Torino: Albergatori o vigilantes?

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L’auto inchioda di fronte all’hotel. Il tempo di spegnere il motore e un inserviente dell’albergo, se non il direttore stesso, si precipita fuori. Saluta, afferra i bagagli: «Lasci stare, facciamo noi». Ospitalità subalpina, certo. Ma è prima di tutto una questione di sicurezza e protezione del cliente. Cominciare la vacanza con una valigia in meno sarebbe una disgrazia.

L’auto inchioda di fronte all’hotel. Il tempo di spegnere il motore e un inserviente dell’albergo, se non il direttore stesso, si precipita fuori. Saluta, afferra i bagagli: «Lasci stare, facciamo noi». Ospitalità subalpina, certo. Ma è prima di tutto una questione di sicurezza e protezione del cliente. Cominciare la vacanza con una valigia in meno sarebbe una disgrazia.

A Porta Nuova e dintorni accade, e nemmeno troppo di rado, anche questo. Là dove gli albergatori ingaggiano ogni giorno una sorta di sfida in cui la posta in gioco è la protezione del cliente e dei suoi bagagli. Occhi aperti, nervi tesi. Un attimo di distrazione può costare un trolley, uno zaino, un borsone. Frotte di furbi si aggirano tra via Nizza, piazza Carlo Felice, via Sacchi e le strade circostanti. Sono ragazzini, i più piccoli non hanno che dieci anni.

Scugnizzi del borseggio, puntano borse e portafogli, magari un orologio se il passante è di quelli particolarmente distratti. Si incuneano tra le comitive e cercano il bottino nella confusione di chi si è appena affacciato sulla città.

Si fiondano non appena annusano il gruppone che sbarca dal pullman, si mischiano ai turisti intruppati e cercano di trafugare qualche bagaglio.

Non sempre il colpo riesce. «Individuarli è complicato in mezzo a cinquanta persone mai viste. Appena qualche giorno fa, però, ne abbiamo beccati due», racconta Tommaso Bram responsabile commerciale dell’hotel Genova di via Sacchi. «Denunciati? Macché. Basta una domanda sparata a bruciapelo: “Scusate, siete clienti dell’hotel?”. Borbottano qualche parola incomprensibile e se la squagliano di gran carriera». Però è faticoso.

È un lavoro sfiancante che comincia prima che l’ospite arrivi in città. Lo si deve rassicurare, quando chiama per prenotare una stanza e non si preoccupa più di tanto della vista, del servizio, del prezzo. Chiede prima di tutto se la zona è tranquilla, se è vero che i borseggi sono all’ordine del giorno. Smaltite le pratiche preliminari, vinta la diffidenza, occorre tener fede alle rassicurazioni fornite.

«Bisogna riceverlo e accompagnarlo. Proteggerlo, cercando però di evitare che se ne accorga. Perché sarebbe un benvenuto davvero poco accogliente», spiega Alessandro Comoletti, presidente di Federalberghi Torino e direttore di uno degli hotel della zona. «A volte non bastano consigli e raccomandazioni: ci tocca accompagnare per un pezzo di strada i turisti più ingenui: gli stranieri e gli anziani, quando escono, soprattutto la sera. Così li aiutiamo a dribblare le zone più a rischio».

Per ora si tira avanti così, cercando di metterci una pezza, limitare i danni. Chiedendo più controlli, più sorveglianza. «Tra qualche mese, in primavera, comincerà la stagione dei congressi – racconta ancora Comoletti -. Incontreremo il Prefetto, gli chiederemo uno sforzo almeno durante quel periodo. Sappiamo che le forze dell’ordine sono in sofferenza: con poche risorse e mezzi ridotti all’osso sbrigano una mole di lavoro enorme. Però ci serve più protezione: è vitale, per noi ma anche per la città, se davvero vuole affermarsi come meta turistica».

I più allarmati – e bersagliati – giurano però che, in mancanza di interventi drastici, provvederanno da sé. A costo di assoldare guardie private. Vigilantes. Del resto, tre mila euro al mese, divisi tra quattro o cinque hotel, sono un fardello accettabile se davvero risolutivo. L’idea forse è provocatoria. E infatti non fa breccia. Qualcuno la liquida con un’alzata di spalle.

Qualcuno vuole vederci chiaro, risponde che «si può fare, ma solo se tutti sono d’accordo». Altri prendono tempo. «Il nostro hotel fa parte di una catena. In alcune città abbiamo già organizzato servizi di sorveglianza; a Torino ancora non se n’è parlato», dice Massimo Raneri, capo ricevimento dello Starhotels Majestic di corso Vittorio Emanuele. Vigilanza fai da te o guardie private, ma restano i guai.

E i clienti nel mirino. «L’ultimo episodio risale a un paio di settimane fa: un ragazzino si è infilato nella porta girevole insieme con un turista americano, gli ha soffiato il portafogli ed è scappato a gambe levate prima che qualcuno potesse intervenire. Niente di eccezionale: capita spesso»

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