Turisti a Baghdad

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E’ ancora uno dei paesi più pericolosi al mondo, ma a Baghdad sono convinti di poter fare il miracolo: l’Iraq può tornare da subito ad essere un’apprezzata meta turistica.

E’ ancora uno dei paesi più pericolosi al mondo, ma a Baghdad sono convinti di poter fare il miracolo: l’Iraq può tornare da subito ad essere un’apprezzata meta turistica.

Parola di Hamood Massam al-Yakoubi, direttore dell’ente iracheno per il turismo, e delle centinaia di operatori del settore, albergatori e autorità varie che durante la settimana si sono riuniti nella capitale, in occasione della prima “Fiera dei viaggi e del turismo” dall’inizio dell’intervento americano nel 2003, con un obiettivo: trovare il modo di approfittare del momento di relativa calma e sicurezza che il paese sta vivendo per convincere i turisti stranieri ad apprezzarne le bellezze, dimenticando per quanto possibile gli ultimi trent’anni di vita del paese, trascorsi fra guerre e dittatura.

Se non fosse per l’altissimo rischio di rapimenti e i continui segnali di instabilità, seppure all’interno di una situazione che appare molto migliorata rispetto al 2007 – sono di due giorni fa gli ultimi 28 morti, soldati iracheni vittime di un attentato suicida -, il compito dell’ente per il turismo non apparirebbe poi così difficile: l’Iraq possiede un patrimonio archeologico di straordinario valore, che mette in luce la grandezza passata del paese, vera e propria “culla della civiltà” nel cuore del Medio Oriente.
Decenni di lotte, interne e non, hanno lasciato il segno su questo patrimonio: il museo archeologico di Baghdad è stato saccheggiato e danneggiato dopo l’inizio del conflitto, il tempio di al-Askari a Samarra, uno dei luoghi sacri per gli sciiti, è in ricostruzione dopo aver subito un duro bombardamento nel 2006, mentre la città di Ninive si trova in una zona ancora troppo pericolosa per essere visitata. Ma il direttore Yakoubi è ottimista e crede che curiosità e un pizzico di coraggio bastino per apprezzare l’Iraq: “Vorrei che turisti di tutto il mondo ci facessero visita: c’è veramente tanto da vedere”, sottolinea Yakoubi, che punta ad attirare turisti che viaggiano in autonomia, ma anche gruppi organizzati, dipendenti da grandi tour operator.

L’importante è riuscire ad integrare un nuovo tipo di turismo con quello ora prevalente, di tipo religioso: il 95% dei pellegrini, che solitamente si fermano nelle città di Najaf e Karbala, proviene dall’Iran, ma “quest’anno abbiamo accolto circa 5000 persone provenienti dall’Europa: gruppi dalla Germania, dall’Ucraina, ma soprattutto da Londra”, aggiunge Yakoubi. Un primo segnale di concreta trasformazione arriva proprio da Najaf: il 20 luglio prossimo, riporta il Los Angeles Times, verrà inaugurato il nuovo aeroporto, capace di ricevere i grandi jet commerciali, che dovrebbe riportare il traffico turistico in città agli stessi livelli di inizio anni Ottanta.

Fonte: www.lastampa.it

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