Pensioni alle Eolie

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Tre camere, una cucina e un patio sul mare. Non è una fotografia sbiadita degli anni Sessanta. È un’istantanea del 2013 a Stromboli, isole Eolie: quattro ore di aliscafo veloce da Napoli, due ore circa da Messina. L’ultimo avamposto di un’Italia che rifugge la formula all inclusive per un’ospitalità genuina. Stromboli, come Filicudi e, a ben cercare, anche la mondana Panarea, conservano luoghi e indirizzi che non hanno rincorso le mode né i capricci di un turismo sempre più frivolo e viziato.

Tre camere, una cucina e un patio sul mare. Non è una fotografia sbiadita degli anni Sessanta. È un’istantanea del 2013 a Stromboli, isole Eolie: quattro ore di aliscafo veloce da Napoli, due ore circa da Messina. L’ultimo avamposto di un’Italia che rifugge la formula all inclusive per un’ospitalità genuina. Stromboli, come Filicudi e, a ben cercare, anche la mondana Panarea, conservano luoghi e indirizzi che non hanno rincorso le mode né i capricci di un turismo sempre più frivolo e viziato.

Sono piccole pensioni, dove l’accoglienza è familiare, in molti casi la stessa dagli anni Sessanta. È il caso della pensione Brasile, aperta nel 1960 da Marietta e Giovanni, gestita oggi dai nipoti Pinella, Gianni e Paolo: era una delle poche case di Piscità, a breve distanza dalla Chiesa di San Bartolo. Oggi conserva intatto il fascino della vecchia casa stromboliana, tutta bianca, con profili gialli e infissi di legno dipinto. “I miei nonni iniziarono con tre camere e una cucina”, racconta Pinella. Erano gli anni Sessanta e a Stromboli approdavano i primi viaggiatori sulla scia del film di Roberto Rossellini, Stromboli terra di Dio (1950).

Oggi le camere sono 13, dalla grande terrazza, la vista sul vulcano è strepitosa, le stanze sono arredate in modo semplice (tutte hanno la ventilazione al soffitto; solo in alcune c’è aria condizionata) e si affacciano sul bel giardino con alberi di fico, agrumi e tanti fiori. Gli ospiti hanno una piccola biblioteca a disposizione; a luglio e agosto viene proposta la formula della mezza pensione: la cucina è quella classica siciliana con il pescato fresco dell’isola, il profumo dei capperi e del finocchietto selvatico. Il costo? Da 70 euro al giorno per due persone, con la prima colazione servita nel limoneto.

Alla Casa del Sole, sempre a Piscità, c’è una bella cucina eoliana, di quelle con le travi di castagno al soffitto e il vecchio forno, aperta a tutti gli ospiti: ciascuno può usarla come vuole, naturalmente nel rispetto del bene comune. La Casa del Sole non è una pensione, né un hotel: è una dimora, appunto, dei primi del Novecento, che appartiene a Gaetano e Graziella Russo, isolani doc, che insieme alla figlia Francesca gestiscono l’accoglienza, attenta e garbata. Le dieci camere, tra doppie, triple e quadruple, per un totale di quaranta posti letto (solo quattro stanze hanno il bagno privato), si affacciano sul grande patio giardino, con amache, buganvillee, fiori e le sculture del padrone di casa. Dalla terrazza al primo piano si guarda il mare e il vulcano, che di notte regala sbuffi rossi di fuoco. Un incanto.

Stromboli è un’isola ruvida, offre poco in fatto di mondanità e comfort: spiagge nere di lava, una manciata di ristoranti di buona cucina siciliana e La Libreria sull’Isola. Questo luogo surreale, abitato da libri e da gatti, è il ritrovo dei vacanzieri più intellettuali, che nelle serate estive apprezzano i film all’aperto proiettati nel giardino. Vicino c’è il Villaggio Stromboli. Il nome non tragga in inganno: si tratta di una vecchia pensione a conduzione familiare di fine anni Cinquanta, con camere che si affacciano sul giardino o sul mare. La posizione è unica, perché pochi gradini conducono alla piccola spiaggia di sabbia nera. Si spende poco, 50 euro a persona in camera doppia, e con un supplemento di 25 euro si cena al ristorante dell’albergo Le Terrazze di Eolo, gestito da Oreste Valletta, cuoco napoletano, e dalla sua famiglia. La cucina è un buon compromesso tra ricette campane e profumi siciliani, e si cena con vista su Strombolicchio, iconico faraglione in mezzo al mare, con lanterna bianca.

L’ascesa al cratere è un’impresa memorabile, tra le più intense che il Mediterraneo possa offrire. Si procede in cordata e con le guide vulcanologiche: sei ore circa tra salita e discesa e un’emozione unica da portare a casa. Si arriva a quota 900 metri, alle tre bocche del vulcano (Magmatrek, tel. 090.98.65.768, www.magmatrek.it). L’escursione in barca a Ginostra è un altro cult: un viaggio a ritroso nel tempo. Si può noleggiare un barchino al porto o alla spiaggia di Fico Grande, con o senza accompagnatore: Ginostra, dall’altra parte del vulcano, è un grappolo di case colorate strette intorno alla chiesa. Si raggiunge solo via mare approdando in quello che fino al 2004 (anno della costruzione del pontile) era chiamato “il pertuso”, il porto più piccolo del mondo. Nel 2004 sono arrivate anche l’acqua e la corrente elettrica, ma la sensazione di straniamento è ancora forte. Il consiglio è di scendere a terra e salire fino alla piazzetta, aggirarsi nel silenzio quasi irreale del borgo (quaranta abitanti e qualche asino, unico mezzo di trasporto) e sedersi al ristorante L’Incontro, che regala uno dei panorami più belli di tutto l’arcipelago e un tramonto da cartolina. Superba la granita di limone nei pomeriggi assolati d’estate; ottima e semplice la cucina di mare.

Il rito dell’aperitivo si consuma invece a Piscità, tra la Locanda del Barbablù e il nuovo Pardès, un wine bar con orto biologico: il giardino offre comode sedute, lanterne e vista sul vulcano, la carta propone vini al calice, per lo più siciliani, insalate con i prodotti dell’orto, bruschette e pochi altri piatti. Per chi proprio non ce la fa a vivere scollegato dal mondo, c’è la connessione wi-fi.
La Locanda del Barbablù è un altro indirizzo fuori catalogo: ristorante e quattro camere arredate con mobili d’antan e vecchie maioliche al pavimento. I padroni di casa sono Andrea e Neva, napoletano lui, veneta lei e brava cuoca. Non è raro incontrare il regista Paolo Sorrentino e il bel mondo stromboliano di artisti, galleristi e intellettuali che ne apprezzano l’atmosfera e i progetti culturali, come quello di creare un anfiteatro nel giardino alle spalle della locanda per ospitare laboratori e spettacoli teatrali.

A cinque minuti di passeggiata ci sono la spiaggia di Fico Grande e la piazza del paese, con la Chiesa di San Vincenzo. Il miglior gelato è quello di Lapillo, struttura dallo stile rétro inaugurata nel 2012, sulla strada che conduce al porto: granite e gelati sono artigianali e a base di ingredienti tipici come i fichi, i gelsi, le mandorle, il fico d’India; non mancano i gusti classici (cioccolato, nocciola, caffè). Prima di ripartire, bisogna comprare la Malvasia di Salvatore Cusolito, contadino eroico, emigrato in Australia e tornato sulla sua isola per produrre la Malvasia come faceva suo nonno, senza aromi artificiali. La si acquista al forno del paese, a pochi passi dalla chiesa: il colore è caramello scuro, al naso rivela sentori potenti di macchia mediterranea, con note più dolci di melassa. A fine agosto c’è la vendemmia e inizia il lento appassimento al sole delle uve. A settembre c’è un motivo in più per venire a Stromboli: è la Festa del fuoco, giunta alla quinta edizione (www.festadelfuocostromboli.com), che dal 31 agosto al 14 settembre popola l’isola di circensi, funamboli e mangiafuoco provenienti da tutto il mondo.

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