Turismo enogastronomico

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In quest’epoca di globalizzazione e omologazione, c’è un settore del turismo che va in controtendenza: il turismo enogastronomico.

Si tratta di un nuovo modo di viaggiare, che sta tra l’altro conquistando un numero sempre crescente di persone, uomini e donne alla ricerca di sapori e tradizioni di ogni parte d’Italia (ma si tratta di un fenomeno che coinvolge anche l’estero).

In quest’epoca di globalizzazione e omologazione, c’è un settore del turismo che va in controtendenza: il turismo enogastronomico.

Si tratta di un nuovo modo di viaggiare, che sta tra l’altro conquistando un numero sempre crescente di persone, uomini e donne alla ricerca di sapori e tradizioni di ogni parte d’Italia (ma si tratta di un fenomeno che coinvolge anche l’estero).

Secondo dati diffusi dalla Coldiretti, questa nuova forma di turismo varrebbe cinque miliardi.Si sta infatti diffondendo l’idea secondo cui conoscere un territorio, significhi anche conoscerne le specialità culinarie, che sempre più spesso si stanno perdendo, sacrificate sull’altare del fast food.

Ma, grazie a questa controtendenza, sempre più persone sentono la curiosità di scoprire le principali specialità del Made in Italy.L’Italia, infatti, è ricchissima di prodotti a denominazione di origine protetta (172 prodotti alimentari e 469 vini) e il turismo enogastronomico è il modo migliore, anche se non esattamente il più economico, per conoscerli e gustarli.

Non esattamente il più economico, perché, trattandosi di prodotti di altissima qualità e preparati con tecniche tradizionali, i prezzi non sono quelli della grande distribuzione, ma gli italiani sembrano essere ben disposti al riguardo e sicuramente si tratta di un grande fattore di sviluppo per i territori di produzione.

E, per molti italiani (il 63%), il simbolo per eccellenza del Made in Italy non è più la moda (le celeberrime scarpe italiane, per intenderci), ma è il cibo, le specialità tradizionali che vengono anche sempre più spesso regalate e che diventano quindi sinonimo a tutto tondo di italianità.

Ovviamente, non solo gli italiani sono attratti da questa forma di turismo, anche gli stranieri sembrano apprezzare notevolmente il prosciutto di San Daniele, piuttosto che il pane carasau sardo, specialmente, secondo la Coldiretti, svedesi e statunitensi.

Turisti che vogliono conoscere l’Italia anche seduti al tavolo di un ristorante o di un agriturismo. Ma non necessariamente seduti: un altro aspetto del turismo enogastronomico è lo streetfood.

Non lasciamoci ingannare dal nome straniero, si tratta di tutte quelle specialità regionali da consumare per strada, come spuntino, ma ugualmente espressione della tradizione culinaria italiana.

Da nord a sud, passando per il centro: dalla focaccia di Recco, allo gnocco fritto emiliano, alla torta al Testo umbra, agli arancini di riso siciliani.

Fonte: www.ilreporter.com

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