Torino Caselle low cost

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La Sagat ha detto sì. In un intervista alla «Stampa», l’amministratore delegato Biagio Marinò ha annunciato la base low-cost a Caselle a partire da novembre. Nella pratica non tutto è scontato e l’avvicinamento a questo obiettivo non sarà semplice, ma cosa può offrire una base low-cost a Torino e, soprattutto, come cambierà il nostro modo di viaggiare?

La Sagat ha detto sì. In un intervista alla «Stampa», l’amministratore delegato Biagio Marinò ha annunciato la base low-cost a Caselle a partire da novembre. Nella pratica non tutto è scontato e l’avvicinamento a questo obiettivo non sarà semplice, ma cosa può offrire una base low-cost a Torino e, soprattutto, come cambierà il nostro modo di viaggiare?

Una base low-cost delle dimensioni attese a Caselle può solo essere Ryanair. Al mondo esiste infatti solo un’altra compagnia in grado di offrire la stessa gamma di servizi ed è Easyjet, ma la compagnia «arancione» ha già base a Malpensa ed ha attuato, da anni, un programma di disimpegno da Torino. Ryanair ha invece avviato una progressiva espansione su Caselle, ma senza mai aprire base: oggi la compagnia irlandese collega Torino a Barcellona-Girona, Bari, Brindisi, Bruxelles-Charleroi, Ibiza, Londra-Stansted, Madrid, Parigi-Beauvais e Trapani (oltre ad un numero variabile di destinazioni invernali legate all’incoming degli sciatori). Ryanair dispone di 45 basi al mondo (10 in Italia), effettua 1100 rotte diverse, dispone di 272 aeromobili (tutti uguali, perfettamente intercambiabili: sono Beoing 737/800 da 189 posti) e nel 2011 ha trasportato 72 milioni di passeggeri.

L’avvio di una base low-cost, con due aerei basati (cioè che «dormono» a Torino e possono quindi raggiungere al mattino presto le più importanti destinazioni e effettuare voli di rientro all’ora di cena con evidente vantaggio per i businessmen), potrebbe raddoppiare le rotte Ryanair da Caselle. Cioè offrire, da subito, un incremento di circa 500 mila passeggeri/anno (nel 2010 hanno volato Ryanair da/per Torino in 490 mila). La configurazione di «base con due aerei» è la tipica di approccio da parte degli irlandesi che tendono poi a sviluppare il traffico secondo le esigenze di mercato: una realistica previsione su Caselle potrebbe indicare il raggiungimento di quattro aerei basati alla fine del primo triennio di vita della base, con un target prossimo ai 2 milioni di viaggiatori. Con questo apporto Caselle si avvicinerebbe ai cinque milioni di passeggeri/anno.

Quali potrebbero essere le rotte? Intanto le nove già servite, ma con frequenze ed orari più adatti (pensiamo ad un volo mattutino ed uno serale da/per Londra, Parigi, Madrid) a cui se ne aggiungeranno altre: fra le prime sono attese Stoccolma, Dublino, Valencia e, in Italia, Pescara e Lamezia Terme.

Quanto costa una base low-cost? Molto. Ryanair è capitanata da Michael O’Leary , «l’uomo che non regala mai nulla a nessuno». Né agli aeroporti che serve, né ai passeggeri a cui fa pagare ogni minimo surplus. Pur di fronte ad obiettive difficoltà di calcolo, legate a molte variabili, basare un Boeing 737 in un aeroporto richiede il pagamento di una sovvenzione di 2,5 milioni di euro/anno. La base iniziale, quella dei due aeromobili, potrebbe quindi costare circa 5 milioni l’anno con una prospettiva, quando si toccheranno i quattro aerei, di una cifra doppia.

Conviene spendere tutto questo denaro? Conviene. Per molte ragioni. Innanzitutto la capacità di «generare traffico» da parte di Ryanair è enorme, grazie alla sua clamorosa popolarità fra i viaggiatori attenti al portafoglio e, soprattutto, fra i più giovani. Poi per l’aspetto occupazionale: una base di questo tipo può generare, fra lavoratori aeroportuali, addetti commerciali, ricadute sul turismo e sui trasporti di terra, almeno mille nuovi posti di lavoro.

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