Shopping Natalizio sempre più conveniente a New York

Condividi questo articolo su :

I turisti europei che sbarcano sotto Natale al J.F.K. di New York hanno valige enormi ma insolitamente leggere: al momento di ripartire il bagaglio è strapieno di jeans Abercrombie and Fitch, camicie Brooks Brothers, cravatte Ralph Lauren e si è aggiunto di solito qualche collo in più. Per chi arriva a New York dal Vecchio Continente la Grande Mela è diventata una mecca dello shopping, e dello shopping a prezzo di sconto. Grazie al calo del "biglietto verde", un gadget della Apple come il nuovissimo iTouch costa nel negozio del colosso di Steve Jobs sulla Quinta Strada l’equivalente di cento dollari in meno del cartellino del prezzo a Londra. Lo stesso vale per un paio di scarponi Timberland.

I turisti europei che sbarcano sotto Natale al J.F.K. di New York hanno valige enormi ma insolitamente leggere: al momento di ripartire il bagaglio è strapieno di jeans Abercrombie and Fitch, camicie Brooks Brothers, cravatte Ralph Lauren e si è aggiunto di solito qualche collo in più. Per chi arriva a New York dal Vecchio Continente la Grande Mela è diventata una mecca dello shopping, e dello shopping a prezzo di sconto. Grazie al calo del "biglietto verde", un gadget della Apple come il nuovissimo iTouch costa nel negozio del colosso di Steve Jobs sulla Quinta Strada l’equivalente di cento dollari in meno del cartellino del prezzo a Londra. Lo stesso vale per un paio di scarponi Timberland.

I Levìs 501 comprati nel superstore su Lexington Avenue a 58 dollari sarebbero costati l’equivalente di 120 dollari oltre Atlantico nel negozio di Regent’s Street «Per molti europei gli Stati Uniti sono diventati una destinazione di viaggio a buon mercato da conquistare con la loro valuta forte», ha scritto oggi il New York Times: un pò come quando, in un passato neanche troppo remoto, gli americani che volevano sentirsi ricchi andavano in America Latina, o ai Caraibi, e perfino nella vecchia Europa. I mutati rapporti dei cambi hanno ribaltato le carte. Oggi è l’americano in Europa che stringe la cinghia: soprattutto gli "expats" che ci si trovano per lavoro, che ci devono vivere per contratto ma il cui stipendio e le cui pensioni arrivano in dollari.

Niente più cene fuori al bistrot parigino quando una bottiglia di acqua minerale Perrier da 3 euro e mezzo si traduce in cinque dollari; niente più regali di Natale da "vacche grasse" quando l’iPod da 159 euro equivale a 230 dollari da far rientrare nello stipendio. «Chi può resiste sperando che le cose si mettano meglio, molti però gettano la spugna e partono», ha detto al New York Times Susie Bondi, un’americana che ha abitato a Parigi negli ultimi 12 anni ma si è trasferita a Vienna dove il costo della vita è più abbordabile. Per i turisti europei negli Usa è tutt’altra musica: i tour operator reclamizzano i tassi di cambio vantaggiosi attirando visitatori di mezzi modesti che l’euro forte ha reso improvvisamente ricchi non appena varcate le frontiere, gente che a New York non aveva mai messo piede considerandola una destinazione irraggiungibile per un reddito di modeste dimensioni.

Vere e proprie statistiche non ce ne sono ma ai Fitzpatrick Hotels di Manhattan, due alberghi che accolgono turisti inglesi e irlandesi e dove una camera costa 460 dollari a notte, il manager George Chiaves conferma una forte presenza di famiglie della "working class": «Gente di mezzi modesti qui per la prima volta che non riesce ancora a capacitarsi del potere d’acquisto della propria moneta». È su di loro – gli ’Euroricchì arrivati con le valigie vuote a J.F.K. – che i department stores dell’America afflitta dalla crisi dei subprime confidano per uscire non troppo ammaccati dalla stagione del Natale: gli europei – testimone chiunque cerchi di farsi largo sgomitando tra la folla del Rockefeller Center in questi giorni – hanno invaso i negozi e gli shopping mall degli Usa al ritmo più alto degli ultimi sette anni. Nel 2007, secondo stime del Dipartimento del Commercio, i viaggiatori stranieri spenderanno 92 miliardi di dollari negli Stati Uniti. Il numero dei turisti dovrebbe salire del 5 per cento a 53,6 milioni con gli europei che fanno la parte del leone e il 35 per cento di questi in visita a New York.

Fonte: www.lastampa.it

Condividi questo articolo su :

Benvenuto su ZonaViaggi.it !

Tieniti sempre informato sulle nostre novità seguendoci sui social

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: