Piemonte, fra vini e dolci

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La leggenda racconta che sia stato il Diavolo in persona, in una sola nottata infernale, a dare l’aspetto a questa terra selvaggia e affascinante. Siamo in Piemonte, alle Rocche del Roero: un paesaggio strano, fatto di canyon e pinnacoli, di rocce colorate e caverne senza fine. In primavera, la meta preferita per chi ama camminare a piedi o andare in bicicletta tra i suoi innumerevoli sentieri che abbracciano dieci comuni diversi.

La leggenda racconta che sia stato il Diavolo in persona, in una sola nottata infernale, a dare l’aspetto a questa terra selvaggia e affascinante. Siamo in Piemonte, alle Rocche del Roero: un paesaggio strano, fatto di canyon e pinnacoli, di rocce colorate e caverne senza fine. In primavera, la meta preferita per chi ama camminare a piedi o andare in bicicletta tra i suoi innumerevoli sentieri che abbracciano dieci comuni diversi.

Alcuni portano alla scoperta di torri, come quella di Montaldo Roero, con i suoi 33 metri di altezza. E poi i castelli. Si può dire che ogni borgo ha il suo: Cisterna, Monteu Roero, Baldissero… Raccontano una storia fatta di feudi e antichi casati, proprio come quello dei Roero. La palma d’oro per il maniero più bello, soprattutto per i sontuosi arredi interni, spetta però alla Tenuta Reale di Pollenzo dove, nel 1832, per volontà di Carlo Alberto, venne rimaneggiato un edificio del XIV secolo per farlo diventare residenza privata. Ma non solo. Il territorio circostante fu bonificato e trasformato in un podere agricolo, con cascine, vigneti e cantine che dovevano servire, come testimoniano i documenti, a "una buona quantità di sciampagna". Nel 2004 la tenuta, grazie all’impegno dell’associazione Slow Food, è diventata la sede dell’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche. Include anche un hotel, il Ristorante Guido, la Banca del Vino per degustazioni, ed è iscritta al Patrimonio Mondiale Unesco Residenze Sabaude. Il mare verde dei vigneti del Roero è una visione di armonia geometrica. E i filari, come linee interminabili aggrappate alla terra, risalgono su per le colline.

Qui si producono vini nobili, come Nebbiolo, Roero Arneis, Favorita, Dolcetto, Barbera. Per assaggiarli con la guida di esperti e scoprirne profumi e complessità si può fare una sosta all’Enoteca Regionale del Roero di Canale. All’interno dell’ex asilo infantile, un complesso del secolo scorso perfettamente restaurato rappresenta l’intera produzione di vini del territorio (tel. 0173.978228). I buongustai qui trovano anche una concentrazione di prodotti locali davvero unica. A partire dal miele, che è diventato il protagonista di una strada di 38 chilometri, che parte da Bra e arriva a Cisterna d’Asti, coinvolgendo undici comuni lungo la dorsale delle Rocche. Proprio qui, infatti, si concentra storicamente l’allevamento delle api, con possibilità di visitare le aziende, fermarsi a fare acquisti o visitare la prima mieloteca d’Italia. Si trova a Sommariva del Bosco, all’interno della pasticceria di Tonino Strumia, appassionato di mieli piemontesi, che si fa chiamare anche il "Trovarobe" di cose buone (tel. 0172.54230).

Il miele è uno degli ingredienti principali dell’antica arte dolciaria, una produzione che è capace di far rivivere nel presente la cultura e la tradizione antica. Come nel caso dei Baci di Dama, nati dall’estro di un cuoco di Casa Savoia chiamato in una fredda sera novembrina del 1852 a preparare qualcosa di nuovo per Vittorio Emanuele II. O i Biscotti della Duchessa, friabili delicatezze al cacao, perfetti per essere serviti con il caffè, come quelli preparati della Pasticceria Sacchero di Canale (tel. 0173.95617). Da non perdere, infine, l’acquisto di una scatola di Pampavia. Sono i biscotti della tradizione contadina, che riportano indietro nel tempo a quando le nonne li preparavano nei giorni di festa per i loro nipotini, solo con uova, zucchero, miele e farina.

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