Tiergarten, il parco simbolo della fragile libertà di Berlino

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Il parco pubblico più amato della città è il frutto di un’eccezione storica e di quattro trasgressioni dell’uomo, oggi minacciate da un eccessivo controllo.

C’è una cosa di Berlino che qualunque viaggiatore, anche il più pigro, non può evitare come se si trattasse dell’Isola dei Musei, e quella cosa è il Tiergarten, il parco pubblico numero uno della città, che nei secoli ha vissuto molte vite e oggi è diventato un esempio luminoso del rapporto che tutte le città dovrebbero avere con gli animali e soprattutto con le piante. Proprio nel nostro rapporto con la vegetazione, nel modo in cui l’abbiamo usata o accolta per creare parchi e giardini, in Europa ci siamo dati per secoli tre sole opzioni: il giardino all’italiana, geometrico e formale, il giardino all’inglese, che riesce a nascondere il disegno dell’uomo in un’apparente alternanza tra geometrico e selvaggio, e quello alla francese, che mette insieme disegno estremo e bosco libero, ma li separa con una linea netta.

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Ci siamo però dimenticati di una quarta opzione, che potremmo chiamare “giardino alla tedesca”, se non altro perché si fonderebbe sulla stessa filosofia trasgressiva che ha dato origine al Tiergarten di Berlino. A rivelare questo aspetto del parco pubblico più importante della capitale tedesca è un libro appena pubblicato da Park Books, Tiergarten. Landscape of Transgression, con un sottotitolo che accentua l’aspetto quasi provocatorio di un progetto unico in Europa: This obscure object of desire.

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Una passeggiata al Tiergarten, ancora oggi, può rivelare anche a un occhio poco attento i diversi volti di questa trasgressione: alcune aree sono talmente fitte che si ha la sensazione di essersi persi, esperienza che non capita negli altri grandi parchi pubblici dei centro città occidentali, come Central Park a New York o Hyde Park a Londra, provvisti di elementi orientativi come gli onnipresenti cartelli e un disegno umano ben più visibile.

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Courtesy Elizabeth Felicella

In generale, il progetto di un parco cittadino tende a limitare in modo importante il fitto del bosco, come lo chiameremmo nelle favole in cui si smarrisce la strada, mentre al Tiergarten di Berlino ancora ci si perde. Una prima trasgressione è proprio quella del progetto, di un disegno paesaggistico e urbanistico che qui quasi non si vede. La trasgressione è però anche nei comportamenti, perché questo parco ospita senza discriminazioni i turisti, gli homeless, gli sportivi che fanno jogging, i cittadini che fanno un pic nic, i nudisti che prendono il sole e i reduci dalle nottate nei club della città, senza contare, mescolati a questa fauna, gli animali che vivono nello Zoo e poi, liberi tra gli alberi “gufi, usignoli e falchi”, come fa notare nell’introduzione al libro Sandra Bartoli, curatrice del volume insieme a Jörg Stollmann.

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Courtesy Christopher Roth
I due ricercatori spiegano come il Tiergarten sia in realtà il risultato di quattro tipi di trasgressioni diverse: urbanistiche, ecologiche, storiche e umanistiche. Cominciamo dalla storia: la foresta nata dalla valle ghiacciata che andava da Berlino a Varsavia ha conosciuto diverse metamorfosi, ma a differenza di altre foreste ai margini del villaggio diventate giardini del centro città, il Tiergarten ha mantenuto un carattere selvaggio e ricco di biodiversità animale e vegetale. Lo dice anche il suo nome, così diverso da quelli consacrati a un’area urbana o un nobile proprietario del passato: Tiergarten vuol dire semplicemente “giardino degli animali”.

È sopravvissuto nei secoli alla sua funzione di terreno di caccia per i nobili, al progressivo disboscamento iniziato nel Barocco e concluso durante il Terzo Reich, dilapidazione necessaria per creare grandi viali per le parate militari e le funzioni pubbliche. Esaurita la funzione di teatro del potere, il Tiergarten viene quasi completamente ripiantato negli anni 50, diventando così il più strano caso di foresta antichissima eppure giovanissima.

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Courtesy Elizabeth Felicella

L’ecologismo degli anni 70 contribuisce poi a santificare un parco che ancora oggi vanta una biodiversità maggiore di quella presente nei parchi di New York o Londra, e qui risiede la sua trasgressione più felice: il Tiergarten è più poroso degli altri parchi, consente che gli elementi urbani entrino al suo interno, e al tempo stesso estende i suoi tentacoli verdi oltre i confini. Il Tiergarten è sempre stato adiacente a un confine naturale, come il fiume Sprea, o umano, come il Muro, mettendo sempre in questione l’opportunità storica di certe decisioni, sopravvivendo a tutto: ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, all’occupazione, alla ricostruzione del dopoguerra, al disboscamento massiccio di fine anni 40, quando gli inverni rigidi si affrontavano semplicemente tagliando la legna dei suoi alberi.

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Getty Images

Eppure non tutto è luminoso nella storia di questo parco-foresta che resiste a tutto. La curatrice Sandra Bartoli racconta nel libro come le autorità berlinesi stiano cercando di “limitare” il Tiergarten per rendere alcune aree ancora più accessibili al pubblico. Tagliare gli alberi e sfoltire il bosco per scoraggiarne certi usi ritenuti devianti, come il sesso occaisonale o il consumo di droga, significa anche sottrarre una casa a quella biodiversità che è proprio il vanto del parco. “Nel 2012 c’erano 32 coppie di usignoli”, scrive Bartoli, “nel 2015 ne erano rimaste solo 8”. Il Tiergarten sembra quindi sottoposto alle stesse forze di controllo sociale, attraverso l’emarginazione di piante e animali, a cui sono sottoposti i cittadini e i loro comportamenti pubblici, nel tentativo di creare un ordine tanto illusorio quanto oppressivo.

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Getty Images

Le trasgressioni che hanno tenuto in vita il Tiergarten potrebbero diventare un esempio di coesistenza per tutte le città ipersviluppate del mondo, oggi di fronte al problema del disboscamento, del consumo eccessivo di suolo e delle conseguenze fatali sul clima e sulla sopravvivenza. Il parco di Berlino è un perfetto esempio di equilibrio, sempre precario, tra biodiversità, uso intensivo da parte dell’uomo e peso della storia. Ma invece di adeguarsi al modello Tiergarten, è il parco-eccezione ad adeguarsi ai modelli circostanti. La minaccia che sta subendo oggi rende ancora più urgente una domanda che tutti dovremmo farci in questi tempi di apocalisse annunciata: come si possono far convivere animali e piante con il nostro desiderio ambivalente di amare e controllare entrambi?

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