Pranzo al Museo

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In principio c’era un direttore di museo illuminato, forse visionario. Poi ne sono venuti altri. E altri ancora. Ciò che in principio era considerato eccentrico, aprire dentro un museo (o una reggia, o un teatro) un ristorante di alta cucina, oggi è considerato un atout. Uno dei progetti in fieri della Regione Piemonte è di destinare ai migliori chef piemontesi altrettanti ristoranti nelle residenze sabaude aperte al pubblico: sin dal prossimo maggio, la reggia di Venaria e il castello di Govone condivideranno la sorte toccata al Castello di Rivoli, gastronomicamente nobilitato dallo chef Davide Scabin le cui opere sono impiattate e servite appunto nel ristorante del museo, il Combal.0.

In principio c’era un direttore di museo illuminato, forse visionario. Poi ne sono venuti altri. E altri ancora. Ciò che in principio era considerato eccentrico, aprire dentro un museo (o una reggia, o un teatro) un ristorante di alta cucina, oggi è considerato un atout. Uno dei progetti in fieri della Regione Piemonte è di destinare ai migliori chef piemontesi altrettanti ristoranti nelle residenze sabaude aperte al pubblico: sin dal prossimo maggio, la reggia di Venaria e il castello di Govone condivideranno la sorte toccata al Castello di Rivoli, gastronomicamente nobilitato dallo chef Davide Scabin le cui opere sono impiattate e servite appunto nel ristorante del museo, il Combal.0.

In un momento in cui la gastronomia fa più audience della cultura, il dialogo tra arte e cucina è una lungimirante, osmotica strategia di marketing: i clienti del ristorante daranno un’occhiata anche alle opere di Cattelan o ai video di Shirin Neshat, mentre gli appassionati d’arte si interesseranno anche al menù rivisitato della tradizione piemontese, invece che alla serialità dei panini autostradali.

Il matrimonio tra arte e cucina è un trend: a Milano il bistrot della Triennale è stato affidato allo chef Moreno Cedroni; a Roma, il nuovo ristorante di Antonio Colonna, Open, ha aperto lo scorso ottobre all’ultimo piano del neo-restaurato Palazzo delle Esposizioni. Sempre a Roma, all’Auditorium di Renzo Piano la ristorazione è gestita da Palatium, l’enoteca-vetrina della Regione Lazio: un’occasione ben sfruttata per far conoscere al pubblico dei concerti un’antologia dell’enogastronomia regionale; mentre a Milano, pur staccato dal Teatro dell’Opera, Trussardi alla Scala è stato novità dell’anno per la ‘Guida dell’Espresso 2007′; e Cagliari ha applaudito negli ultimi cinque anni il matrimonio ora concluso tra S’Apposentu e il Teatro Lirico. A Venezia, a Palazzo Grassi si degusta la cucina veneziana doc del Vecio Fritolin, l’ultimo dei ‘fritolin’ della Serenissima, con il menù accordato alle mostre in corso (dal 26 gennaio si tratta del ‘menù barbaro’).

E se a Parigi Georges, all’ultimo piano del Centre Pompidou, attrae forse più per le architetture sinuose di Dominique Jacob et Brendan McFarlane che per la cucina, Les Ombres, al Musée del Quai Branly, costituisce una delle attrazioni collaterali del museo, insieme al muro vegetale di Patrick Blanc. Cene modaiole da prenotare con largo anticipo a Tokyo Eat, il cui décor ha visto convergere le forze di architetti, artisti, fotografi nel Palais de Tokyo.

Ma i parigini sono già proiettati sulla prossima apertura del CentQuatre, ex Pompes Funèbres, che da aprile diventerà il nuovo Etablissement artistique de la ville de Paris, con residenze e atelier di artisti, mostre, installazioni, e bistrot gourmet (per cui in Francia si usa il neologismo bistronomiques: servizio da bistrot e cucina da ristorante gastronomico). Nel frattempo, chi non teme il cliché può cenare a 125 metri sul livello della Senna, dove il sempreverde Le Jules Vernes sulla Tour Eiffel si rinnova con la firma di Alain Ducasse; e chi ama pranzare in una cornice ovattata di lusso e cultura opta per il café del Musée Jacquemart-André.

A Barcellona, il Museo nazionale di arte catalana ha affidato a Gae Aulenti il progetto di Oleum, che pur senza nomi di spicco in cucina propone un interessante menù catalano contemporaneo. A Bilbao, dopo essersi emozionati e sperduti nella ‘Materia del Tiempo’ di Richard Serra, si può rischiare di avere l’artista al tavolo accanto, restando a cena al Guggenheim, il cui chef poco più che trentenne, Josean Martìnez Alija, è stato premiato già nel 2005 come miglior giovane chef di Spagna. Stella Michelin anche per La Sucursal dell’Ivam (Instituto valenciano de arte moderno) con lo chef Javier Andrès Salvador. ALondra investono sulla ristorazione anche il Tate Modern (il Tate Restaurant è uno dei ritrovi londinesi del venerdì sera), la Wallace Collection (The Wallace), la Portrait Gallery (The Portrait Café) e la National Gallery (‘Time Out’ ha premiato la National Dining Room come "miglior ristorante di cucina inglese" per il 2007).

A New York, le copertine patinate dedicate a Gabriel Kreuther, chef del Modern, danno ovvio lustro anche al MoMa, dentro cui è ubicato. Il Top of the Rock, all’ultimo piano del Rockfeller Center, espone a 360 gradi quel capolavoro che è Manhattan, e l’attiguo ristorante The Rainbow Room ne è il corollario gastronomico.

C’è ancora spazio per le sorprese: per molti il Pikayo, nel Museo de arte de Puertorico a San Juan è "il miglior ristorante di museo al mondo". Infine, il capovolgimento: non il ristorante nel museo, ma viceversa, il museo dentro il ristorante. Accade a Tokyo, dove al quinto piano del ristorante Taimeiken c’è il museo degli aquiloni. I pezzi esposti sono circa 3 mila, mica uno scherzo da collezionisti dilettanti.

Fonte: www.repubblica.it

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