Parapendio sull’ Ager

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"Ieri a Mont d’Ares ho volato con le aquile". Pedro Uribe racconta le sue storie di volo quasi con noncuranza. Come se ad Ager (Spagna) volare con i rapaci sia la cosa più normale di questo mondo. La frase del peruviano è tradotta quasi in contemporanea in almeno 10 lingue diverse, compresi i vari dialetti e idiomi di ciascuna nazionalità (per parapendisti e deltaplanisti Babilonia non è mai esistita).

"Ieri a Mont d’Ares ho volato con le aquile". Pedro Uribe racconta le sue storie di volo quasi con noncuranza. Come se ad Ager (Spagna) volare con i rapaci sia la cosa più normale di questo mondo. La frase del peruviano è tradotta quasi in contemporanea in almeno 10 lingue diverse, compresi i vari dialetti e idiomi di ciascuna nazionalità (per parapendisti e deltaplanisti Babilonia non è mai esistita).

"A quel punto per inglesi, italiani, finlandesi, svedesi, spagnoli, e chissà chi altro, le parole non hanno più alcun significato, a tutti ormai interessa solo un incontro ravvicinato con il rapace più bello", commenta il parapendista Gian Paolo Martinez.

Le speranze – Di fronte ad una bistecca e a un buon bicchiere di vino tinto o alle bollicine di cerveza è semplice farsi trasportare dalle ali dell’entusiasmo e chiedersi se la natura selvaggia e aspra di una delle più belle valli della Catalogna, serbi per tutti il trattamento privilegiato già riservato al ragazzo peruviano che vive a Barcellona e che ha studiato arte a Firenze. La serata prima dell’involo non sembrava delle migliori. Quella fastidiosa brezza proveniente da occidente ha il solo merito di spargere in tutto il campeggio di Ager l’intenso e gradevole profumo delle querce e dei primi boccioli di rosa e di mandorlo, ma non fanno presagire un giornata di volo "alla grande": le previsioni meteo diffuse dalle tivù spagnole raccontano di una maledetta ondata di freddo, molto forte, proveniente da dove il sole si spegne. E con lui le speranze di un volo mitico: cose che capitano, commentano Mauro Abis e Giuseppe Uccheddu, due piloti sardi capitati lì solo dio sa come.

Mont d’Ares – Ma i sogni sono sempre gli ultimi a morire, soprattutto sotto una bella coltre di coperte di lana. Così il giorno successivo, una lunga teoria di auto, stressate da piloti e da attrezzatura, affrontano l’impervia salita che porta fino al decollo di Mont d’Ares, 1580 metri sopra il livello del mare. I meteorologi questa volta hanno fatto quasi l’en plein. E’ quel quasi che entusiasma tutti: il vento, come previsto, giunge allegro da occidente, ma non è violento. Inoltre, qualche bolla termica direziona la manichetta da sud. I bipostisti – quasi tutti professionisti – sono i primi a capire che è tempo di uscire dal nido. I single apprendono al subito, così in un batter d’occhio – ai volatori piacerebbe dire: in batter d’ali – la valle di Ager è infestata da uomini sospesi nel vuoto, con mille metri di dislivello da governare.

Le aquile – E le aquile? Arrivano anche loro. Ed è festa totale. Quella che nei sogni dei volatori è come una sorella, si fa vedere e si allinea alla termica che alcuni stanno sfruttando per benino per salire il più in alto possibile. Alla sera, il camping la Vall d’Àger, dov’è anche situato il campo di atterraggio ufficiale, è un via vai di piloti che prima fanno crocchio poi si sganciano per riunirsi di nuovo. Commentano: "Le hai viste le aquile?". Non attendono risposte e con il naso all’insù imprecano contro il destino che li ha voluti uomini e non rapaci.

Vila de Ager – In sostanza, la meteo si è dimostrata clemente. Non solo è possibile affidarsi alle ali della generosa brezza abbastanza agevolmente ma anche – grazie a qualche benevola termica – salire fino ad almeno 2000 metri di quota. In volo non c’è sempre la possibilità di ammirare la natura ma – nonostante la tensione insita nello sport e la necessità di controllare ogni reazione della vela – c ‘è sempre qualche attimo fuggente di "tranquillità". E allora ciò che si può ammirare è davvero notevole. Ad est il riverbero del lago di Tremp e le irte pareti di calcare utilizzate dagli arrampicatori di tutto il mondo. A ovest la pianura, a sud il piccolo, antico villaggio di Vila de Ager, a nord l’imponente catena innevata dei Pirenei. Sotto il decollo trekker sudano, i ciclisti affannano, gli allievi parapendisti come implumi pulcini tentano di imparare l’arte. "Un miracolo della natura che solo i piloti di delta e para possono ammirare da un pulpito privilegiato", commenterà subito dopo l’atterraggio Roberto Loru, presidente dell’associazione sportiva di volo libero "I Fenicotteri Rosa".

Per chi vuole visitare Ager – Il villaggio di Ager è situato nel centro della valle omonima, nella zona pre pirenaica a nord della regione del Noguera. Ager è limitata a nord dalla catena del Montsec, a sud della Sierra de Montcls e in direzione est – ovest dai fiumi Noguera Pallaresa e Noguera Ribagorzana. La cima più alta, situata nella vetta del Montsec, è il Sant Alís con 1678 sul livello del mare. "Da visitare il monumentale insieme di Sant Pere Ager, con la Chiesa della Collegiata e il castello. Ager emerse intorno a questa fortezza costruita da Arnau Mir de Tost nell’undicesimo secolo, in piena riconquista, sulle rovine di un antico castello romano", commenta il trekker Salvatore Mandis. Il chiostro della Collegiata, in cui ha vissuto una comunità di monaci, è del secoli XIV-XV. Dell’epoca romana è conservata porta della strada romana del I secolo II e un sarcofago che è conservato nella chiesa di San Vincenzo. Ottima la cucina, bistecche, pesce di lago e, soprattutto le lumache, si fanno accompagnare con molto garbo dagli ottimi vini e bianche e rossi prodotti nella regione.

Fonte: www.tiscali.it

 

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