Spalato

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I resti del Palazzo di Diocleziano sono ancora il cuore del centro storico della città dalmata. Il turismo è in crescita, i caffè della Riva sono sempre affollati. Non mancano teatri, musei e locali di tendenza.
Immaginate di vivere in un palazzo dell’Impero romano. Di svegliarvi la mattina tra colonne e capitelli.

I resti del Palazzo di Diocleziano sono ancora il cuore del centro storico della città dalmata. Il turismo è in crescita, i caffè della Riva sono sempre affollati. Non mancano teatri, musei e locali di tendenza.
Immaginate di vivere in un palazzo dell’Impero romano. Di svegliarvi la mattina tra colonne e capitelli.

Di scendere in piazza e sedervi sulla pietra calcarea fatta portare da Diocleziano 1700 anni fa, guardando una sfinge. Siamo al centro di Spalato (Split), all’interno del Palazzo di Diocleziano, l’unico resto romano ancora oggi abitato da più di tremila persone.

Una grande fortezza che si sviluppa su tre livelli, quello del mare, il sottosuolo e la cinta muraria, al cui interno nei secoli si è formato un borgo medievale prima e un dedalo di strette vie e palazzi nobiliari nei secoli successivi.

Un piccolo centro cittadino che racchiude tra le lunghe mura e le quattro porte, la somma di secoli di storia. Strato dopo strato le diverse culture si sono qui sovrapposte senza mai abbattere quello che le ha precedute, ma fondendosi, sommandosi, ergendosi sempre più in alto, all’interno dei confini invalicabili del perimetro del Palazzo.

Sembra quasi irreale e posticcia l’impressione che fa questo borgo. Potrebbe essere lo sfondo di un racconto di Borges, o una scenografia immaginata da un architetto di Disneyland in vena di esagerazioni. Una sfinge di granito nero a guardia di un battistero costruito incorporando la struttura di un tempio romano, la filiale di una banca con al centro un resto di colonna che non si è potuto rimuovere; antenne paraboliche attaccate pochi centimetri da capitelli romani.

E poi palazzi in stile veneziano esplosi all’interno di templi romani, arcate gotiche inghiottite da costruzioni barocche, chiese nate tra le mura di santuari e mausolei. Un inseguirsi di stili ed epoche che si snodano intorno alla piazza centrale, il Peristilio, a un tempo area di accesso al quartiere imperiale e oggi raduno serale per gli aperitivi. L’orientamento è semplice, grazie alle porte poste ai quattro punti cardinali. Poi ci si muove tra vicoli, logge, archi, portali scoprendo dietro a ogni angolo una meraviglia di epoca diversa. Il tutto condito dalla vita quotidiana degli abitanti che assuefatti al luogo tagliano i pomodori appoggiati a una colonna, stendono i panni tra i capitelli, sorseggiano un bicchiere di vino.

In un angolo c’è il mercato del pesce, che rimane immutato, nonostante poco lontano, negli ultimi anni, siano emersi i negozi di souvenir. Fuori dal castello, Spalato è una gradevole città di mare, la più grande della Dalmazia, con un lungomare segnato da palme e bandiere, tre musei archeologici ed etnografici e un bel museo d’arte, la Galleria Mestrovic, dedicato al più grande scultore croato del ‘900.Le spiagge, poco distanti dal centro, non hanno molto da invidiare alle isole di fronte, specialmente se ci si dirige verso sud.

Spalato è un luogo dove i turisti sono in genere di passaggio: secondo l’Ufficio del turismo, che occupa la piazzetta principale della fortezza, solo un turista su duecento rimane a dormire; anche perché il turismo è un fenomeno relativamente recente e le strutture sono ancora sottodimensionate rispetto ai visitatori, per ora è una tappa di poche ore nei viaggi organizzati per chi è diretto verso le vicine isole della Dalmazia centrale. Conviene invece rimanere, aspettare che le folle se ne vadano, e passare la serata in uno dei locali del centro, tra concerti e spettacoli. Conviene rimanere, guardare il panorama dalle mura e il mare, come lo vedeva l’imperatore, lì dove, diversamente dall’ Italia, è possibile vedere il tramonto sull’Adriatico.

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