Poliesia – Le Isole Cook

Condividi questo articolo su :

L’arcipelago nel sud del Pacifico si scopre un paradiso di tradizioni maori ancora poco sfruttato dal turismo e meno caro rispetto alle altre isole polinesiane. Tra ampie lagune, giungle incontaminate e riti antichi. Reportage di un viaggio al profumo di tiarè, cullati dai ritmi lenti dell’ukulele.

L’arcipelago nel sud del Pacifico si scopre un paradiso di tradizioni maori ancora poco sfruttato dal turismo e meno caro rispetto alle altre isole polinesiane. Tra ampie lagune, giungle incontaminate e riti antichi. Reportage di un viaggio al profumo di tiarè, cullati dai ritmi lenti dell’ukulele.

La sfida è individuarle sull’Atlante. Si trovano ai "confini" del mondo, e nella "piega" della cartina del globo. Hanno vicine di Oceano di tutto rispetto come Polinesia francese, Samoa americane e Fiji, ma a differenza di questi paradisi da cartolina offrono un turismo di nicchia. Le isole Cook, sono 15 gemme disseminate in un tratto di mare di oltre due milioni di km quadrati nel sud del Pacifico, molte delle quali deserte. I 13.000 abitanti sono concentrati nelle isole meridionali, fra la capitale Rarotonga e le sorelle minori Aitutaki e Atiu. Ecco il volto più autentico e incontaminato della Polinesia, fra natura lussureggiante, lagune turchesi e tradizioni maori.

Rarotonga, l’isola smeraldo
Da oltre trent’anni Papa Jake accoglie e saluta i visitatori all’aeroporto internazionale di Rarotonga suonando il suo ukulele. Camicia a fiori, cappello in pandanus intrecciato e un sorriso per tutti. Jake intrattiene i passeggeri in transito verso il paradiso, trasmettendo fin da subito il calore polinesiano. E l’accoglienza prosegue con le immancabili collane di frangipane e tiarè, fiori tropicali dai profumi così intensi da inebriare. Anche dopo un viaggio di circa 26 ore e 12 ore in meno rispetto all’Italia si supera in fretta il jet lag per immergersi nei ritmi lenti e ondulati di Rarotonga, l’isola più grande dell’arcipelago.

Il suo aspetto è increspato dai coni di origine vulcanica ricoperti da una rigogliosa vegetazione color smeraldo. Pa, il guru dell’isola esperto in medicina e in flora e fauna, sostiene che tra i monti si aggirino molti spiriti. Camminare con lui nella foresta è un’esperienza molto singolare tra racconti ancestrali, piante rare e ruscelli. E chi non volesse prestare ascolto ai racconti di magia e reincarnazione può sempre lasciar parlare la Natura, che qui si manifesta in tutta la sua più sfacciata bellezza. Avvicinandosi al mare s’incontrano spiagge come la Muri Lagoon, un’idilliaca distesa di sabbia bianca costellata da minuscole isolette (motu) da raggiungere a piedi, complice la bassa marea, o a nuoto fra le calme acque cristalline. A godere di questa privilegiata posizione è il Pacific Resort (vai al sito), elegante villaggio di bungalow immerso in un giardino tropicale amato da famiglie che qui trovano una piscina naturale. Aperta a tutti è invece la Black Rock Beach, una spiaggia popolata da rocce vulcaniche nere che fanno risaltare ancor più la sabbia chiara e il mare turchese. Una leggenda narra che gli abitanti della vicina isola piana di Aitutaki, invidiosi delle montagne di Rarotonga ne avessero tagliato le cime scagliandole in mare.

Un mare cristallino e popolato da pesci multicolori, quello della laguna di "Raro", che nei mesi più secchi (la nostra estate) può contare su una visibilità fino a 60 metri. È quanto assicura Sabine, sub tedesca innamoratasi dell’isola e trasferitasi ad Aroa Beach, dove ha aperto il Dive Centre Big Fish (vai al sito) insieme al compagno. Ogni giorno dalle calme acque antistanti, Sabine e il suo staff guidano i turisti in attività di snorkeling e immersione alla ricerca di tartarughe, tonni, pesci pappagallo, stelle marine, conchiglie giganti e molto altro. Si contano oltre cento specie diverse e ogni escursione non è mai uguale a se stessa.
Un tocco di folklore in salsa tropicale si assapora al Punanga Nui Market, il mercato del sabato mattina dove fare acquisti fra casette in legno dai colori pastello che vendono parei (sarong) di tutte le misure, deliziosi quelli baby, perle nere (le Cook sono il secondo produttore al mondo), prodotti di bellezza a base di olio di cocco e oggetti di artigianato. Inevitabile è agghindarsi con fiori fra i capelli alla maniera delle ballerine, che qui si esibiscono sul palco al ritmo serrato dei tamburi. Sedetevi sotto le ombrose piante e godetevi lo spettacolo delle scuole di ballo: pare che i danzatori Cook non abbiano rivali in tutta la Polinesia.

Aitutaki, l’isola laguna
Quarantacinque minuti di volo conducono in una delle lagune più belle del mondo. Quando il piccolo aereo si avvicina ad Aitutaki, la vista dall’alto lascia senza parole. Una sfilata di motu verdi si corteggiano all’interno di un anello corallino che le abbraccia fra acque di tutte le sfumature del blu. Placida, avvolgente, tiepida. Qui nel 1789 approdò capitan Bligh, pochi giorni prima dell’ammutinamento della sua nave, il Bounty.

La laguna vanta misure mozzafiato: 12 km di larghezza e 15 km di lunghezza dove "naufragare" fra isole deserte che hanno fatto la fortuna di programmi televisivi come Survivor. Il tour in barca conduce fra piccoli gioielli incontaminati come Honeymoon Island, una striscia di sabbia candida spettinata da un ciuffo di palme. Qui si cammina in un paesaggio quasi astratto, minimal, essenziale. Gli uccelli volano sopra la corona di piante affioranti dove nidifica il raro red tailed , un uccello tropicale dal becco rosso. La visione è così bella da sembrare irreale, il classico poster da sogno che ora si può toccare con mano. Dopo averci lasciato il cuore, si riparte per un’altra perla lagunare: One Foot Island. Così chiamata perchè ricorderebbe l’orma di un piede, l’isoletta è un alternarsi di palme ricurve sull’acqua e spiaggette bianche. L’unica costruzione è un ufficio postale, o meglio l’ufficio postale più piccolo al mondo, da cui spedire una cartolina direttamente dal’Oceano e farsi timbrare il passaporto con un curioso stampo, a forma di piede.

Atiu, l’isola di corallo
Volando verso sud est si atterra su una vera e propria rarità naturalistica. La piccola Atiu, è una selvaggia isola di corallo emersa in superficie dal fondale oceanico. Poco più di 500 abitanti vivono attorno alla giungla in piccoli villaggi costruiti attorno alle chiese di diverse confessioni. Fino a pochi anni fa non c’era la corrente elettrica e i ritmi del sole e delle maree erano i soli a scandire le giornate. I rifornimenti arrivano periodicamente con la nave container, soprannominata dagli abitanti "tomorrow" perché non si sa mai il giorno in cui arriva.
Chi approda qui cerca il contatto diretto con la natura. Non ci sono resort, ma solo villette ai margini della foresta, una fitta macchia di felci e palme in cui addentrarsi insieme a Birdman George, l’uomo che conosce le decine di specie di uccelli imitandone il verso. Per esplorare invece le grotte fra le viscere di corallo, non c’è guida migliore di Marshall. Lui è in gradi di guidare i visitatori alla scoperta dei misteriosi uccelli kopeka che popolano le cavità facendosi spazio nel buio grazie a un sonar.
Ad Atiu i pochi turisti vengono accolti come in famiglia dai socievoli abitanti, che alla sera si riuniscono attorno al tumunu (contenitore scavato nel tronco di palma) per il rito della bush beer, una "birra" artigianale preparata con malto, alcol, erbe e arancia, da bere in cerchio accompagnata di fettine di cocco. Su richiesta si può partecipare a questo antico rituale ed essere ammessi al "club" in cui uomini e donne si passano un bicchierino d’infuso scambiandosi saluti e, prima di finire ubriachi, anche preghiere a Dio. Un’esperienza da provare per entrare in contatto con questa comunità amichevole e prodiga di sorrisi, che tuttavia mise in fuga Capitan Cook nel 1777 quando l’avventuriero inglese vide pararsi davanti migliaia di guerrieri maori in odore di cannibalismo. Un episodio che ha donato all’arcipelago il nome oggi conosciuto.
Prima di allontanarsi da questo microcosmo non si può fare a meno di camminare sulla spiaggia rocciosa per scoprire un tappeto di coralli, paguri, granchi e conchiglie dalle forme e i colori più svariati che nascono dall’erosione della vicinissima barriera corallina. Un anello protettivo che qui, a differenza della atre isole, si trova a pochi metri dalla riva. Caratteristica che da una parte riduce l’ampiezza della laguna, ma dall’altra regala una visione straordinariamente ravvicinata delle balene, di passaggio fra luglio ed ottobre.

Fonte articolo originale

Condividi questo articolo su :

Benvenuto su ZonaViaggi.it !

Tieniti sempre informato sulle nostre novità seguendoci sui social

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: