Shopping a Ferrara

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Dalla migliore salama da sugo della città al più famoso negozio d’abbigliamento vintage d’Italia, dai celebri cappellaci di zucca alla più grande collezione di jeans del mondo. Tra fast fashion, outlet di marca e brand storici, tutti gli indirizzi per fare ottimi affari. Sulle tracce degli antichi commercianti ebrei. E del Giardino dei Finzi-Contini

Il lusso e l’arte pura, l’esibizione e la sua sanzione, rappresentati nello stesso luogo. Se ogni città possiede un proprio simbolo unico, quello di Ferrara è scolpito sulla fiancata meridionale della cattedrale.

Dalla migliore salama da sugo della città al più famoso negozio d’abbigliamento vintage d’Italia, dai celebri cappellaci di zucca alla più grande collezione di jeans del mondo. Tra fast fashion, outlet di marca e brand storici, tutti gli indirizzi per fare ottimi affari. Sulle tracce degli antichi commercianti ebrei. E del Giardino dei Finzi-Contini

Il lusso e l’arte pura, l’esibizione e la sua sanzione, rappresentati nello stesso luogo. Se ogni città possiede un proprio simbolo unico, quello di Ferrara è scolpito sulla fiancata meridionale della cattedrale.

Per leggerlo, è sufficiente chinarsi e aguzzare lo sguardo oltre le vetrine di negozi che, in discendenza delle originarie, antichissime botteghe, si appoggiano a questo lato del Duomo: data 13 maggio 1173 ed è una delle prime normative suntuarie della regione. Il lusso e la sua legge contro, entrambi pronti a sostenersi e a darsi man forte, che è il motivo per cui, volendo visitare Ferrara come merita, eviterei tutte le solite banalità e i preziosi indirizzi sulla salama da sugo (una botta ai trigliceridi, incompatibile con le nostre case riscaldate e le nostre occupazioni sedentarie, peraltro).
Comunque, se proprio si desidera, l’indirizzo giusto per gustarla è il ristorante Tassi a Bondeno, celebre anche per i cappellacci di zucca: ma non acquistatela. Non riuscireste mai a cucinarla a lungo e con delicatezza come, a dispetto dell’apparenza, merita. Prenderei invece in considerazione l’evidenza che, pur togliendo Torquato Tasso e Ludovico Ariosto – troppo impegnati nell’esaltazione degli eroismi cavallereschi – se alla città hanno dedicato romanzi e pagine alcuni fra i maggiori scrittori nazionali, da Fulvio Testi a Giorgio Bassani, un motivo ci sarà. Innanzitutto, in qualunque stagione e dovunque si alloggi, a Ferrara si deve affittare una bici, visitare la mostra del momento a Palazzo dei Diamanti (in molte occasioni il palazzo vale quanto la mostra), quindi il Castello Estense, la cattedrale, la boutique Segreto che le sta giusto alle spalle, una delle 200 migliori d’Italia secondo il Black Book of Retail, fare una sosta al panificio Cappelli di via Ripagrande per una "coppia ferrarese", il tipico pane di pasta dura intrecciato come in un abbraccio.

TRA SINAGOGHE E ANTICHI INSEDIAMENTI
Chiuso l’eventuale shopping gastronomico, infilando nel cestino della bici qualche prodotto di erboristeria o una conserva consigliata da Roberto Carassiti di Antichi Sapori del Po, è un’ottima scelta girare per le strade del ghetto che parte da via Mazzini e arriva a via Vignatagliata, citatissima in ogni romanzo della saga di Bassani, con una dovuta sosta al museo ebraico, in un palazzetto cinquecentesco ricco di documenti, oggetti preziosi e memorabilia (no, non quelli del Giardino dei Finzi-Contini: la fondazione intitolata allo scrittore si trova a Codigoro, mentre la sede operativa è a Ferrara, presso lo Iuss, via Scienze 41b; se siete interessati alle attività in memoria dello scrittore potete contattare la professoressa Silvana Onofri, [email protected] ). Comunque, fra tracce di insediamenti ebraici, leggi suntuarie, regolamentazioni sull’antico consumo di moda e lusso moderno, si arriva a una lettura un po’ particolare della storia italiana, che è lo speciale legame fra l’abbigliamento e gli ebrei. Fin dall’antichità, gli ebrei sono stati ottimi sarti, ma dal Medioevo in poi, soprattutto mercanti e commercianti di abiti usati. Certo, un’attività derivata da quella di prestatore, una delle poche che i comuni, i principati e i ducati – e quello di Ferrara non faceva eccezione – concedessero ai membri della comunità, ma che testimoniano nondimeno come le terre emiliane e romagnole siano state relativamente ospitali con gruppi di fede ebraica. La regione è costellata di sinagoghe, alcune splendide e restaurate di recente, e sarebbe quasi e addirittura possibile visitarle affiancandovi una sosta a un outlet o uno spazio vendita aziendale di brand modaioli famosissimi.

TRA OUTLET E BRAND MODAIOLI
Partendo da Ferrara verso Ravenna, a Lugo di Romagna, cuore di uno degli insediamenti più antichi di commercianti ebrei di "pannine, cotonine, telerie, seterie", come da un documento datato fine Settecento, si trova per esempio uno dei più famosi centri di abbigliamento vintage d’Italia, A.n.g.e.l.o., che vende o affitta capi molto importanti, e possiede una delle maggiori collezioni di jeans al mondo. A lui si rivolgono produzioni televisive o musicali, e tendenzialmente – anche senza essere patiti del vintage – da una sosta ad Angelo Caroli non si esce mai delusi. Risalendo verso Modena e Parma, ci si può fermare a Carpi, per una visita alla sinagoga, splendidamente restaurata di recente, ora sede della Fondazione Ex-Campo di Fossoli (gli arredi originari si trovano alla sinagoga di Modena e, in parte, in Israele) e, in contemporanea, fare un tour di shopping nei tanti outlet della zona, dove hanno sede brand storici come Blumarine, ma anche nomi in crescita del fast fashion, da Denny Rose a Love Sex&Money (www.eurostylesnc.com per gli indirizzi e gli orari di apertura degli spacci aziendali locali). A Reggio Emilia, la sinagoga è oggi un centro culturale: in compenso a pochi chilometri, a Boretto, c’è un outlet, Diffusione Tessile di Max Mara, molto ben gestito (via Goleto 13, tel. 0522964415).
Fra letteratura, stile e ricordi, un ultimo cenno non può che andare alla salama da sugo: la cita nel 1722 un poemetto in ottave dal titolo evidente, Salameide, ma anche Bassani la evoca nel suo Giardino dei Finzi-Contini, come annotazione di alcune lettere del Carducci, conservate dal professor Ermanno Finzi-Contini, padre della fatale Micol.

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