende, ecco le Statali a quattro corsie, nuove di zecca. Si alloggia nei bed&breakfast, piccoli chalet similsvizzeri, polenta e funghi a cena, altro che catapecchie. E si visitano i famosi monasteri, fatti edificare da Stefan cel Mare, Stefano il Grande, il boiardo che, nel ‘500, si oppose all’invasione ottomana. Per ammirare gli straordinari affreschi in esterni, in rosso vivacissimo o ocra.

Le saghe bibliche di Sucevita, catechismo semplice e fantasioso per i poveri, dove il turco è raffigurato in vesti persiane. E il diavolo incombe alla fine della scala delle virtù, «dracul» in rumeno, e si capiscono tante cose. O il Giudizio Universale di Voronet, «la Cappella Sistina d’ Oriente» ti dicono. Ed è vero: il blu è così intenso (e irriproducibile) che è diventato antonomastico, Blu Voronet come il Rosso Tiziano. O Moldovita, dove, mentre osservi il più grande del ciclo di affreschi, tra un assedio di Costantinopoli o un ex voto alla Vergine Maria, passi oltre il feretro di una monaca defunta il giorno prima. Con le sorelle che vi si affaccendano tutte intorno, ma non possono fermarsi: devono accogliere le frotte di turisti, sempre più numerosi. La morte è un accadimento relativo, qui. La bellezza, un dogma assoluto.

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