Rubare una valigia a Linate

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Ci perdoni, signor Gianpiero D., atterrato lunedì a Linate con il volo Airone AP6827 dal Charles de Gaulle di Parigi. Dopo averla pesca­ta a caso, abbiamo preso in prestito (e poi per carità subito riconsegnata al check-in della compagnia di bandiera) la sua valigia. L’abbiamo presa in presti­to per poco tempo e pochi metri: dal­l’interno dell’aeroporto fino al parcheg­gio dei taxi. È infatti cosa non impossi­bile, se a uno venisse voglia, sempre che già non sia venuta a molti, prende­re questa valigia, così come le altre deci­ne, e andarsene. Insomma, compiere un furto.

Ci perdoni, signor Gianpiero D., atterrato lunedì a Linate con il volo Airone AP6827 dal Charles de Gaulle di Parigi. Dopo averla pesca­ta a caso, abbiamo preso in prestito (e poi per carità subito riconsegnata al check-in della compagnia di bandiera) la sua valigia. L’abbiamo presa in presti­to per poco tempo e pochi metri: dal­l’interno dell’aeroporto fino al parcheg­gio dei taxi. È infatti cosa non impossi­bile, se a uno venisse voglia, sempre che già non sia venuta a molti, prende­re questa valigia, così come le altre deci­ne, e andarsene. Insomma, compiere un furto.

In fondo, ci sarebbe l’imbarazzo del­la scelta. Le valigie sono quelle arrivate in ritardo o andate perse, non riconse­gnate ai proprietari, e adesso da ore, da giorni, buttate a terra, ammas­sate, strapazzate, forse abbando­nate, di certo non custodite, a lato dei nastri trasportatori. At­torno ai nastri altri passeggeri spingono, sbuffano, attendono l’uscita di borse e borsoni pre­gando che non siano stati smar­riti. La coda per le denunce, al­l’apposito sportello, è già lun­ga. E il vassoio con le caramelle alla frutta in omaggio non ad­dolcisce, figurarsi placare. Sarà tutta colpa dei ritardi delle consegne dei bagagli, nei giorni scorsi, all’aeroporto ro­mano di Fiumicino, delle due maggiori società di gestione dei servizi di terra. Ritardi mo­struosi, terminati, sì, ma che hanno provocato disagi a cascata su tut­ti gli scali italiani, con l’onda che anco­ra non si è arrestata. Oppure sarà an­che colpa — insistono i sindacati — de­gli oltre cento pensionamenti, in Sea, la società che controlla Linate e Malpen­sa, che hanno colpito «parecchi dipen­denti, molti dei quali con grande pro­fessionalità ed esperienza, addetti pro­prio allo smistamento delle valigie». Quest’ultima situazione spiegherebbe come mai, sempre ieri, per due ore, dal­le 13 alle 15, di addetti Sea che andava­no di muscoli a sollevare, spostare, am­massare i pesanti trolley, ce ne fossero appena due. Disperati, lottavano con­tro un nemico chiaramente superiore.

In un angolo si contano trentaquat­tro valigie. In un altro, ventuno. Quin­di cinque valigie ferme sul nastro tra­sportatore numero 2, altre tre sul pavi­mento, altre sette ancora appoggiate a un muro. C’è anche un passeggino. C’è un borsone con sopra adesivi con scrit­te in arabo. Altre otto valigie sono spar­se dalle parti della toilette. Trolley pos­senti come cavalli svettano tra una fila e l’altra di seggiolini. Dodici valigie so­no nascoste dal nastro numero 1. Ci so­no borsoni avvolti nei cellophane pro­tettivi, quelli per evitare le mani dei la­dri. Una famiglia è sbarcata dal Venezue­la. Manca un bagaglio. Dov’è finito? «Non lo sappiamo». Un’altra famiglia (madre, papà e bimbo piccolissimo) ha passato le vacanze a Miami. Se la sono goduta? Chissà. Non si capisce. O co­munque, se sì, è finita da un pezzo. Pal­lore, rabbia, occhiaie, muso lungo. Rac­conta la signora: «Dovevamo atterrare a Bergamo. Siamo atterrati a Linate. Pe­rò senza bagagli». Li avranno spediti a Bergamo, no? «No, dicono di no». Il ma­rito, in silenzio, osserva; a leggergli lo sguardo pare domandi che senso abbia martellarli di domande dato che nem­meno quelli dello sportello, l’apposito sportello, hanno finora dato risposte.

L’anno scorso, nel mondo, sono stati smarriti quasi 33 milioni di valigie. In media, il 46,5% dei bagagli imbarcati da Alitalia a Fiumicino sono stati ricon­segnati nei tempi previsti: lo standard richiesto è del 90%. Tra luglio e agosto, Alitalia ha accumulato 120mila euro di multe per il ritardo nella consegna dei bagagli. Uno dei due addetti della Sea, tempe­stato di chiamate sul cellulare di servi­zio per sapere com’è l’andazzo, com­menta con il collega: «Senti, ogni anno è la stessa storia». Parla calmo, coi ner­vi saldi. Ammirevole. Ogni tanto passa una signora elegante con accento roma­no, forse è dell’Alitalia (le valigie di­sperse hanno viaggiato in larghissima parte tutte su aerei Alitalia). La signora osserva i cumuli di borsoni, li fotogra­fa, per monitorare l’emergenza e ag­giornare i superiori. È un’attività in continua evoluzione perché le masse di valigie crescono, ondeggiano, sem­bra addirittura si spostino. Dice il capofamiglia sbarcato dal Ve­nezuela che «è una cosa vergognosa, penosa», e che «a me non frega niente sapere i motivi dei problemi, ci sono e basta. E se un turista dovesse, mettia­mo, fermarsi a Milano per una settima­na e gli perdono e ridanno la valigia do­po cinque giorni, che vacanza fa?». Dalle parti del nastro trasportatore numero 1 quelli della Sea hanno intan­to circondato le valigie perdute con del­le transenne, pannelli che non impedi­scono a certi disperati passeggeri di in­filarsi nel mezzo, frugare, cercare, smuovere, infine prendere atto che lì il proprio borsone non c’è, e andarsene. Alla dogana le forze dell’ordine osser­vano, scrutano, attente fermano per controlli. Però davvero è una fatica, in un caos tremendo, tra passeggeri che escono e presto tornano indietro, vio­lando il divieto d’ingresso ma guai a provare a fermarli. Sono stati a farsi un caffé, un panino, una sigaretta, e ora tornano per proseguire l’attesa, riprova­re la ricerca della valigia. Le forze del­l’ordine chiedono i documenti, perso­nali e di viaggio, e chiedono soprattut­to che venga mostrata la denuncia, uni­co e autentico lasciapassare.

La denuncia è quella presentata allo sportello, il famoso sportello con le ca­ramelle in omaggio (dopo un’ora e mez­zo abbondante ancora resistono, nono­stante siano gratis). Serve, la denuncia, per comunicare che non si ha traccia del trolley e per indicare a quale indiriz­zo inviarlo, qualora venisse rintraccia­to. Il punto, però, è: a quando la conse­gna? Tra quante ore, quanti giorni, quante settimane il signor Gianpiero D. riavrà la sua valigia? Si tratta di una valigia bella, di colore nero, una valigia che, garantiamo anche se non le servi­rà come consolazione, caro Gianpiero, gode di ottima salute e ha tutta l’aria di aver superato mille intemperie, cioè fe­rie e aeroporti.

Fonte: www.corriere.it

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