Un paese-albergo

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Ne ha parlato persino il New York Times definendola "semplice ma geniale". E’ una delle ultime tendenze rigorosamente "made in Italy" in fatto di turismo slow e sostenibile. È l’albergo diffuso, o anche albergo orizzontale, un originale modello di ospitalità per cui l’offerta ricettiva è dislocata in molte case di uno stesso borgo, con vari proprietari e un unico gestore, il titolare, appunto, dell’albergo diffuso. Le camere, in grado offrire servizi standard a tutti gli ospiti, fanno parte di diversi immobili ma non distano più di 300 metri dal cuore della rete: la casa che accoglie gli ambienti comuni, la reception, il bar e il ristorante.

Ne ha parlato persino il New York Times definendola "semplice ma geniale". E’ una delle ultime tendenze rigorosamente "made in Italy" in fatto di turismo slow e sostenibile. È l’albergo diffuso, o anche albergo orizzontale, un originale modello di ospitalità per cui l’offerta ricettiva è dislocata in molte case di uno stesso borgo, con vari proprietari e un unico gestore, il titolare, appunto, dell’albergo diffuso. Le camere, in grado offrire servizi standard a tutti gli ospiti, fanno parte di diversi immobili ma non distano più di 300 metri dal cuore della rete: la casa che accoglie gli ambienti comuni, la reception, il bar e il ristorante.

Così tutto il paese si trasforma in luogo di ospitalità. E ai turisti si offre un’esperienza di alloggio insolita, all’interno di una comunità viva a contatto con i residenti e le loro abitudini. Con in più tutti i comfort di un servizio alberghiero di lusso. L’ideale, insomma, per chi preferisce alloggiare, anche solo per 24 ore, in una camera d’appartamento piuttosto che in una fredda stanza di hotel. Per sentirsi a proprio agio in viaggio come a casa propria.

Lo spirito dell’albergo diffuso è quello di non avere alcun nuovo impatto ambientale. Si sfruttano edifici già esistenti ma disabitati per non deturpare il paesaggio. Con l’occasione, tra l’altro, di rianimare borghi e centri storici e valorizzare luoghi di particolare interesse. Dai casali in Toscana alla case di montagna sulle Alpi, dai palazzi medicei alle case a torre ai trulli e alle masserie pugliesi, di solito quelli che ospitano le camere sono edifici di pregio o almeno abitazioni tipiche e di sapore locale.

L’albergo diffuso Altopiano di Lauco, in provincia di Udine, per esempio, è nato sulla spinta dell’amministrazione comunale di Lauco che ha coinvolto un ristoratore e dieci proprietari di case dislocate tra quattro frazioni, Trava, Avaglio, Lauco e Vinaio e che ha messo a disposizione la sede del Municipio per la reception e la sala comune. Per ristrutturare le abitazioni, secondo le caratteristiche del luogo, la Regione Friuli Venezia Giulia ha erogato fondi dell’Unione Europea. Ora l’albergo diffuso conta 120 posti letto (guarda qui la mappa degli alloggi). Anche in Lazio La locanda del Ditirambo, albergo diffuso del paese di Castro dei Volsci, in provincia di Frosinone, è nato nel 2009 con l’appoggio delle istituzioni e delle associazioni del territorio con l’idea di rilanciare il borgo storico della Ciociaria e aprirlo al turismo. Dalla stessa idea di recuperare un patrimonio storico è nato l’albergo diffuso La Piana dei Mulini, a Colle d’Anchise, in provincia di Campobasso, in un borgo settecentesco messo sotto tutela dal Ministero dei Beni Culturali (guarda la mappa). Gli ospiti alloggiano nella Masseria, l’edificio principale, nella Centrale, una struttura recuperata dove sorgeva una piccola centrale idroelettrica, oppure ai Mulini, anch’esso edifico di recupero dove risiedeva il custode del borgo.

Questo modello di turismo tipicamente italiano, caldo e relazionale, non è, per la verità, una novità. Ideato da Giancarlo Dall’Ara, docente di marketing turistico all’Università di Perugia, è stato messo in pratica per la prima volta tra gli anni ’70 e ’80 in Friuli Venezia Giulia per recuperare case e borghi della Carnia andati distrutti con il terremoto del 1976. Ma è solo in questi ultimi tempi che l’albergo diffuso sta conoscendo un grande successo, soprattutto tra i turisti stranieri alla scoperta dell’Italia minore. Nel 1998 questa formula è stata riconosciuta per la prima volta da una legge specifica, quella della Regione Sardegna (leggi l’articolo 25 della legge 27/1998). Poi si è lentamente diffusa in tutto il Paese, grazie soprattutto alla nascita dell’Associazione nazionale nel 2006, guidata da Dall’Ara. Oggi sono 52 gli alberghi diffusi ufficialmente riconosciuti e 17 sono le Regioni che si sono dotate di una normativa specifica (tre di queste, la Sardegna, la Liguria e il Molise prevedono anche degli incentivi per chi ristruttura edifici per aprire un albergo diffuso). La consacrazione è arrivata nel 2011 con la pubblicazione della guida Touring Club "Alberghi diffusi".

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