Stare a casa (d’altri) è il miglior modo di viaggiare

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Siete allergici a hotel, b&b e villaggi turistici? Dal couchsurfing al WWOOFing fino all’opzione dell’albergo diffuso potete soggiornare in casa di chi, nella meta del vostro viaggio, ci vive. Per un’esperienza da local, che vi lascerà la sensazione di aver traslocato per qualche giorno in un’esistenza parallela.

Soggiornare a casa della gente del posto è il modo migliore per entrare in contatto con la cultura locale . ©Yusnizam Yusof/Shutterstock

In principio era il couchsurfing, oggi le opzioni per viaggiare sentendosi a casa sono molte e adatte davvero a tutti gli stili di viaggio. Era il 1999 quando un giovane programmatore di San Francisco, l’allora ventenne e squattrinato Casey Fenton, dopo aver comprato un biglietto aereo per l’Islanda si mise a caccia di un posto dove stare a Reykjavik con un obiettivo preciso: spendere poco (o niente). Anche un divano avrebbe fatto al caso suo. Mandò qualche mail ad alcuni amici di amici che vivevano lì e trovò qualcuno che non solo lo ospitò gratis, ma gli mostrò gli angoli più veri della città, fuori dai soliti giri turistici. L’esperienza fu così illuminante che quattro anni dopo, con due soci, fondò CouchSourfing, la piattaforma più famosa al mondo in cui scambiarsi ospitalità rigorosamente gratis in più di 200.000 città del mondo. Un caposaldo della gift economy: tu ospiti me, io in cambio ospito qualcun altro e tutti insieme facciamo girare il circolo virtuoso dell’altruismo.

Il modello oggi è rodato e ha fatto da apripista a nuove forme di turismo smart, accomunate da un unico denominatore: la voglia di abitare i posti in cui si viaggia. È il caso di Airbnb, nato come alternativa ai classici bed & breakfast, che oggi oltre alle stanze private offre anche case ai confini della realtà come barche ormeggiate lungo il Tamigi o case sull’albero, fino ad “attività memorabili organizzate da persone del luogo”. Una varietà di esperienze insolite, fuori dal radar dei normali tour operator. Potete farvi fare un servizio fotografico da un instagrammer di Tokyo a Shibuya, girare per Barcellona in skate, arrampicarvi sul letto delle Bua Thong Waterfall in Thailandia, fare le tagliatelle assieme a una nonnina emiliana ottuagenaria o cucinare con il bambù su una spiaggia paradisiaca delle Filippine, andare a cavallo nel Parco dei Nebrodi, fare yoga all’alba con vista sul Golden Gate bridge o cavalcare le onde nelle spiagge selezionate assieme alla World Surf League.

Pane fatto in casa, Slovenia ©Mark Read/Lonely Planet

La moneta di scambio per l’ospitalità? Rimboccarvi le maniche

Vivere a stretto contatto con la natura, per un breve periodo, può essere un’esperienza gratificante e gratuita. È la filosofia del WWOOFing (World Wide Opportunities on Organic Farms), una realtà nata in UK negli anni Settanta, che da quasi mezzo secolo mette in contatto fattorie e aspiranti braccia restituite all’agricoltura. In cambio di qualche lavoretto nei campi riceverete vitto, alloggio e l’esperienza impareggiabile di sporcarvi le mani, nel senso più virtuoso del termine. In Italia l’associazione esiste dal 1999 e mette in contatto piccole realtà agricole che vogliono mettere in pista progetti rurali, educativi e culturali. Nessuno scopo di lucro: lo spirito è quello di creare relazioni di qualità tra persone che hanno a cuore l’ambiente, la condivisione e la vita all’aria aperta. Fa per voi se siete disposti a offrire il vostro impegno, scoprire nuovi modi di vivere, avete un grande spirito di adattamento e lo prendete come un vero viaggio, non come una vacanza. La fatica sarà ampiamente ripagata dalla soddisfazione.

Con il WWOOfing in cambio di qualche lavoretto nei campi riceverete vitto e alloggio ©Alasdair Turner/Getty Images

Lo scambio casa per immaginare vite alternative

Cercate qualcosa di più rilassante? Scambiare casa vostra con quella di qualcun altro potrebbe essere la soluzione. Nel film The Holiday (uscito in Italia col titolo L’amore non va in vacanza), del 2006, Cameron Diaz e Kate Winslet durante le vacanze natalizie si scambiano gli appartamenti: una villa con piscina a Los Angeles e un minuscolo cottage con il caminetto scoppiettante nella campagna inglese, per cambiare aria cambiando anche un po’ vita, clima, latitudini e abitudini. È quello che promettono le piattaforme di house swap, ovvero scambio casa, che prevedono una quota d’iscrizione e vi permettono di abitare da chi verrà a stare da voi o, più spesso, di scegliere soluzioni asincrone e non necessariamente reciproche, con un sistema di crediti e punti, visto che tempi, modi e desideri di scambio non sempre coincidono.

Potete anche occupare la casa di qualcun altro in sua assenza, senza mettere a disposizione la vostra, facendo house sitting: in cambio dell’ospitalità gratuita avrete delle piccole mansioni da svolgere come innaffiare le piante, farvi trovare in casa per ritirare i pacchi o la posta, portare a spasso fido o dar da mangiare a micio, tenere in ordine la casa e godervi il luogo in cui si trova, senza allontanarvi troppo. Può essere la soluzione che fa per voi se amate viaggiare slow, con tutti i comfort di una vera casa senza dover interagire con i suoi occupanti.

Un’opzione dedicata ai più giovani per trasferirsi all’estero per qualche mese o un anno è quella degli scambi alla pari. Il circuito ufficiale AuPair permette a ragazzi dai 18 ai 30 anni di essere ospitati da una famiglia, assorbendo usi e costumi locali. Molti programmi di volontariato internazionale e vacanze studio si basano sullo stesso principio.

A volte è possibile scambiare conoscenza e abilità per un soggiorno nel luogo dei sogni ©shellygraphy/Shutterstock

Viaggiando si impara (e si insegna)

Il viaggio può diventare l’occasione per arricchirsi seguendo il principio dello scambio equo e solidale. Modelli come Workaway e Worldpackers prevedono lo scambio di ospitalità in particolare nei paesi in via di sviluppo, in collaborazione con le ONG o associazioni locali: in una piantagione di caffè in Colombia o in una fattoria a impatto zero del Kerala, per imparare tutto sulla permacultura nelle foreste del Portogallo, o contribuire a creare progetti ecosostenibili off grid in ogni angolo del mondo.

Perfetta per un soggiorno sprint di massimo due giorni, o in giornata, l’associazione Servas, una rete di ospitalità che esiste dagli anni Cinquanta e si basa su un modello filosofico pacifista di amicizia e ospitalità disinteressata. Chi vi ospita mette tutto il suo tempo a disposizione per onorare la vostra presenza, facendovi da Cicerone e mostrandovi la cultura del luogo, anche solo per fare due chiacchiere con qualcuno del posto davanti a un piatto locale o una tazza di caffè.

Un interessante progetto italiano coniuga l’amore per il viaggio e quello per la cultura: partecipando al Bed & Learn Project vi sdebiterete insegnando qualcosa a chi vi ospita, dal bricolage a impastare gli gnocchi, dalla meditazione al tennis, barattando le vostre competenze e passioni con la possibilità di alloggiare gratis.

A casa sì, ma con tutte le comodità di un hotel

Adorate sentirvi a casa ma sentite la mancanza di reception, pulizie in camera, cambio delle lenzuola? La soluzione che fa per voi potrebbe essere l’albergo diffuso, un modello sostenibile che questo aprile ha compiuto 30 anni e ha permesso di ridare la vita al centro storico di piccoli borghi, approfittando di spazi e servizi comuni, ma pernottando in alloggi privati. In Italia e dintorni ce ne sono moltissimi, molto pittoreschi, che hanno anche lo scopo di recuperare zone altrimenti disabitate come nel caso di Borgo Giusto in provincia di Lucca, fatto di antiche casette di pietra ristrutturate attorno a una piscina. A Valle, in Istria, in una cittadina arroccata sopra una baia turchese potete scegliere se soggiornare nelle abitazioni storiche, nelle villette moderne o nel glamping sulla baia. A Matera potete dormire in uno dei 18 sassi delle Grotte della Civita, organizzati come suite di lusso: lo spazio comune è allestito in un’antica chiesa rupestre.

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