Pasqua in Armenia

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Il Sabato Santo le chiese di Yerevan si riempiono di fedeli per il Vespro. La cattedrale di Echmiatsin è la più antica del mondo, qui nel 303 fu fondata la prima Chiesa nazionale cristiana. L’Apostolica Armena, detta Gregoriana in onore del suo fondatore San Gregorio l’Illuminatore (240-332), una chiesa indipendente con riti cantati, croci scolpite nella pietra e occasionali sacrifici d’animali. Ma che celebra la Pasqua lo stesso giorno di quella cattolica.

Il Sabato Santo le chiese di Yerevan si riempiono di fedeli per il Vespro. La cattedrale di Echmiatsin è la più antica del mondo, qui nel 303 fu fondata la prima Chiesa nazionale cristiana. L’Apostolica Armena, detta Gregoriana in onore del suo fondatore San Gregorio l’Illuminatore (240-332), una chiesa indipendente con riti cantati, croci scolpite nella pietra e occasionali sacrifici d’animali. Ma che celebra la Pasqua lo stesso giorno di quella cattolica.

Perché l’Armenia è un’isola di cultura europea tra Caucaso e Medio Oriente. Povera ma dignitosa con una forte identità (con 3 milioni di abitanti ha lingua e alfabeto propri), il Paese rinasce dalla crisi seguita alla fine dell’Urss, anche grazie agli investimenti dei 7 milioni di armeni sparsi tra Europa e Stati Uniti. L’Armenia, che nell’antichità andava dal Caspio al Mediterraneo su un territorio undici volte maggiore dell’attuale, venne annessa dagli Ottomani nel 1502. Una storia drammatica, come si scopre al Museo del Genocidio, eretto a Yerevan nel 1967 per non dimenticare il primo olocausto del Novecento.

Nel 1909 i turchi risposero al desiderio d’indipendenza uccidendo 30.000 armeni e, all’entrata in guerra della Turchia nel 1915, massacrarono un milione di uomini e portarono a morire nel deserto siriano mezzo milione di donne e bambini. Nasi importanti su volti familiari, gli armeni erano mercanti: sulla Via della Seta, trafficavano tra Venezia e Madras, tra Baltico e Africa orientale. Fabbricano ancora preziosi tappeti: li s’acquista nei negozi di Abovyan, la via di Yerevan dove le ragazze passeggiano tra boutique e bistrot che servono il brandy locale. E invece un tuffo in Oriente lo Shuka, il mercato con banchi di miele, spezie e frutta secca. Più austera piazza della Repubblica, ellittica e circondata da monumentali edifici in tufo e basalto rosa che mescolano gli stili armeno e Soviet Empire, il neoclassico staliniano. Uno dei palazzi ospita la Galleria Nazionale d’Arte: molte tele esposte raffigurano Venezia, patria d’una storica comunità armena.

Da non mancare il Matenadaran, il Museo dei Manoscritti con 17.500 opere autografe tra cui i primi Vangeli illustrati del V secolo. A Garni, vicino a Yerevan, c’è un tempio ellenistico del I secolo d.C. Gli armeni condividono molti caratteri con i greci, loro vicini e principali interlocutori nell’antichità. Non è un caso che Atene sia stata la prima capitale a riconoscere l’Armenia indipendente nel 1991. Il capolavoro sono però il centinaio di chiese romaniche in tufo. Viaggiando tra monti, laghi e altopiani del Caucaso si scoprono i monasteri in pietra di San Geghard, Noravank, Haghartsin e Khor Virap. Quest’ultimo, legato alle vicende di San Gregorio, è ciò che rimane di Artashad, capitale armena fino al II secolo d.C. Il campanile di Khor Virap si staglia contro i 5165 metri del monte Ararat: simbolo dell’Armenia ma in Turchia. Secondo la Bibbia, sulla sua vetta s’incagliò l’arca di Noè e ai suoi piedi sorgeva il Giardino dell’Eden.

Fonte: www.lastampa.it

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