Security negli aeroporti: le novità

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Dall’ingresso all’area bagagli: le misure anti attentati. Nuove generazioni di body scanner e «fiuta esplosivi»

Li chiamano «cacciatori». Cacciatori di passeggeri e comportamenti sospetti (oltre che imprevedibili): un particolare modo di serrare le labbra, di muovere le mani o di guardarsi attorno di un visitatore seduto davanti all’area arrivi. Un cambiamento nel tono di voce o una sottile contraddizione di un viaggiatore «interrogato» al check-in prima di imbarcarsi su un volo sensibile.

Dall’ingresso all’area bagagli: le misure anti attentati. Nuove generazioni di body scanner e «fiuta esplosivi»

Li chiamano «cacciatori». Cacciatori di passeggeri e comportamenti sospetti (oltre che imprevedibili): un particolare modo di serrare le labbra, di muovere le mani o di guardarsi attorno di un visitatore seduto davanti all’area arrivi. Un cambiamento nel tono di voce o una sottile contraddizione di un viaggiatore «interrogato» al check-in prima di imbarcarsi su un volo sensibile.

E ancora: un piccolo gesto incontrollato o la momentanea esitazione di un passeggero mentre entra nel body scanner non perdendo di vista il suo bagaglio a mano inghiottito dalla macchina a «raggi x». I primi «cacciatori» sono entrati in azione negli scali israeliani (dove i controlli iniziano addirittura prima di entrare nell’aerostazione), poi in quelli Usa. Oggi non c’è aeroporto che non abbia i suoi. «Perché non esiste la sicurezza perfetta, non c’è tecnologia che possa rendere un aereoporto sicuro al cento per cento», hanno ribadito dopo l’attentato di Mosca gli esperti di security a livello mondiale. E così mentre nei laboratori si studia l’uso dei terahertz per monitorare bagagli&passeggeri (ma anche di sistemi per la lettura del volto e dell’iride per il riconoscimento dei viaggiatori) e ai varchi di sicurezza degli scali più trafficati del pianeta s’impongono body scanner e sistemi per la lettura dei liquidi, controllori e «cacciatori» d’aeroporto affinano le loro strategie.

FIUMICINO E MALPENSA – Quelli della Transportation Security Administration – l’agenzia federale che si occupa della sicurezza degli aeroporti negli Usa – arriveranno dal prossimo mese di marzo anche in Italia. Proprio negli stessi giorni una seconda sperimentazione di nuovi e più sofisticati body scanner verrà avviata nello scalo romano di Fiumicino e in quello milanese di Malpensa. «L’arrivo negli aeroporti nostrani degli uomini della security statunitense è il risultato di un accordo che l’Ente per l’aviazione civile (Enac) firmerà la prossima settimana a Washington con la Tsa», ha annunciato Daniele Giuseppe Carruba, direttore centrale coordinamento aeroporti. «L’Italia è il primo Paese europeo a firmare un accordo su base paritetica per lo scambio di know-how in materia di sicurezza aeroportuale». L’attività degli 007 dell’aria americani partirà con l’addestramento dei nostri addetti all’attività di «cacciatori», la cosiddetta «attività di profiling», «ma anche all’uso dei body scanner – dice Carruba -, degli altri sistemi di controllo, quindi ai nuovi sistemi di ispezione (senza arrivare al contestato pat-down al quale l’Europa ha già detto no)». Gli Stati Uniti, di body scanner, ne hanno comprati quasi cinquecento: metà a «raggi x» e metà a «onde millimetriche attive». Una tecnologia, quest’ultima, scelta per motivi di privacy e di salute anche dall’Unione europea. Ecco così che, proprio in attesa delle direttive comunitarie previste per giugno, parte una nuova sperimentazione di questi body scanner negli scali di Roma e Milano. «Macchine più evolute rispetto alla precedente versione grazie a un nuovo software di analisi che garantisce una scansione migliore dei passeggeri», spiega Andrea Ascani Orsini, direttore tecnico della Gilardoni Spa che distribuisce in Italia sistemi di sicurezza prodotti dall’americana L3, tra cui il body scanner ProVision. «Macchine che tutelano la salute perché le onde radio non entrano nel corpo umano e tutelano la privacy non producendo l’immagine del passeggero». Oltre che negli scali Usa, sono una realtà in Canada e ad Amsterdam Schiphol. Ma quasi tutti i principali aeroporti Ue le stanno sperimentando.

LETTURA DEI LIQUIDI – In fase di certificazione sono invece le nuove macchine per la lettura dei liquidi. Dal prossimo 29 aprile i passeggeri dei voli in transito (dalla stessa data del 2013 tutti) potranno tornare a portare a bordo liquidi in quantità superiori rispetto a quelle minime previste oggi. «Purché gli aeroporti dispongano di apparecchi in grado di leggere i liquidi», afferma Ascani Orsini. «Le nostre sono macchine a "raggi x", ma ne esistono a onde elettromagnetiche, a laser, con caratteristiche dielettriche: tutte cercano tipologie di liquido identificate come pericolose». In particolare esplosivo, per la cui ricerca entrano in campo analizzatori di tracce sempre più sofisticati. Passeggeri pericolosi si prefiggono invece di individuare i sistemi di lettura dell’iride e del volto allo studio. «Già sperimentati sui dipendenti degli aeroporti di Roma e Venezia dopo l’attacco alle Torri Gemelle – dice Carruba – hanno un limite: per essere veramente efficaci devono disporre di banche dati complete e tempo. Non esiste la sicurezza al cento per cento ma non si può nemmeno blindare il sistema. L’approccio dopo le Torri Gemelle è prevenire l’imprevedibile». Da qui la decisione di puntare sulle tecnologie ma soprattutto sui controllori e sui «cacciatori» d’aeroporto.

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