Nuova Zelanda, capodanno fantasy

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È tra i vulcani del Tongariro National Park e le foreste pluviali della la penisola di Coromandel che il regista Andrew Adamson ha girato molte scene di «Cronache di Narnia, il principe Caspian», interpretato da Sergio Castellitto e Pierfrancesco Favino. L’isola del Nord della Nuova Zelanda – già usata come set per "Il Signore degli anelli"  torna a essere lo sfondo di un film fantasy. Perché è una terra con scenari vigorosi che si prestano alla favola.

È tra i vulcani del Tongariro National Park e le foreste pluviali della la penisola di Coromandel che il regista Andrew Adamson ha girato molte scene di «Cronache di Narnia, il principe Caspian», interpretato da Sergio Castellitto e Pierfrancesco Favino. L’isola del Nord della Nuova Zelanda – già usata come set per "Il Signore degli anelli"  torna a essere lo sfondo di un film fantasy. Perché è una terra con scenari vigorosi che si prestano alla favola.

E possono essere l’occasione per un capodanno agli antipodi diverso dal solito. L’isola è tagliata da una cintura di vulcani attivi lunga 200 chilometri, che si snoda dalla Bay of Plenty al Mount Egmont, ma ha il suo culmine tra i paesaggi lunari del Tongariro National Park. Creato nel 1887, fu il primo parco neozelandese e il terzo del mondo dopo l’americano Yellowstone e l’australiano Royal. Per la mitologia maori i crateri, le fonti termali, i geyser e le pozze sulfuree sparsi nell’isola furono create dalle divinità polinesiane per riscaldare gli antenati arrivati dalla Polinesia in questa terra temperata. Tongariro è un vasto parco alpino dominato da tre vulcani attivi, una destinazione ideale per il trekking grazie a una rete di sentieri che impegna gli escursionisti per dieci giorni.

Il Monte Tongariro, 1968 metri, si staglia netto all’orizzonte e muta colore durante il giorno: si raggiunge la sua cima con una lunga ma facile passeggiata per vedere una sorgente calda e i piccoli crateri allagati da laghi verdi e azzurri. Il Monte Ngauruhoe, 2291 metri, è un cono perfetto quanto insidioso, formatosi appena 2500 anni fa, erutta di frequente e la sua scalata è consigliata solo ad alpinisti esperti. Il più attivo è il Monte Ruapehu, 2796 metri, spesso avvolto da nuvole, ha una cima piatta coperta da un ghiacciaio che circonda il cratere. Proseguendo a nord di Tongariro – tra colline coperte di pascoli, laghi e foreste – si raggiunge Rotorua, il fulcro della cultura maori. Il Maori Arts & Crafts Institute (www.tepuia.com) illustra 4000 anni di cultura polinesiana, l’arte del tatuaggio e quella sacra della scultura.

E propone spettacoli di haka, la danza di guerra (quella portata in tutto il mondo dalla nazionale di rugby All Blacks), abbinata all’hangi, un banchetto di carni e verdure cotte in una buca scavata nel terreno secondo la tradizione maori. Rotorua è anche la maggiore stazione termale neozelandese, soprannominata Sulphur City per il suo mosaico di geyser, fanghi e sorgenti sulfuree. L’elegante Bath House è il suo simbolo: fu costruita nel 1908 in stile Tudor a struttura reticolare visiva, da molti anni è stata adibita a museo d’arte. Per le cure del corpo ci sono le Polynesian pools (www.polynesianspa.co.nz) con bagni in vasche minerali, fanghi e massaggi.

Da Rotorua si raggiunge rapidamente la penisola di Coromandel, dove sono ambientate molte scene del film. Il promontorio è percorso da una strada che corre per 55 chilometri tra foreste, rare fattorie, spiagge e calette. È una meta naturalistica che negli anni Settanta vide – con un fiorire di comuni hippy – il ritorno alla terra dei figli dei fiori degli antipodi. Oggi è frequentata da birdwatcher e da skipper che approdano nelle sue baie solitarie. Una full immersion naturale, non fosse che dalle colline del villaggio Coromandel si vedono le luci di Auckland, la maggiore metropoli neozelandese.

Fonte: www.lastampa.it

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