Telecamere antirapina sui taxi milanesi

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Sotto la Madonnina il Grande Fratello prende il taxi. Da metà luglio 117 auto bianche in servizio nel capoluogo lombardo hanno installato a bordo una telecamera. In grado di riprendere tutto l’abitacolo, passeggero compreso. L’operazione è finanziata fifty fifty dal Comune. «L’intento è garantire la sicurezza dei tassisti e dei loro clienti», spiegano all’unisono conducenti e municipio.

Sotto la Madonnina il Grande Fratello prende il taxi. Da metà luglio 117 auto bianche in servizio nel capoluogo lombardo hanno installato a bordo una telecamera. In grado di riprendere tutto l’abitacolo, passeggero compreso. L’operazione è finanziata fifty fifty dal Comune. «L’intento è garantire la sicurezza dei tassisti e dei loro clienti», spiegano all’unisono conducenti e municipio.

Ma l’occhio indiscreto della videosorveglianza sulle auto pubbliche fa riflettere l’autorità garante della privacy. Le telecamere sono già salite sui taxi fiorentini. E anche a Roma si va nella stessa direzione. Quella milanese ha le caratteristiche di un’operazione massiccia.

Il Comune ha stanziato un milione di euro per finanziare al 50 per cento (fino a un massimo di mille euro a testa) i tassisti che vogliono essere rasserenati dalla presenza di un «terzo occhio». A tutto vantaggio della sicurezza. Ma a discapito della spontaneità dei passeggeri: stop alle effusioni clandestine, basta con le telefonate compromettenti, a bordo solo comportamenti ineccepibili sul fronte del bon ton. «Stiamo acquisendo il bando che il Comune di Milano ha rivolto ai tassisti, lo verificheremo con attenzione e senza pregiudizi», promette il garante della Privacy, Francesco Pizzetti. In generale, come avviene già con le telecamere installate nei negozi, per essere in regola basta esporre una vetrofania in cui si informa il cliente delle riprese in corso. Ma non è escluso che i tassisti milanesi possano fare a meno di avvisare i passeggeri. La vetrofania è dovuta quando le telecamere sono state installate a tutela del singolo, sia esso tassista o negoziante. Se il finanziamento pubblico ha come obiettivo la tutela generale della collettività, allora delle vetrofanie si può fare a meno. «Non è escluso che il caso milanese appartenga a quest’ultima tipologia. La zona grigia in cui il pubblico finanzia i privati perché installino dispositivi di videosorveglianza si sta allargando velocemente. Interverremo al più presto con una normativa ad hoc», promette Pizzetti.

Il garante per la privacy invita il comune di Milano a riflettere sulla proporzionalità dell’intervento. «La privacy dei cittadini viene sacrificata in nome di un’adeguata contropartita in termini di maggiore sicurezza?», si chiede Pizzetti. «Sicuramente sì— risponde a distanza il vicesindaco di Milano e assessore alla Sicurezza Riccardo De Corato —. Siamo orgogliosi di essere la città più videosorvegliata d’Italia. Le telecamere mettono in crisi i delinquenti». A Milano il comune ha installato 900 telecamere. Occhi tecnologici per contrastare graffitari e spacciatori, professionisti del borseggio e della sosta vietata. Costo dell’operazione: 30 milioni di euro. In più Atm, la società che gestisce il trasporto locale sotto la Madonnina, vuole portare da 540 a 2.500 le telecamere in metropolitana entro la fine del 2009. I tassisti hanno accolto gli incentivi del Comune con entusiasmo moderato. Le domande di finanziamento ricevute da palazzo Marino consentiranno di spendere circa il 15 per cento dei fondi. I soldi che restano (oltre 800 mila euro) saranno messi a disposizione degli edicolanti. Per l’installazione di altre telecamere. «Molti nella categoria hanno temuto che i dispositivi elettronici servissero al Comune per controllare la regolare presenza in servizio», spiega Claudio, uno dei 117 tassisti milanesi che hanno installato la telecamera. Costo dell’operazione: 2.400 euro di cui mille finanziati da palazzo Marino. Più un canone annuo di 240 euro a carico del professionista. «In 24 anni di lavoro per le strade di Milano sono stato rapinato una sola volta. Mi hanno puntato un coltello alla gola: non vorrei ripetere l’esperienza», racconta il tassista. Veramente un’altra forma di deterrente rispetto alle rapine ci sarebbe: l’introduzione a bordo del Pos per il pagamento con bancomat e carta di credito. In modo da non tenere contatti in auto. Ma i tassisti si mettono di traverso: «Troppo alte le commissioni da pagare alle banche».

Fonte: www.corriere.it

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