Tasmania misteriosa: il passato di Hobart in un weekend

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Il passato di remota isola-penitenziario della Tasmania getta una luce sinistra su una delle più belle isole australiane: andate a Hobart d’inverno per apprezzarne il fascino oscuro.

Hobart Tasmania Le scogliere di Maria Island, Tasmania ©Tom Jastram/Shutterstock

La Tasmania è un luogo unico, con un’atmosfera quasi ultraterrena che permea quest’angolo sperduto del globo. La capitale dello stato è Hobart: qui, nel cuore dell’inverno, folate di vento gelido discendono impietose dai fianchi del Mount Wellington e nubi spumose si muovono sugli altopiani più elevati. Le colline si stagliano affilate contro il cielo al crepuscolo, per poi digradare fino al nastro grigio del Derwent River. Su questo luogo, e in modo piuttosto inatteso, grava un’atmosfera desolata: non di rado i viaggiatori provano qui un profondo senso di finitudine, una sensazione non dissimile da quella che provarono i primi coloni europei nel XIX secolo.

Prima dell’arrivo degli inglesi, nel 1803, la popolazione aborigena dei tasmaniani, pescatori-cacciatori e raccoglitori, aveva trascorso decine di migliaia di anni vivendo in armonia con la natura. Quest’isola meravigliosa ha perso in tempi relativamente recenti la purezza primordiale che l’aveva caratterizzata per millenni: la comparsa dei primi velieri britannici sulle acque del Derwent — con il loro seguito di armi da fuoco, malattie e alcolici, che decimarono la popolazione aborigena — è stata in un certo senso la sua dannazione.

I detenuti inglesi nel XIX secolo raggiunsero la regione in 70.000 per essere rinchiusi in prigioni tanto disumane che ancora oggi, tra le loro rovine, si percepisce la triste condizione di allora.

Non si possono cancellare gli errori del passato: ma la Hobart odierna vi mostrerà come la Tasmania abbia saputo valorizzare il proprio isolamento e come — attraverso l’arte e la cultura — la popolazione si sia impegnata a costruirsi una migliore identità. Ecco come coglierne il meglio in un weekend.

La spiaggia di Howrah a Howrah, Tasmania ©copyright Jeff Miller/Getty Images

Dark Mofo

Il Dark Mofo si svolge nel solstizio d’inverno, a giugno. Questo straordinario festival — caratterizzato da musica dal vivo, installazioni, letture, proiezioni di film noir e feste notturne che strizzano l’occhio alle tendenze underground — si è guadagnato la fama nonostante la concorrenza delle altre celebrazioni di Hobart.

Ben coperti contro il freddo, i partecipanti bevono e chiacchierano attorno a falò, attingendo senza timore a repertori macabri.

MONA

Se non riuscite a essere a Hobart per il Dark Mofo (non è facile trovare da dormire!), una visita al museo che lo ospita è d’obbligo. Fin dall’inaugurazione del 2011, il MONA — Museum of Old & New Art — ha regalato a Hobart fama internazionale. Posto su una penisola che aggetta sul Derwent River, 12 chilometri a nord del centro di Hobart (ci si arriva in automobile, bus navetta o catamarano riservato ai clienti del museo), il Mona offre tre piani di straordinarie gallerie sotterranee lungo una parete rocciosa. Descritto dal proprietario, il filantropo David Walsh, come una ‘sovversiva Disneyland per adulti’, il museo espone pezzi antichi accanto a stimolanti opere contemporanee. Sexy, provocatorio, molto interessante e inquietante: aspettatevi di usare spesso questi aggettivi, e di uscire barcollando.

Lo “Snake”, opera esposta al Museum of Old and New Art (MONA), Hobart ©Joyce Mar/Shutterstock

Battery Point

A brevissima distanza dal lungomare di Hobart, l’antico villaggio portuale di Battery Point è un insieme variegato e fitto di vicoli e cottage ottocenteschi.

Dopo una giornata trascorsa al Mona, esplorate il villaggio nel tardo pomeriggio: salite i gradini di arenaria detti Kelly’s Steps e svoltate in South St, dove un tempo le luci rosse brillavano giorno e notte.

Fate un giro attorno al pittoresco Arthur Circus, un gruppo di cottage in stile georgiano, e date un’occhiata alle solitarie guglie della chiesa anglicana di St George. La patina storica potrà anche sembrare una trovata commerciale, ma lungo queste strade ci si immagina un passato di marinai e mercanti, le asprezze che la vita riservava in un villaggio marittimo di 150 anni fa.

Mount Wellington, Tasmania ©Boy_Anupong/Getty Images

Kunanyi/Mt Wellington

Kunanyi/Mt Wellington (questo il nome ufficiale del monte) domina con un’altitudine di 1270 metri la città di Hobart come un sovrano benevolo. Per i nativi mouhineener, questo monte è un kunanyi — un rifugio sicuro e una fonte di bellezza.

Dalle sue vette i mouhineener, nel XVIII secolo, guardarono i coloni abbattere le foreste e costruire città.

Scavata nel fianco del monte durante la Grande Depressione, la strada che porta alla cima si snoda tra foreste temperate, cumuli di neve (d’inverno), ciuffi stentati di erica e lunari paesaggi rocciosi. Non fatevi scoraggiare dal cielo coperto: la vetta è situata più in alto delle nuvole e offre vedute magnifiche. La dicotomia tra la moderna città sottostante e le nuvole eterne in cima riflette l’esperienza
dei mouhineener, che persero la loro terra ma saranno sempre parte dello spirito di questo luogo.

Female Factory Historic Site

Questo desolato edificio, che ospitava le detenute deportate a Hobart, è ora dichiarato sito storico. Un detenuto su quattro tra coloro che giungevano a Van Diemen’s Land (il primo nome attribuito dagli europei alla Tasmania) era una donna.

Le rovine dell’edificio, completato da cortili protetti da alte mura, posto accanto al Hobart Rivulet e dominato dal Mt Wellington, sembrano infestate dai fantasmi del passato. La Factory dista venti minuti d’auto dalla cima del monte: esplorate il sito da soli, prenotate una visita guidata o guardate Her Story, una drammatica rappresentazione della vita delle donne che vi erano ospitate (e dei loro bambini).

Cascade brewery

Situato in posizione isolata vicino alle limpide acque dell’Hobart Rivulet (un tempo la principale fonte idrica della città) il Cascade è il più antico birrificio di tutta l’Australia e produce ancora un’ottima birra. Raggiungibile a piedi (o in auto) dalla Female Factory, a South Hobart, il birrificio è perfetto per concedersi un po’ di tregua dopo una visita tanto intensa, anche se l‘edificio che lo ospita ha un aspetto inquietante. Ma non temete: i tour guidati offrono storia, degustazioni e molto relax.

A Port Arthur troverete i resti della famigerata colonia penale realizzata all’inizio del XIX secolo, Tasmania. ©THPStock/Shutterstock

Port Arthur Historic Site

L’ultimo giorno di permanenza a Hobart, guidate fino alla Tasman Peninsula, 96 chilometri a sud-est dalla città. Al termine della Arthur Hwy si trova un sito Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO, il Port Arthur Historic Site, che ospita la famigerata colonia penale realizzata all’inizio del XIX secolo dalla quale, si dice, fuggire fosse impossibile. Oggi, sul sito dove sorgeva, i bambini giocano a pallone e i loro padri grigliano salsicce, ma è impossibile ignorare le tragiche vicende che qui hanno avuto luogo, anche di recente (nel 1996 un uomo armato vi uccise 35 persone).

Il sito ospita numerosi edifici in rovina, tra cui un manicomio, un penitenziario, una chiesa, un carcere minorile, un cimitero e una ‘prigione separata’, dove i reclusi più recalcitranti venivano puniti con l’isolamento totale. Prenotate una visita guidata, o un tour spettrale
di notte. Qualcosa di più sinistro? Leggete La vita sommersa di Gould, il romanzo vincitore del Man Booker Prize, di Richard Flanagan, scrittore originario della Tasmania: è un ritratto genuino e spietato della vita dei prigionieri deportati fin qui.

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