New York – Sexy Shop di classe

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Quando l’usciere in abito scuro apre la porta in legno nero, ad accoglierti sono un sottile profumo di lavanda e la canzone The man I love di Ella Fitzgerald. All’ingresso le foto di sinuosi corpi femminili firmate da Man Ray, Irving Penn, Richard Avedon e Nobuyoshi Araki, mentre le luci soffuse rivelano lentamente completi di biancheria e oggetti erotici raffinati. Siamo da Kiki de Montparnasse, dove l’eleganza e la perversione si incontrano nel primo negozio di New York che ha trasformato anche l’erotismo in una questione di classe.

Il posto giusto per mutandine e baby-doll, ma anche per trovare le maschere di pizzo e le palette di cuoio adatte ai giochi erotici spinti senza arrossire: gli oggetti più imbarazzanti sono esposti come gioielli accanto alla lingerie, cosicché si può facilmente fingere di ammirare un reggiseno in seta e sbirciare invece il prezzo di un vibratore in argento.

Quando l’usciere in abito scuro apre la porta in legno nero, ad accoglierti sono un sottile profumo di lavanda e la canzone The man I love di Ella Fitzgerald. All’ingresso le foto di sinuosi corpi femminili firmate da Man Ray, Irving Penn, Richard Avedon e Nobuyoshi Araki, mentre le luci soffuse rivelano lentamente completi di biancheria e oggetti erotici raffinati. Siamo da Kiki de Montparnasse, dove l’eleganza e la perversione si incontrano nel primo negozio di New York che ha trasformato anche l’erotismo in una questione di classe.

Il posto giusto per mutandine e baby-doll, ma anche per trovare le maschere di pizzo e le palette di cuoio adatte ai giochi erotici spinti senza arrossire: gli oggetti più imbarazzanti sono esposti come gioielli accanto alla lingerie, cosicché si può facilmente fingere di ammirare un reggiseno in seta e sbirciare invece il prezzo di un vibratore in argento.
I proprietari, Andrew Pollard e Jennifer Zuccarini, ci tengono a far sentire la clientela a proprio agio. E hanno infatti in programma di aprire altre filiali e di trasformare Kiki de Montparnasse in un punto d’incontro per chiunque desideri appagare ogni curiosità, anche quelle più voyeuristiche, come suggeriscono le numerose telecamere e macchine fotografiche in vendita.

Per pochi clienti speciali al secondo piano vengono organizzate cene a tema che evocano i salon francesi settecenteschi in cui le gran dame intrattenevano nobiltà, artisti e intellettuali. All’inaugurazione di questi eventi figuravano tra gli ospiti il fotografo Terry Richardson, l’artista Hope Atherton e l’albergatore fidanzato di Uma Thurman, André Balazs. Dei loro clienti famosi, però, i proprietari preferiscono non parlare, dicendo solo che sono molti e che, sì, è vero che il rocker Lenny Kravitz ha fatto qui acquisti per migliaia di dollari.
La boutique ha aperto solo qualche mese fa in una zona di New York, Soho, dove i corsetti e i vibratori erano già di casa grazie a negozi di lingerie come l’inglese Agent Provocateur e il sex shop Babeland. Ma Kiki, boudoir dell’erotismo che prende il nome dalla musa di Man Ray e della sua cerchia dadaista di Parigi, porta il sesso a un altro livello.

Vi si citano madame de Pompadour e Monica Vitti come ispirazione per gli interni, e la libreria raccoglie volumi di maestri dell’erotismo come Pierre Louÿs e il marchese de Sade. Qui erotismo e arte vanno a braccetto come la seta della sua biancheria e il platino degli strumenti di piacere in esposizione.
È così infatti che vengono ribattezzati i sex toy, e la parola dildo diventa «diletto», forse per fare rima con stiletto e così distanziarsi dagli altri sex shop, dove si vendono stimolatori clitoridei portachiave per meno di 10 dollari accanto a cassette pornografiche dai titoli tipo House of ass.

«A volte i giocattoli più semplici sono i migliori» ribatte Carolyn Riccardi di Babeland, un negozio concorrente. Eppure, da Kiki sembrano credere il contrario: un frustino costa 175 dollari e un paio di manette 150. Per non parlare del vibratore in vetro vulcanico scolpito a mano da 1.750 dollari e dei gioielli erotici della designer Betony Vernon, un’americana che da anni vive in Italia e che da qui sta per portare il suo atelier a Parigi. «In Italia è ancora troppo difficile fare quello che facciamo noi» spiega delusa la sua assistente Alessandra Mosso mentre si prepara al trasloco.

A Parigi e Londra l’arte dell’eros ha il campo già spianato da nomi come Coco de Mer e Myla a Londra (per loro il designer Tom Dixon ha creato il vibratore Bone) e Yoba a Parigi, ma si sta solo ora allargando anche agli Stati Uniti. A differenza di quello che si può pensare, fino a poco tempo fa a New York le boutique di lingerie erano pochissime.
«Per anni mi sono chiesta dove le donne comprassero la loro biancheria da queste parti» racconta la britannica Catriona MacKechnie, proprietaria di una boutique di intimo che porta il suo nome. «Mancava totalmente una cultura dell’intimo come quella europea». Sebbene ancora molte delle sue clienti, e dei suoi clienti («A volte i più esigenti»), siano europei, col tempo è aumentato notevolmente il numero delle donne americane che hanno abbracciato la visione di sensualità e seduzione che Catriona vuole comunicare.

Ma la combinazione di abbigliamento intimo e oggetti erotici è quella che sembra avere più successo. Su questo le americane sono decisamente meno riservate. Sono anni, infatti, che negli Usa molte donne possiedono un vibratore personale, e lo dichiarano senza vergogna.
La differenza è che anche nel sesso a New York le donne ora hanno imparato a fare attenzione alle sfumature. Come quelle delle luci dei camerini di Kiki de Montparnasse, che possono essere cambiate su tre modalità: prima, durante e dopo.

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