Una mostra a Roma con 120 immagini di siti italiani iscritti nel World Heritage Fund

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L’Italia ha due record mondiali. Uno, ufficioso, vuole che nel Belpaese si concentri la metà circa dei beni artistico-culturali al mondo. L’altro, ufficiale, la designa come il Paese che annovera il maggior numero di beni culturali e naturali iscritti nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’Unesco, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura.

L’Italia ha due record mondiali. Uno, ufficioso, vuole che nel Belpaese si concentri la metà circa dei beni artistico-culturali al mondo. L’altro, ufficiale, la designa come il Paese che annovera il maggior numero di beni culturali e naturali iscritti nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’Unesco, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura.

Ben 41 degli 851 siti che la convenzione dell’Unesco del 1972 identifica e protegge come luoghi culturali e naturali che meritano di essere riconosciuti come Patrimonio comune dell’Umanità e di conseguenza "appartengono a tutte le popolazioni del mondo, al di là dei territori nei quali sono collocati". Le pianure del Serengeti e il Taj Mahal, l’Acropoli di Atene e i Moai dell’isola di Pasqua, Persepolis e Machu Picchu, le chiese copte di Lalibela e la Casbah di Algeri, il Grand Canyon e Venezia e la sua Laguna. In questa classifica virtuosa l’Italia è seguita, in Europa, da Spagna (39 siti iscritti), Germania (30), Francia (29), Gran Bretagna (26), Grecia (17); in America, da Messico (27), Stati Uniti (18), Brasile (16); in Asia, da Cina (35), India (27), Giappone (14).

 In questi giorni, alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma – una mostra, nata dalla collaborazione tra il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il Ministero degli Affari Esteri, celebra questi 41 luoghi d’eccellenza della cultura e del paesaggio italiano: UnescoItalia presenta, fino al 14 marzo, oltre 120 immagini di 14 fotografi tra i quali Ferdinando Scianna, Gianni Berengo Gardin, Gabriele Basilico, Mimmo Jodice, Olivo Barbieri.

Una sorta di catalogo autoriale, la rappresentazione di siti singolari e, insieme, l’interpretazione dello sguardo del fotografo, che funziona come una piccola antologia della fotografia contemporanea di genere. Una visione del Patrimonio archeologico, artistico, architettonico e paesaggistico; arte che racconta l’arte, le forme del genius loci italico ed educa alla bellezza, invita – come sottolinea la curatrice Maria Rosaria Nappi – a una maggiore considerazione di luoghi ai quali si è tutti, forse, fin troppo abituati, ad aumentarne l’efficacia della tutela. Immagini scelte nell’archivio degli autori o fatte realizzare ad hoc per la mostra. Così, si spazia dagli anni ’60 a oggi; dal bianco e nero di Scianna che nel 1967 ritrae Porto Venere e le Cinque Terre, e di Berengo Gardin che nel 1965 cattura l’atmosfera della Basilica di S.Francesco ad Assisi e immortala, nel 2004, le colline con i cipressi della Val d’Orcia diventate icona nazionale, al colore rielaborato da Barbieri nelle sue visioni della Torre di Pisa del 2006 e di Piazza del Campo di Siena del 2002, ai dettagli cromatici di Jodice dell’area archeologica di Pompei ed Ercolano (1990), per arrivare alla Venezia luminosa di Luciano Romano del 2007 e alla Milano del convento di Santa Maria delle Grazie con l’Ultima Cena di Leonardo di Dario Coletti (2008).

Si viaggia tra l’arte rupestre della Valcamonica (primo sito iscritto, nel 1979) e i monumenti paleocristiani di Ravenna, tra le Strade Nuove di Genova (ultimo sito iscritto, nel 2006) e i trulli di Alberobello fino alla Sicilia del barocco e delle isole Eolie, unico "bene naturale" presente nei siti italiani dell’Unesco. In primavera la mostra inizierà a viaggiare, attraverso la rete degli Istituti Italiani di Cultura all’estero; tra le prime tappe previste: Kiev, Vilnius, Colonia, Mosca. Intanto, continua la presentazione di nuovi siti all’Unesco: le Dolomiti e il fenomeno del bradisismo nell’Area flegrea, come beni naturali; Mantova e Sabbioneta e i siti longobardi (dal Tempietto longobardo di Cividale del Friuli al Santuario dedicato a San Michele di Monte Sant’Angelo in Puglia), come beni culturali. Per continuare a valorizzare (e tutelare meglio) un patrimonio fuori dal comune, autentico "giacimento" nazionale. Il nostro petrolio.

Fonte: www.repubblica.it

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