Porti turistici, tariffe alle stelle

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L’ultima "virata": da Porto Cervo a Capri, da Salina a Portofino, i prezzi raddoppiano. I rincari colpiscono soprattutto il diportista "normale".

La bella darsena che si incunea nel ventre della montagna di Salina, la più verde delle isole Eolie, quest’estate sarà off limits per i diportisti di piccolo e medio calibro. In alta stagione, da metà luglio a fine agosto, i pochi posti barca disponibili sono tutti riservati ai mega-yacht: barche dai 24 metri in su che, solo per una notte, pagano dai 550 ai mille euro.

L’ultima "virata": da Porto Cervo a Capri, da Salina a Portofino, i prezzi raddoppiano. I rincari colpiscono soprattutto il diportista "normale".

La bella darsena che si incunea nel ventre della montagna di Salina, la più verde delle isole Eolie, quest’estate sarà off limits per i diportisti di piccolo e medio calibro. In alta stagione, da metà luglio a fine agosto, i pochi posti barca disponibili sono tutti riservati ai mega-yacht: barche dai 24 metri in su che, solo per una notte, pagano dai 550 ai mille euro.

Costo che va triplicato visto che qui non si accettano barche per meno di tre notti. Via la cooperativa di isolani, arriva una società che per la concessione demaniale a lungo termine versa ben 230 mila euro all’anno e a Salina, isola rifugio di vip e approdo ambitissimo dai diportisti, molti dei quali stranieri, esplode la protesta. Per il raddoppio dei prezzi di ormeggio anche per i gommoni ospitati nei pontili più interni della darsena (non meno di 50 euro al giorno), ma soprattutto per la scelta di rivolgersi al turismo di lusso che non ha problemi a pagare a peso d’oro una notte in banchina, ma poco o nulla dà agli operatori economici visto che i vip non scendono neanche a terra.

Una scelta, quella di Salina, che non è affatto isolata nel panorama dei porti turistici italiani: a Capri, con una barca media, non ti fanno entrare in porto neanche se ci sono posti disponibili; a Ponza pretendono cifre talmente alte a fronte di servizi modesti da scoraggiare persino le richieste; a Stromboli arrivano a chiedere anche 80 euro a una barca di 12 metri per un galleggiante con un bidone di plastica a pochi metri dalla battigia.

Può sembrare un paradosso, ma in tempi di crisi l’unico settore delle vacanze che gira alla grande è proprio quello del superlusso. Non è certo un caso se, da una recentissima indagine di Wealth Bulletin in collaborazione con Superyacht, i primi tre posti nella classifica dei porti turistici più costosi del mondo sono occupati da tre località italiane: Capri, Porto Cervo e Portofino. A Capri, l’esiguità dei posti barca e l’esclusività dei servizi forniti fanno sì che la tariffa media giornaliera per una barca oltre i 24 metri sia di ben 2.900 euro. Poco meno, 2.500 euro al giorno, costa ormeggiare in uno dei 60 posti di Porto Cervo in Costa Smeralda, ma il prezzo sale se si aspira a trovare ospitalità nell’esclusivo Yacht Club. Al terzo posto Portofino, in Liguria, soli sei posti disponibili a 2.350 euro al giorno. Vale fare il confronto con i porti che seguono in classifica: a Ibiza, Saint Tropez e Porto Hercule nel principato di Monaco si spendono dai 1.200 ai 2.300 euro, 883 euro a Miami beach, ancor meno a Cannes e Gustavia St. Barthes ai Caraibi, mentre allo Yas Marina di Abu Dhabi si ormeggia un colosso del genere per "soli" 421 euro a notte.

La "virata" dei porti turistici italiani verso i clienti di superlusso rende sempre più disagevole e proibitiva la fruizione degli ottomila chilometri di coste italiane da parte delle imbarcazioni di piccolo e medio calibro che si contendono i circa 140 mila posti barca offerti a prezzi quasi raddoppiati rispetto a due anni fa. Ecco perché, negli attracchi di tutta Italia, mai come quest’anno migliaia di imbarcazioni medio-piccole restano ferme con il cartello "vendesi" a poppa.

Fonte: www.repubblica.it

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