Toronto

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Cuore economico del Canada, con i suoi quattro milioni e mezzo di abitanti Toronto è la quinta città più popolosa del Nord America. È una delle capitali mondiali del musical. Ospita l´International Film Festival al TiFF Bell Lightbox di Reitman Square, nel cuore dell´Enterteinment District. Vanta edifici disegnati da archistar come Daniel Libeskind, che ha ideato i cubi del Royal Ontario Museum; Will Alsop, autore del Sharpe Centre for Design; Frank Gehry, che ha progettato l´Art Gallery of Ontario, il museo con la più vasta collezione dei pittori del Group of Seven degli anni Venti.

Cuore economico del Canada, con i suoi quattro milioni e mezzo di abitanti Toronto è la quinta città più popolosa del Nord America. È una delle capitali mondiali del musical. Ospita l´International Film Festival al TiFF Bell Lightbox di Reitman Square, nel cuore dell´Enterteinment District. Vanta edifici disegnati da archistar come Daniel Libeskind, che ha ideato i cubi del Royal Ontario Museum; Will Alsop, autore del Sharpe Centre for Design; Frank Gehry, che ha progettato l´Art Gallery of Ontario, il museo con la più vasta collezione dei pittori del Group of Seven degli anni Venti.

A Toronto ha lavorato anche uno dei maestri del Bauhaus, Mies Van der Rohe, che nel 1963 disegnò il Dominion Center, e hanno vissuto scrittori come Faulkner e Hemingway. Eppure, al contrario di Quebec City che si autopromuove con lo Chateau Frontenac, o di Montreal che va fiera della sua Basilique Notre-Dame, Toronto sembra non avere un landmark, un simbolo riconoscibile.
 
I dépliant turistici riportano in copertina la CN Tower sul lago Ontario: ma pur essendo una delle più alte torri radio-tv del mondo con i suoi 533 metri, affilata, con una sfera di vetro sulla sommità, è troppo simile a molte altre per essere considerata unica. Varie pubblicazioni scelgono invece, come simbolo della città, le rotonde torri della City Hall degli anni Sessanta; altre ancora, il castello-museo di Casa Loma fatto costruire dal finanziere Henry Pellatt. «Forse proprio per questo aspetto neutro», spiega Geoff Pevere nel saggio Toronto on Film, «la città è stata scelta per girare pellicole come American Psycho e Scoprendo Forrester», che si svolgevano, nella finzione cinematografica, a Chicago o New York. Ma non è affatto d´accordo lo scrittore canadese Robert Charles Wilson. «Un simbolo», sostiene, «Toronto ce l´ha. È la sua geografia urbana, il suo paesaggio nascosto tra i canyon dei grattacieli». Non meno controversa, la questione relativa all´origine del nome, Toronto. I francesi furono i primi a costruire su questa parte del Lago Ontario, nel 1720, una stazione per il commercio delle pellicce. Poi arrivarono gli inglesi che fondarono, in quello che è oggi il centro di Toronto, York. Fu il sindaco Mckenzie, nel 1834, a dare alla città il nome definitivo: preso dalla parola Tkaronto della lingua dei Mohawak, significava "luogo d´incontro".
 
Lo storico Alan Rayburn sostiene invece che Tkaronto, molto più poeticamente, significasse: "dove gli alberi stanno nell´acqua". Ma in realtà, all´epoca, gli alberi non crescevano sul lago. E dunque quella dei Mohawak era una profezia? Gli indiani vedevano già i grattacieli che sarebbero sorti, alti e verticali come alberi, sulle rive del lago? Certo è che la città è nata sull´Ontario, ed è al lago che deve la sua prima forza economica. Un riconoscimento, questo, che arriva tardivamente solo oggi che l´Harbour Front, il Parco di Sugar Beach e l´HTO Park stanno ribaltando il rapporto della città con l´acqua. Per un lungo periodo, infatti, Toronto pareva aver voltato le spalle al suo lago. Prima con la Union Station, ingresso simbolico della città per 65 milioni di viaggiatori all´anno, inaugurata nel 1927: con la sua grandeur neoclassica ne impedisce addirittura la vista. La stessa "chiusura" è stata creata dalla Gardiner Expressway, che al lago corre parallela. E persino Yonge Street, arteria principale della città, pur partendo dall´Ontario sembra voltargli le spalle. Rettilinea, fu costruita nel 1790 ed è da Guinness dei primati: con i suoi 1896 chilometri fino al Lago Simcoe è la strada più lunga al mondo. Fu intitolata a Sir George Yonge, politico inglese.

Toccando Dundas Square e l´Eaton Centre, cuori commerciali della città, Yonge Street taglia tutte le strade principali: Front Street con l´Hockey Hall of Fame, tempio dello sport nazionale; Queen Street con l´Old e il New City Hall e la Nathan Phillips Square dove si svolgono le feste delle trenta comunità etniche. Non sono i soli primati di Toronto: la città è anche attraversata da uno dei percorsi pedonali sotterranei più lunghi al mondo, il Path System, che corre sotto il centro per trenta chilometri: protegge dal freddo e ospita cinema, ristoranti, grandi magazzini e fermate metro. Prendere l´uscita su Wellington Street, e verrete condotti davanti al BCE Place progettato da Calatrava – uno dei tanti capolavori architettonici di cui la metropoli potrebbe andare fiera. Toronto fu presa dalla febbre edilizia nel secondo Dopoguerra, quando venivano abbattuti vecchi quartieri per costruire grattacieli. Fu risparmiata solo Cabbagetown, con la più alta concentrazione d´America di case vittoriane. Sempre dell´Ottocento è il monumentale Saint Lawrence Market, su Front Street, che sembra una chiesa. Di sapore newyorchese, simile al Flat Iron di Broadway, è il Gooderham Building, tra Front e Wellington Street, strade che portano ad un´area da poco riqualificata, fiore all´occhiello della Toronto culturale, il Distillery Historic District su Mill Street: cinque ettari di archeologia industriale con gallerie d´arte, teatri, negozi, ristoranti. Fu dalla sua fondazione nel 1832 e fino al secondo dopoguerra, la più grande distilleria di whisky al mondo. Non rallentò la produzione durante il proibizionismo; le cronache raccontano che Al Capone fu visto camminare qui.

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