Toledo, sette santi giorni

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Nel periodo che precede Pasqua il centro storico si anima di processioni, roghi e uomini incappucciati. E’ l’occasione per scoprire chiese e cattedrali di questa città che ha visto romani e arabi, ebrei e visigoti.

Nel periodo che precede Pasqua il centro storico si anima di processioni, roghi e uomini incappucciati. E’ l’occasione per scoprire chiese e cattedrali di questa città che ha visto romani e arabi, ebrei e visigoti.

Toledo di spade, intrighi e belle lettere. Tra le vie che fanno su e giù sulla collina della Castilla – La Mancha, vedi ombre di cavalieri, vecchi suonatori di viole medievali e fantasmi di studiosi che traducono in latino storie e teorie di scienza araba. Tutto, persino la Pasqua, a Toledo, è un’occasione per pensare. La semana santa qui è mite, raccolta e solenne.

La severità della città fortificata comincia con la Porta de Bisagra che presenta al pellegrino la strada principale del centro storico. Tra i conventi di clausura e il palazzo arcivescovile, dal mercoledì al venerdì santo, sfila il Cristo Redentor; poi sfileranno gli armaos – gli armati – uomini attori della legione romana che esibiscono vecchie armature. Sette secoli fa, anche gli ebrei pregavano in questa città. Si trovavano nelle sinagoghe dalle pareti ricoperte di yeserias, intagli merlettati, così come si vedono nel luogo di culto de El Transito: la sinagoga ospita il Museo Sefardita, ed è coperta da uno splendido soffitto di legno.

Toledo è stata abitata da romani, visigoti, arabi ed ebrei, si stratificò di lingue e fu città d’arte e pure capitale dell’Impero di Carlo V. Città di chiostri, comunità religiose, militari, e «anche ospedali», dice qualcuno. Città moralista? Qui si prega tanto, soprattutto a partire dalla quaresima. Però, la notte, dopo le omelie, sono in molti a non rinunciare alla Casa del Jambon – la Casa del prosciutto – per rimpinzarsi di buon Mentrida o Yepes, i vini toledani.

È severa Toledo a primo acchito, ma presto scopri che nei conventi si preparano dolci zuccherosi. Il mazapanes è un marzapane soffice e colorato, a forma di anguilla, drago o sirena. Oppure, il dolce è esposto a forma di grande portale della Cattedrale. Ed è lei, la Cattedrale, la vera gran dama della pasqua tolediana. Gotica ma anche rinascimentale nel coro, la Catedral Primada cominciò a sorgere nel 1226. E’ magnifica, robustissima, ma anche sospesa, e un po’ mudejar. Scultori, architetti, operai, pittori erano tutti al lavoro, un lavoro durato secoli. Mentre Cristoforo Colombo navigava per scoprire l’America, qui si completavano le fondamenta. Alonso Berrueguete scolpiva scimmie dalle facce gotiche sul legno scuro dei sedili, Juan de Borgoña affrescava la sala capitolare, e la sacrestia si riempiva di opere de El Greco, Goya, Van Dick e di quelli che passavano da qui. Nella sala del Tesoro c’è l’Ostensorio d’oro, d’argento e gemme che si mette in bella mostra con la processione estiva del Corpus Christi.

Il quadro di El Greco che incanta di più è a San Tomè, una delle 82 chiese della città che in questo periodo dell’anno sono quasi tutte aperte. El Entierro del Señor de Orgaz non è solo un’opera, e anche il racconto della spiritualità bizzarra del suo artista.

Tra le piccole vie acciottolate percorse dai fedeli che portano candele accese, e i tetti che si sovrappongono nel quartiere ebraico, si aprono i portoni di legno forzuto, tenuti da bulloni arrugginiti. Sono le stradine delle vecchie botteghe di mercanti che abitavano sopra i loro piccoli negozi: Calle de la Plata era la via degli argentieri, oggi quasi del tutto abbandonata a un destino di solitudine, e Cuesta de la Sal era la via del sale. Ancora oggi gli artigiani si danno da fare. Costruiscono armi alla Excalibur e gioielli con la tecnica del damasco, bijoux intarsiati di fili preziosi.

Mentre i signori e le signore vanno dietro alla statua di Cristo; invece, i ristoratori, imbandiscono le loro tavole. Qui si bada tanto al buon cibo! Tante povere pernici vengono sacrificate sulla tavola di tutti; andava matto per la pernice anche Don Quijote che probabilmente per un attimo la desiderò più dell’amata Dolcinea. Il Cristo che si esibisce in processione è rigoroso e non ha orpelli, è già tanto fisico e segnato nei muscoli da farsi bastare, per ingentilire il suo altare, pochi iris. La mattina del sabato santo le vie di Toledo sono scivolose, coperte dalla cera delle torce.

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