Sicilia, alla ricerca del dolce perfetto

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Noto ha forme e sapori barocchi. Ibla è la città del gelato chic. Modica profuma di mandorle e cacao. E proprio qui dal 3 all’8 dicembre si tiene il festival del cioccolato artigianale. Ecco il nostro viaggio goloso, tra ricette millenarie e nuove sperimentazioni, lungo la costa più meridionale d’Italia.

Noto ha forme e sapori barocchi. Ibla è la città del gelato chic. Modica profuma di mandorle e cacao. E proprio qui dal 3 all’8 dicembre si tiene il festival del cioccolato artigianale. Ecco il nostro viaggio goloso, tra ricette millenarie e nuove sperimentazioni, lungo la costa più meridionale d’Italia.

Si parte da Catania, si attraversa il Val di Noto, si continua verso sud, fino a Ragusa. Un tour gourmand tra paste di mandorla, cassate e granite, e un po’ anche tra le dolci stratificazioni gastronomiche lasciate dai tanti popoli che hanno attraversato nei secoli la Sicilia. A pochi minuti d’auto dall’aeroporto, in quel salotto buono catanese chiamato via Etnea, di fronte a Villa Bellini, il primo ripasso della pasticceria sicula tradizionale si fa da Savia, dove da oltre un secolo la stessa famiglia eccelle nella produzione di cannoli di ricotta e pistacchi, torroncini e, soprattutto, le più etnee delle ricette. Le Minnuzze di Sant’Agata, cassate mignon che rievocano il martirio della santa patrona della città, e le olivette di pasta reale.

Facendo rotta a sudovest, all’altezza di Siracusa, ma più verso l’interno, vi troverete nell’antica colonia greca di Akrai, oggi Palazzolo Acreide, con i ben conservati resti del bouleutèrion – dove si riuniva il consiglio cittadino – e un teatro della metà del II secolo a.C. che, sebbene di dimensioni ridotte rispetto a quello del capoluogo, non ha nulla da invidiargli. Basta a questo punto proseguire verso il moderno centro storico per incontrare la Pasticceria Caprice e, proprio davanti, il Bar Pasticceria del Corso Infantino.

DOLCI SOUVENIR
Qui si assaporano ottime paste fresche alla frutta, ma anche "dolci souvenir" da portare agli amici come la colorata e saporita frutta martorana di farina di mandorle e zucchero o le scorzette d’arancia candite al cioccolato, fino a delizie sconosciute ai non autoctoni come i facciuna (pasticciotti a base di pasta di mandorle, miele, cacao e cannella appartenenti alla tradizione dolciaria conventuale) o la cotognata (marmellata di mele cotogne rassodata nelle tipiche formelle di ceramica di Caltagirone).

A Noto, la capitale del Barocco, la firma più autorevole in campo dolciario resta il Caffè Sicilia, fondato nel 1892, epoca in cui era il locale più alla moda tra i nobili del posto. Sebbene ancora oggi mantenga la sua aria vagamente aristocratica e spesso sia difficile riuscire a prendere un tavolo, vale la pena stare un po’ in attesa per provare il gusto autentico della cassata, preparata secondo l’antica ricetta araba, o le più innovative creazioni del maestro pasticcere Corrado Assenza, che racchiudono tutti i sapori e i profumi della Sicilia.

FRAGOLE, PACHINO & CIOCCOLATA
Tra le proposte più originali c’è ad esempio la granita al pomodorino di Pachino e fragole o quella all’insalata di arancia e cipolla, oppure i bizzarri semifreddi al formaggio caprino e fave di cacao. Il must per i chocoaholic è Modica, altra affascinante perla barocca immortalata in tante indagini del commissario Montalbano. È questa la patria del rinomato cioccolato modicano, mutuato dalle ricette della tradizione azteca giunte in Sicilia con gli spagnoli. Avete presente quello quasi nero, amarognolo, con grossi granuli di zucchero ed una consistenza rustica e dura? Le migliori barrette in commercio sono quelle artigianali dell’Antica Dolceria Bonajuto, con semi di cacao macinati mescolati a mais cotto con vaniglia e cannella. Dal 3 all’8 dicembre, inoltre, si terrà proprio a Modica la VI edizione di Chocobarocco: una festa dedicata al cioccolato artigianale che prevede spettacoli, mostre, seminari e naturalmente degustazioni tra le antiche botteghe artigianali del centro storico.

Ancora a Modica da non perdere un’altra specialità decisamente unica. Gli ‘Mpanatigghi: pasticcini di pasta frolla farciti con controfiletto di manzo tritato e mescolato a cioccolato fuso, mandorle tritate, zucchero, uova e chiodi di garofano. Anche le origini di questo salto mortale culinario rimandano ai monasteri. Ai giorni in cui le suore, impietosite per le fatiche dei predicatori che giravano per i conventi di Quaresima, nascondevano carne trita nell’impasto di mandorle e cioccolato (il cui consumo era consentito anche in periodo di digiuno). Ottimi quelli della Pasticceria Bonomo: le mandorle sono quelle della vicina Avola, perfette per i confetti e protette dal 2000 da un consorzio di produttori.

Infine, per chi ama il gelato, a Ibla, il nucleo storico di Ragusa, imperdibile la sosta da Gelati DiVini, gelateria e minienoteca di piazza Duomo. Tra i gusti best seller, miele degli Iblei, carruba e ricotta di pecora. Ma ci sono anche i gelati "alcolici" al Brachetto d’Acqui, o, per restare al Sud, al Passito di Pantelleria. A proposito, che si beve con i dolci dell’isola? Il bianco aromatico Mandrarossa Vendemmia Tardiva 2008, consiglia l’Azienda Settesoli di Menfi. Trattandosi di quella che il Gambero Rosso ha premiato come la migliore cantina d’Italia del 2009, oltre che la più verde, grazie alla prima vigna a energia solare, c’è da fidarsi.

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