Siviglia capitale del Flamenco

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Si scuote e vibra tutta allo schioccare delle nacchere. Siviglia è la capitale del flamenco. Ed è qui che ogni due anni si svolge la più grande manifestazione dedicata al ballo gitano. Giunta alla sua quindicesima edizione, la Biennale del Flamenco anima le sale e le piazze della città andalusa per un mese intero, dal 10 settembre all’11 ottobre, con concerti, spettacoli e scenografie artistiche. In cartellone, star internazionali di canto e di ballo, grandi maestri e artisti esordienti che si esibiranno nei teatri storici della città, all’Auditorio Rocío Jurado e nella plaza de San Francisco, il cuore di Siviglia e l’arena pubblica della città, dove abitualmente si svolgono feste, processioni e tornei.

Si scuote e vibra tutta allo schioccare delle nacchere. Siviglia è la capitale del flamenco. Ed è qui che ogni due anni si svolge la più grande manifestazione dedicata al ballo gitano. Giunta alla sua quindicesima edizione, la Biennale del Flamenco anima le sale e le piazze della città andalusa per un mese intero, dal 10 settembre all’11 ottobre, con concerti, spettacoli e scenografie artistiche. In cartellone, star internazionali di canto e di ballo, grandi maestri e artisti esordienti che si esibiranno nei teatri storici della città, all’Auditorio Rocío Jurado e nella plaza de San Francisco, il cuore di Siviglia e l’arena pubblica della città, dove abitualmente si svolgono feste, processioni e tornei.

Dalla mattina fino a tarda notte, ogni spazio pubblico si trasforma in palcoscenico e galleria per ospitare esibizioni d’arte e fotografia, spettacoli, corsi e incontri. Tra gli eventi paralleli da segnalare: il dibattito patrocinato dall’Università Internazionale d’Andalusia, Los Flamencos hablan de sí mismos, dal 22 al 26 settembre nel Monastero Santa María de las Cuevas e il corso El flamenco es música, dal 15 al 19 settembre, all’Università di Siviglia.

Siviglia, epicentro del nuovo lifestyle andaluso, che non rinnega le tradizioni. Come il flamenco, a cui la città dedica dal 10 settembre all’11 ottobre una grande manifestazione internazionale.
Al ballo gitano si ispirano anche i giovani stilisti e gli interior designer protagonisti dello stile neo-riad, fusion fra retaggi della dominazione araba e gusto contemporaneo, che caratterizza oggi atelier e alberghi del quartiere più creativo della città, il Barrio di Santa Cruz.
Qui Las Casas del Rey de Baeza, in un palazzotto del 1248, accosta dettagli rustici a un gusto minimal. Ha un patio acciottolato, balconate blu-cobalto e tendine di iuta. Il Petit Palace Santa Cruz, aperto due anni fa, rivisita in chiave design una casa-palazzo del XVIII secolo. Con esiti felici: poltroncine al posto delle fontanelle del patio, soffitti neri in contrasto con le balconate bianche, camere ipermoderne e un’unica stanza al pianoterra che ha conservato nelle travi e nelle piastrelle maiolicate le tracce del passato.

Sempre nel barrio di Santa Cruz, un altro indirizzo creativo è l’eclettica Casa del Maestro del nipote del chitarrista flamenco Niño Ricardo, che in questa casa di ringhiera ha raccolto ricordi di viaggio e tessuti indiani e marocchini. Non c’è ascensore, le camere sono coloratissime e sempre con i fiori freschi, la prima colazione non ha limiti di orario. Su una straduzza dello stesso quartiere si apre il patio del Corral del Rey, inaugurato un anno fa. È qui che il neo-riad tocca il suo apice più chic. Spot di nuova generazione illuminano gli archi, lampade di fattura orientale danno luce al bancone del bar. Tra specchi, arazzi e mobili di arte povera, si arriva alle sei camere arredate con tessuti indiani e caucasici.
In pochi passi si raggiunge la zona di calle Cuna, hot-spot dello shopping sivigliano. La boutique di Pilar Vera, nella calle Rivero, è un’icona della nuova moda flamenca: per quest’anno, maniche dai grandi volumi, tessuti patchwork, viola e azzurri accostati al rosso e all’arancione.
A Siviglia cenare è out. Meglio concedersi il piacere lento e sociale di tapear: un buon indirizzo è il bar Becerríta (Recaredo 9).

Da Siviglia, in un paio d’ore d’auto verso nord, si arriva a Cordova, piccola e segreta. Andando verso sud, invece, si fa tappa a Ronda, cuore dell’Andalusia. Villaggi bianchi e fascinose masserie, grandi vini e sterminate tenute dove ancora si allevano tori da combattimento. Con l’Africa sullo sfondo.

Fonte: www.corriere.it

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