Raffinatezza e gusto: un tour tra Novara e Vercelli

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Troppe volte dimenticate dai viaggiatori disattenti, le province di Novara e Vercelli sveleranno ai più curiosi inaspettate sorprese: eleganti e silenziosi centri storici d’impianto medievale, imponenti abbazie, inusuali paesaggi che al tramonto si avvolgono d’incanto e un’enogastronomia golosa e tentatrice, capace di soddisfare anche i palati più esigenti.

Un giorno a Novara tra arte, architettura e cucina stellata

Un perfetto itinerario per chi vuole scoprire a passo lento le straordinarie bellezze che nasconde questo angolo della regione non può che partire da Novara, deliziosa cittadina che coniuga la proverbiale concretezza lombarda con l’eleganza e la raffinatezza piemontesi, il tutto incorniciato da quel mare a quadretti che sono le risaie. Il suo centro storico, fatto di pittoreschi vicoli lastricati regala a ogni svolta scorci inaspettati: ora la severa facciata del Teatro Coccia, addolcita dalle torte e dai pasticcini del Cannavacciuolo Café e Bistrot, lo stiloso locale dell’omonimo chef stellato che ha riportato a nuova vita uno dei luoghi simbolo della città; ora la maestosa Cattedrale di Santa Maria Assunta, capolavoro neoclassico dell’architetto Alessandro Antonelli inaugurato nel 1869, fronteggiata dal battistero paleocristiano che custodisce uno sbiadito ciclo di affreschi del V secolo e un’impressionante Apocalisse rinascimentale; ora il Broletto, cuore politico della Novara medievale, sul cui cortile si affacciano il Palazzo dell’Arengo e quello dei Paratici (XII secolo), quello del Podestà e quello dei Referendari, e che oggi ospita la Galleria d’Arte Moderna.

La Cupola della Basilica di San Gaudenzio a Novara © Ihor Serdyukov

Considerato che a questo punto sarà già l’ora di pranzo, meglio familiarizzare con l’ottima gastronomia locale. Magari da 4 Tavoli in Salumeria, un allegro ristorantino nel quale degustare sfiziosi piatti caldi o sontuosi taglieri di salumi e formaggi, nei quali la parte del leone la fa il gorgonzola, insieme con il riso, vero vanto culinario della città, oppure da Tantris, poco fuori dal centro. Qui, dietro ai fornelli c’è Marta Grassi, che ininterrottamente da 21 anni viene premiata con una stella Michelin per la sua cucina del territorio declinata con un tocco di modernità. Per sgranchirsi le gambe, niente di meglio che salire (in ascensore) sulla vertiginosa cupola della Basilica di San Gaudenzio, che con i suoi 121 metri è la struttura in mattoni più alta d’Italia, frutto anch’essa del genio antonelliano. Chi soffre di vertigini si lasci guidare, invece, dal dolce profumino che aleggia per la città: arriva dal laboratorio del Biscottificio Camporelli, che dal 1852 sforna quotidianamente migliaia di leggerissimi e fragranti biscottini. Una volta assaggiati sarà difficile farne a meno!

Ricetto di Ghemme, photo by Giorgio Perottino – Getty Images, Archivio VisitPiemonte – DMO Piemonte

Borghi medievali e ottimi vini alle spalle delle risaie

Dopo le bellezze della città, è tempo di spostarsi nella natura. Quella che circonda Novara e Vercelli è in gran parte addomesticata dall’uomo, che nel corso dei secoli ha trasformato l’antica foresta che ricopriva queste terre in un susseguirsi di risaie a perdita d’occhio che sono oggi luoghi di passo e di svernamento per migliaia di specie di uccelli acquatici. Il momento migliore per scoprirne le bellezze è la primavera e con un po’ di pazienza e un buon paio di binocoli non sarà difficile scorgere in mezzo all’acqua gli strambi ibis sacri, le garzette, i trampolieri e gli aironi che zampettano tra le piantine di riso.

È uno spettacolo dal quale è difficile staccarsi, ma c’è un buon motivo per farlo: a pochi chilometri da qui, nella fascia pedemontana, si trova il delizioso borgo medievale di Ghemme. La sua fama è data da due specificità: la prima è che il suo centro storico coincide con il castello-ricetto (risalente all’anno Mille), una sorta di rione fortificato, un tempo circondato da un fossato, nel quale gli abitanti del luogo si rifugiavano (e tenevano al sicuro le derrate alimentari) in caso di attacchi dei nemici. Oggi in molti dei suoi antichi magazzini si elabora quella che è la seconda ragione che giustifica un salto da queste parti: il Ghemme, un vino rosso prodotto con uve di Nebbiolo e di Vespolina, i due vitigni tipici dell’area. I fratelli Antonello e Paolo Rovellotti all’inizio degli anni Settanta sono stati tra i primi a trasformare quella che era una produzione casalinga in una cantina d’eccellenza. Oggi sono tra i più noti e celebrati viticultori della provincia e con frequenza organizzano degustazioni e visite guidate ai loro magazzini sparsi per il ricetto, dove il vino riposa in botte prima di essere imbottigliato e venduto. Nel caso in cui non riusciate a contattarli, ma non vogliate perdervi i loro prodotti, fareste bene a guidare per qualche minuto verso Nord e fermarvi a Gattinara, già in provincia di Vercelli, dove si trova l’Enoteca Regionale, che custodisce tutti i più prelibati vini del territorio, compreso – appunto – il Gattinara, fratello (quasi gemello) del Ghemme.

Il Sacro Monte di Varallo, dichiarato Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO © gab90

La piccola Gerusalemme di Varallo, ai piedi del Monte Rosa

Da Gattinara, nelle giornate terse, non è difficile scorgere dietro alle colline rigate dai vigneti la massiccia silhouette del Monte Rosa, probabilmente la più bella montagna dell’intero arco alpino. Ai suoi piedi si sdraia Varallo, un classico borgo di montagna attraversato dal vigoroso fiume Mastallone e lambito dal Sesia. Dopo aver gironzolato con il naso per aria tra i bassi palazzotti colorati e aver addentato una saporita miaccia (una via di mezzo tra una crêpe e una piadina) col formaggio, è il caso di dirigersi verso la parte alta del paese, dove si staglia la Chiesa di Santa Maria delle Grazie.

Dietro la facciata un po’ anonima del tempio si cela uno straordinario capolavoro della pittura rinascimentale: il ciclo della vita, passione e morte di Gesù affrescato, sul tramezzo dell’aula, da Gaudenzio Ferrari tra la prima e la seconda decade del Cinquecento. Diviso in 20 pannelli che circondano la Crocifissione, è considerato uno dei lavori più riusciti del pittore valsesiano.

Quando vi sarete ridestati da tanta bellezza, sarà giunto il momento di attraversare la strada e salire in funivia fino al Sacro Monte di Varallo, dichiarato Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO. Costruito su iniziativa del frate francescano Bernardino Caimi, che nel 1481, appena tornato dalla Terra Santa, volle edificare una piccola Gerusalemme per coloro i quali non sarebbero mai riusciti a visitare quella vera. Il complesso si compone di una basilica, diversi edifici a immagine di quelli originali e 44 cappelle “popolate” da circa 800 statue di legno, terracotta o cartapesta a grandezza naturale che rappresentano diverse scena della vita di Cristo. Per finire in gloria la giornata, è d’obbligo pranzare all’Albergo Sacro Monte: quando fu costruito, nel 1594, ospitava pellegrini e artisti che lavoravano al Sacro Monte e oggi prepara una squisita cucina piemontese.

Il bellissimo chiostro della Basilica di Sant’Andrea, a Vercelli © kamienczanka

Le strade del riso portano a Vercelli

L’ultima destinazione di un tour nell’alto Piemonte è Vercelli, la capitale del riso, che da quasi un millennio è punto di sosta e ristoro per i pellegrini che percorrevano (e tutt’ora percorrono) la Via Francigena. Prima di raggiungerla e di immergersi nelle stupefacenti bellezze che nasconde, è una buona idea visitare l’Abbazia dei Santi Nazzaro e Celso e l’Abbazia di Lucedio. La prima, ancora nel Novarese, è un inusuale monastero fortificato, costruito interamente in mattoni e pietre di fiume, che assomiglia più a un castello che a una chiesa: e, infatti, al suo interno si nascondevano gli abitanti della zona in caso di assalti. La seconda, invece, a pochi chilometri da Vercelli, è considerata la culla della coltivazione del riso: nel suo chiostro, intorno all’anno Mille furono piantati per la prima volta i chicchi da cui sarebbe germogliata la principale ricchezza del territorio. Attualmente è la sede di un’affermata riseria che ogni fine settimana organizza visite guidate dell’abbazia per scoprire i suoi ambienti e i vari tipi di riso che si producono.

E una masterclass sul riso è ciò che serve per arrivare preparati all’appuntamento con Vercelli. Chi se la fosse persa, può comunque fare un salto all’Ex 18, un vecchio padiglione dell’ospedale locale, in pieno centro, recentemente riabilitato e che ospita sale per esposizioni temporanee e DiQui, un raffinato ristorante che proprio ai risotti dedica gran parte della sua offerta gastronomica. Dalle sue finestre si scorgono i torricini che fiancheggiano la facciata della Basilica di Sant’Andrea, opera maestra dell’architettura gotica piemontese costruita a partire dal 1219: i suoi volumi colossali lasciano di stucco, così come riempiono di stupore le tarsie lignee del coro alle spalle dell’altare maggiore. Una volta usciti dal tempio e attraversato il raccolto centro storico accoccolato attorno a Piazza Cavour, è imprescindibile una deviazione fino alla rinascimentale Chiesa di San Cristoforo, dagli interni completamente ricoperti di affreschi. I più sorprendenti sono quelli che decorano le cappelle ai lati dell’altare: sono opera di Gaudenzio Ferrari e rappresentano l’Assunzione della Vergine e una travolgente Crocifissione. Ultimi guizzi di bellezza prima di salutare questo inaspettato angolo di Piemonte.

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