Pechino in treno

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Ci vogliono meno di 5 ore per arrivare da Shanghai alla capitale con l’alta velocità. Ma il bello del viaggio è prendersela comoda e godersi le tappe intermedie: Nanchino, con le sue lanterne illuminate di sera. Suzhou, con i suoi giardini, i ponti laccati di rosso e le pagode decorate. Hangzhou, sulle rive del grande Lago dell’ovest, famosa per i tè pregiati. È la Cina meno conosciuta, lontana dalle speculazioni. E ancora ricca del suo fascino imperiale.

Ci vogliono meno di 5 ore per arrivare da Shanghai alla capitale con l’alta velocità. Ma il bello del viaggio è prendersela comoda e godersi le tappe intermedie: Nanchino, con le sue lanterne illuminate di sera. Suzhou, con i suoi giardini, i ponti laccati di rosso e le pagode decorate. Hangzhou, sulle rive del grande Lago dell’ovest, famosa per i tè pregiati. È la Cina meno conosciuta, lontana dalle speculazioni. E ancora ricca del suo fascino imperiale.

Gli edifici dalle forme avveniristiche che sfondano i 100 piani di altezza delle grandi città lasciano spazio a contadini nelle risaie chini a piantare il riso. La Cina del dopo Expo, proiettata verso il futuro, sa guardare anche al suo passato. Il dragone di oggi va talmente veloce che per comprenderne le sfaccettature è necessario aprire mente e cuore, rivolgersi alla storia e non sorprendersi delle palesi contraddizioni.

SHANGHAI TOCCATA E FUGA
Là dove c’erano gli utong – i vecchi vicoli dove le case non avevano neanche il bagno -, ora c’è una città del nuovo millennio. Ma lo skyline di Shanghai, con le sue vette di acciaio e vetro, con la sua eleganza nel mescolare l’architettura coloniale francese a quella più fiorita e allegorica dei templi che fanno capolino nei quartieri, merita una tappa. Shanghai è una città dai mille volti, da vivere con gli occhi rivolti verso l’alto per ammirare nuove costruzioni e verso il basso per scorgere nell’intricato dedalo di stradine piccole e grandi perle, dai ristorantini che offrono cibo a poco prezzo e ai mercati rionali, dalle case di ringhiera ai templi. Vere oasi di pace all’interno di una città caotica, in cui torme di motorini e auto giocano a rimpiattino con i pedoni e attraversano freneticamente la arterie della città.

IL BISONTE DI FERRO ALLA SCOPERTA DELLA CAMPAGNA
Anche se le distanze sono ampie è quasi inutile prendere l’aereo per coprirle. Meglio prendersi il tempo di entrare con il treno nella Cina più vera. L’alta velocità unisce Shanghai a Pechino. Un viaggio che consente al viaggiatore attento di cogliere l’essenza panorama cinese: città, paesi e campagne in un susseguirsi di "frame da finestrino". Il consiglio è di spezzare il viaggio e di fermarsi in tre città, piccole in confronto a Pechino e ai suoi 22 milioni di abitanti, ma pur sempre di dimensioni notevoli, visto che hanno tra i 6 e 12 milioni di abitanti: Nanchino, Suzhou e Hangzhou.

NANCHINO, MILLE LANTERNE ROSSE
Come molte altri centri nel Paese, Nanchino deve la sua fortuna al fiume. La via d’acqua consentiva di raggiungere il mare e le città dell’interno e forniva acqua per le risaie e pesce. E così il nucleo storico o città vecchia, case bianche con i tetti che aprono le loro falde e si rivolgono verso l’alto, non poteva che essere in riva al fiume Quihuai. Il tour parte dalle mura e dalla porta fatte costruire della dinastia Ming e si conclude nella città vecchia dove ci si può perdere nei vicoletti e nei negozietti a contrattare ogni genere di merce. Oppure si può affittare una delle imbarcazioni per vedere la città dall’acqua. Di sera, poi, la città si trasforma grazie alle lanterne rosse, che immediatamente accendono la fantasia degli occidentali, e acquista un sapore particolare, unico: le vie si popolano di giovani coppie e turisti che curiosano e guidati dei profumi scelgono il ristorante dove trascorrere la serata in allegria.

L’UNESCO SCEGLIE I GIARDINI DI SUZHOU
In due ore si passa dalle lanterne sull’acqua di Nanchino alla pace surreale della città giardino di Suzhou. Anzi ai giardini, oasi di silenzio e relax in una città caotica. Fino alla rivoluzione c’erano un centinaio di parchi privati, ora ne restano aperti una dozzina. Qui le piante e la natura perdono la loro funzione ornamentale per diventare quasi dei dipinti vivi da incorniciare. Così le numerose costruzioni archi e finestre finiscono per diventare le cornici di quadri che con il passare le stragioni. Da non perdere: il Giardino del Maestro delle Reti (Wangshi Yuan), piccola perla nel sud della cittadina, il Giardino dell’Amministratore Umile (Zhouzheng Yuan), il più grande e articolato – occorsero 16 anni per completarlo, il Giardino Liu (Liu Yuan), in perfetto stile Fengshui dove ponti laccati di rosso e pagode finemente decorate si alternano a laghetti che si aprono nella vegetazione.

TONGLI, LA VENEZIA D’ORIENTE
Impietoso il confronto, ma i cinesi amano chiamare il paesino di Tongli, la Venezia d’Oriente. Forse l’unica cosa che la ricorda è la presenza dei canali. Pensate di più a una Chioggia all’orientale, case basse bianche, tetti uncinati, lanterne e trafficatissimi canali su cui transitano turisti, merci e pescatori. Con un po’ di fortuna e una buona mancia sarà possibile anche assistere alla famosa pesca con i cormorani: su piccole imbarcazioni si vedono legati quattro cormorani che, al segnale del pescatore, si lanciano in acqua e, dopo un paio di minuti, ne riemergono portando nel becco la preda. Agli amanti degli animali sembrerà una vera e propria tortura, ma è una tradizione che affonda le sue radici nella storia vecchia di secoli. Piacevolissimo poi perdersi per le viette a caccia del gadget o del vestito da portare a casa: ceramiche, oggetti in legno laccato, seta o quadri fatti all’uncinetto. Pochi euro bastano per comprare un ricordo, ma come accade in ogni luogo la qualità si paga: anche in Cina ciò che costa poco, vale poco.

LA PERLA SULL’ACQUA
Oltre sei chilometri della sua superficie sono coperti dall’enorme Lago dell’Ovest (Xi Hu in cinese), che, secondo la leggenda, sarebbe stato generato dalla caduta di una perla della Via Lattea. Hangzhou, a un paio di ore di treno da Suzhou, è un’altra delle mete da non perdere. Minore rispetto alle metropoli, ma anche più vera. Questa città è famosa per il tè, soprattutto per il tè bianco, prodotto in quantità ridotte e lavorato a mano, perciò abbastanza costoso, e quello blu, che ha effetti positivi sulla pressione: si tratta di un tipo di tè intermedio tra il nero e il verde, povero di teina e con foglie attorcigliate che hanno subito una breve ossidazione. Dopo un giro sullo specchio lacustre in barca, o uno spuntino su un barcone-ristorante, si può andare in una delle fattorie dove ancora si svolge il rito del tè e assistere a questa cerimonia cadenzata che conduce indietro nel tempo di alcuni secoli. Vale la pena visitare le pagode, gli stupa, le torri in cui vengono seppelliti i monadi buddhisti e i templi: la millenaria Leifeng Pagoda, il ponte delle nove curve, il centralissimo tempio Yuewang e, anche se un po’ fuori mano, il tempio Lingyin, un complesso molto ampio e ben conservato noto per il suo viale che conserva decine di sculture di Buddha di differenti epoche.

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