Tra i borghi più belli del Ponente ligure

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La Riviera dei Fiori, ultimo tratto a ponente della costa ligure prima del confine francese, evoca i nomi di note località balneari, forse divenute col tempo un po’ démodé tra i giovani ma che continuano ogni anno a richiamare migliaia di turisti, soprattutto nella stagione estiva. Qui il clima è in realtà quasi sempre benevolo, con temperature spesso superiori di qualche grado rispetto al resto della regione e precipitazioni meno intense. Venire da queste parti è sempre una buona idea: scoprire i tanti gioielli nascosti a pochi chilometri dalla costa può fare scoccare la scintilla di un amore più profondo e radicato. La pace intima di stradine avvolte nel silenzio, borghi dal fiero spirito indipendentista e un ponte romanico caro a Claude Monet sono infatti pronti a stupirvi.

Porto Maurizio, Imperia © monticello

Si parte dalla costa, e più precisamente dal capoluogo di provincia Imperia, la cui popolarità è spesso offuscata dalla vicina Sanremo. La cittadina fu creata a tavolino dal fascismo unendo i borghi limitrofi di Oneglia e Porto Maurizio, e specie quest’ultimo merita senz’altro una visita. Percorrete a piedi la salita a spirale che avvolge il colle, sulla cui sommità un tempo sorgeva il Parasio (dal latino Palatium, un antico torrione quadrato). Oggi al suo posto si trova una pittoresca piazzetta, sulla quale si affacciano case a tinta pastello e da cui, nelle giornate di cielo terso, si ammira un mare di un blu intenso. Volgete poi lo sguardo verso l’interno, perché è tra le pieghe dell’entroterra che sarete diretti.

Bussana Vecchia © EyesTravelling

Procedendo verso Sanremo si arriva agevolmente a Bussana Vecchia. Semidistrutto da un terremoto nel 1887, il paese fu abbandonato dai suoi abitanti che fondarono la vicina Bussana Nuova, oggi frazione del comune di Imperia. I ruderi della Chiesa di Sant’Egidio, di cui rimase miracolosamente in piedi il campanile, suscitano un fascino quasi spettrale. Chi pensa però di trovarsi davanti a un borgo fantasma si sbaglia: a partire dagli anni cinquanta del novecento artisti di tutto il mondo decisero di stabilirsi qui, attratti dall’unicità del luogo. Sebbene con il passare degli anni si sia poi perso lo spirito originario di questa comunità collettiva di artisti, ancora oggi alcuni di loro vivono nel borgo e ne animano le vie con i loro atelier di artigianato.

Per raggiungere la tappa successiva si procede decisamente verso nord e si esce addirittura dall’Italia, almeno questo è quello che si sostiene da queste parti. Anche se il Principato di Seborga rivendica l’indipendenza sulla base di motivazioni storiche piuttosto deboli – presunte irregolarità nel processo di annessione al Regno di Sardegna – ciò non è bastato a scoraggiare il sentimento patriottico dei suoi abitanti, che periodicamente si riuniscono per eleggere il proprio principe e che addirittura coniano tuttora una propria valuta, il Luigino, ovviamente con un valore simbolico. A rincarare lo spirito indipendentistico troverete, all’ingresso del paese, un piccolo casottino di frontiera, dove la foto è d’obbligo. Una volta a spasso per Seborga è invece una buona idea quella di aggirarsi per il piccolo borgo senza fretta, per poi raggiungere la centrale piazza San Martino, pavimentata con un bel ciottolato di pietra bianco-nero in pieno stile ligure. Qui troverete l’elegante Palazzo dei Monaci, costituito da tre archi e sulla cui facciata principale campeggia l’antico stemma del principato.

Il celebre ponte in stile romanico di Dolceacqua © Andreas Jung

Si ritorna poi verso la costa, lungo l’autostrada verso Ventimiglia, e dopo aver imboccato la Strada Provinciale 64 si raggiunge ben presto l’abitato di Dolceacqua, a circa un’ora di auto da Imperia. L’arrivo è di grande impatto, con il celebre ponte in stile romanico che sovrasta il torrente a dominare la scena. Il pittore Claude Monet lo definì “un bijou de legereté” (un gioiello di leggerezza) e decise di immortalarlo in alcuni suoi dipinti in occasione di un viaggio nel ponente ligure del 1884. Poco sopra al ponte noterete il maestoso profilo dell’antico maniero cittadino, anche conosciuto come Castello Doria, di proprietà per vari secoli della potente famiglia genovese. L’edificio è stato recentemente oggetto di un’importante riqualificazione e merita una visita; al suo interno si trova la torre della struttura originaria, risalente al XII secolo. La parte più antica di Dolceacqua è attraversata da viuzze strette, spesso sormontate da archi, dove la luce entra di sbieco, proprio come nei più noti caruggi genovesi. Chi decide di pranzare in uno dei tanti ristoranti del posto non può dimenticarsi di provare l’orgoglio vinicolo di questa terra, il rossese. Si tratta di un rosso rubino, dal sapore sapido e fragrante, sempre servito a una temperatura fresca e molto apprezzato anche dai giovani per accompagnare l’aperitivo.

Il profilo di Apricale © monticello

L’ultima tappa del nostro viaggio ci porta ancora più in alto, verso il paese di Apricale. Qui l’atmosfera è più rarefatta, e non certo per via dell’altitudine, dopotutto siamo solo a duecento metri dal livello del mare. Anche nei mesi più turistici infatti si respira una tranquillità di altri tempi, che si fa via via più intensa nel percorrere le sue stradine lastricate di ciottoli, dove tra una fessura e l’altra cresce il muschio selvatico. Sulla piazza principale si trova il monumento più importante, il Castello della Lucertola, eretto addirittura nel X secolo. Al suo interno è conservata una copia degli storici statuti comunali del 1267, un documento che disciplinava in tutti gli aspetti la vita nel borgo medievale e che, nel suo genere, è il più antico della Liguria. Nel percorrere i tanti saliscendi del paesino non potrete fare a meno di notare che Apricale è circondata da boschi rigogliosi, che riportano alla mente le descrizioni quasi fiabesche de “Il Barone Rampante” di Italo Calvino, ambientato proprio in un paesino immaginario del ponente ligure. D’altronde era lo stesso Calvino a ricordare che “dietro la Liguria dei cartelloni pubblicitari, dietro la Riviera dei grandi alberghi, delle case da gioco, del turismo internazionale, si estende, dimenticata e sconosciuta, la Liguria dei contadini.” Una Liguria schiva, eppure fiera delle proprie origini e tenacemente aggrappata alla sua terra.

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